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Il dibattito. Terrorismo, guerra «giusta» e pace: il dibattito

giovedì 21 agosto 2014
“Dove c’è un’aggressione ingiusta è lecito fermare l’aggressore ingiusto. Sottolineo il verbo: fermare. Non dico bombardare, fare la guerra, ma fermarlo. I mezzi con i quali si possono fermare, dovranno essere valutati. Fermare l’aggressore ingiusto è lecito. Ma dobbiamo anche avere memoria! Quante volte, con questa scusa di fermare l’aggressore ingiusto, le potenze si sono impadronite dei popoli e hanno fatto una vera guerra di conquista! Una sola nazione non può giudicare come si ferma un aggressore ingiusto. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, è stata l’idea delle Nazioni Unite: là si deve discutere, dire: "E’ un aggressore ingiusto? Sembra di sì. Come lo fermiamo?". Sono le parole con le quali Papa Francesco, rispondendo a una domanda durante la conferenza stampa sul volo di ritorno dal viaggio in Corea del Sud, ha affrontato la questione dell’intervento necessario - e delle modalità con le quali deve attuarsi - per fermare le aggressioni dei fondamentalisti dell’Isis ai danni dei cristiani e delle altre minoranze religiose in Iraq e Siria. Bergoglio, guardando ai molti conflitti che infiammano vaste aree del pianeta, ha anche proposto l’immagine di una “Terza Guerra Mondiale, ma combattuta a pezzi” e, considerate le implicazioni religiose degli eventi drammatici, ha cercato con chiarezza di togliere ogni alibi ai fautori dello scontro di civiltà. Un intervento deciso, che è stato analizzato e commentato da più parti nelle sue molte implicazioni. Il tema della “guerra giusta” o della costruzione di una “pace giusta”, alla luce della Dottrina cattolica e del Magistero, merita anche per questo un supplemento di riflessione e di analisi. Di seguito i contributi proposti da Avvenire.