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Turchia e Siria. Sisma, oltre 11.200 morti. Bambini salvi dopo più di 50 ore

Redazione Internet mercoledì 8 febbraio 2023

Un uomo si scalda in strada ad Aleppo, 8 febbraio. In Siria gli sfollati sono 300mila

Cresce di ora in ora il tragico bilancio di vite umane del terremoto che lunedì, prima dell'alba, ha colpito la zona di confine fra Turchia e Siria. Stamani i dati ufficiali parlano di oltre 11.200 morti accertati: in Turchia sono stati estratti dalle macerie 8.574 corpi e in Siria sono stati contati almeno 2.662 morti, secondo le autorità e i medici. Numeri destinati a salire in entrambi i Paesi, a fronte di 40.910 feriti nella sola Turchia (oltre 2mila in Siria), e delle migliaia di condomini crollati e, soprattutto in Siria, della carenza di macchinari e strumenti necessari a venire in soccorso di chi ancora si trova sotto le macerie, con strade interrotte dai danni causati dalle scosse e temperature molto basse. In Siria sono 300mila gli sfollati solo nei territori sotto il controllo del governo.

"Il mio pensiero va in questo momento alle popolazioni della Turchia e della Siria duramente colpite dal terremoto che ha causato migliaia di morti e feriti" ha detto stamani il Papa al termine dell'udienza generale. "Con commozione prego per loro ed esprimo la mia vicinanza a questi popoli, ai familiari delle vittime e a tutti coloro che soffrono per questa devastante calamità - ha aggiunto -. Ringrazio quanti si stanno impegnando per portare soccorso e incoraggio tutti alla solidarietà con quei territori in parte già martoriati da una lunga guerra".

La speranza: bimbi estratti vivi dopo 40-50 ore

Continua l'attività di soccorso e ricerca dei sopravvissuti ed emergono anche sprazzi di speranza. Una bambina di 18 mesi è stata estratta viva dalle macerie dopo più di 56 ore dal sisma nella provincia di Kahramanmaras, nel sud della Turchia: era stata allattata dalla madre incinta, anche lei in buone condizioni. Una donna di cui si conosce solo il nome, Zeliha, è stata estratta viva da sotto le macerie dopo 53 ore nella città di Kahramanmaras. Un'ora prima, ad Hatay, è stato estratto vivo e apparentemente in buone condizioni un bambino di 8 anni, Yigiy Cakmak: è stato portato direttamente tra le braccia della madre.

Il piccolo Yigit Cakmak, 8 anni, è stato estratto vivo dalle macerie ad Hatay dopo quasi 52 ore. Appare in buone condizioni - Ansa

Otto ore prima ad Antalya, sempre nella provincia dell'Hatay, un bambino di due anni, Muhammed, è stato trovato vivo dopo 44 ore trascorse sotto le macerie e salvato. Il piccolo ha ricevuto dell'acqua dalle mani dei soccorritori che lo hanno estratto dalle macerie dell'edificio in cui viveva. Sempre nell'Hatay una giovane insegnante è stata estratta alle prime luci dell'alba dopo 49 ore trascorse sotto le macerie. Ed è in salvo anche un neonato di appena 20 giorni, Kerem Agirtas.

Ha appena 20 giorni Kerem Agirtas, un maschietto, estratto vivo dalle macerie oggi ad Hatay - Reuters

Nel Paese operano, assieme alle squadre di emergenza turche, i team inviati in soccorso da 35 Paesi, secondo quanto annunciato ieri dal ministro degli Esteri Mevlüt Çavusoglu.

Anche dalla Siria arriva qualche storia positiva. Una bambina di circa 8 anni è stata salvata dopo essere rimasta intrappolata sotto le macerie per 40 ore a Salqin. Quando i soccorritori, nella notte, l'hanno tirata fuori aveva gli occhi sbarrati per lo choc ma appariva in buone condizioni fisiche.

Sempre in Siria, emozione e applausi quando un'intera famiglia è stata estratta viva dalle macerie nel villaggio di Bisnia. Un uomo, il figlio e la figlia sono stati tirati fuori dai detriti dove erano rimasti intrappolati per due giorni. Le foto mostrano la gioia degli operatori della protezione civile, che tengono in braccio il bambino salvato con la sua felpa rossa.

Esultanza per il salvataggio di un bimbo da sotto le macerie, a Bisnia in Siria. Con lui tratti in salvo anche il padre e la sorella - Reuters / Caschi Bianchi (fermo immagine da video)

Il vicario apostolico dell'Anatolia: c'è stato sciacallaggio per fame

"Ci sono stati episodi di sciacallaggio, la gente che aveva bisogni di cibo e acqua ha rotto le vetrine di alcuni supermercati per appropriarsene" denuncia padre Antuan Ilgit, gesuita, vicario generale del Vicariato apostolico dell'Anatolia. Il sacerdote, ai media vaticani, spiega che nonostante la cattedrale cattolica in Anatolia sia stata completamente distrutta dal sisma, la Chiesa del luogo continua ad accogliere tra le macerie.

Padre Ilgit racconta ai media vaticani: "La nostra cattedrale cattolica è completamente crollata, ma un centinaio di persone di tutte le fedi si sono comunque rifugiate da noi perché abbiamo un cortile grande, dove prestiamo assistenza a tutti". "Fino a ieri ci mancava anche l'acqua potabile, poi ieri sera sono iniziati ad arrivare gli aiuti che stiamo condividendo con tutta la popolazione senza fare distinzione. Stiamo distribuendo cibi caldi".

"Le prime squadre di soccorso sono arrivate solamente ieri pomeriggio ma ancora si estraggono persone vive. Purtroppo abbiamo saputo che alcune di esse hanno subito amputazioni, anche perché inizialmente sono state tirate fuori da semplici cittadini che cercavano di scavare con tutte le forze che avevano. In questa cornice ci sono stati anche episodi di sciacallaggio. Da oggi però la situazione è più tranquilla, gli aiuti stanno arrivando da tutta la Turchia".

"In questi primi giorni dopo il terremoto - fa sapere ancora - la gente ha bisogno di viveri, acqua potabile e coperte e noi abbiamo la Caritas dell'Anatolia che sta ricevendo degli aiuti che ridistribuisce immediatamente, in modo equo e cercando di arrivare anche in luoghi più remoti che non sono raggiunti da nessun altro".

Disperso in Turchia l'italiano Angelo Zen

"Continuiamo a cercare il nostro connazionale che ancora non riusciamo a contattare, la nostra unità di crisi è al lavoro, siamo in contatto con la protezione civile turca" ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, stamani ad Agorà su Rai3. "Angelo Zen avrebbe dovuto incontrare un socio turco la mattina dopo il terremoto, ma la notte c'è stato il sisma, quindi non si sono visti. Non ci sono collegamenti telefonici, purtroppo è tutto molto complicato dalla vastità dell'area colpita, non è facile raggiungere le persone, si sta vivendo un momento drammatico. Stiamo lavorando anche con il ministero della Difesa per inviare nelle zone terremotate materiale utile. C'è grande solidarietà degli italiani. Per quanto riguarda la Siria, il materiale per gli aiuti sarà mandato attraverso Beirut, ma siamo al lavoro per farlo anche se è più difficile".

Erdogan ammette i ritardi nei soccorsi. Twitter non funziona

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan fa mea culpa sulla macchina dei soccorsi, dopo le critiche sui social per la lentezza nell'arrivo dei soccorsi. Intanto però Twitter ha smesso di funzionare. Il social è stato usato nei giorni scorsi anche da persone rimaste sotto le macerie per segnalare la propria posizione sotto le macerie. il principale osservatorio della Rete, NetBlocks, ricorda che "la Turchia ha una lunga storia di restrizioni dei social media durante le emergenze nazionali e incidenti legati alla sicurezza nazionale".

"Inizialmente ci sono stati problemi negli aeroporti e sulle strade - ha ammesso Erdogan -, ma oggi le cose stanno diventando più facili e domani sarà ancora più facile. Abbiamo mobilitato tutte le nostre risorse - ha aggiunto mentre è in visita nei luoghi colpiti dal sisma -. Lo Stato sta facendo il suo lavoro".

Erdogan, che ieri ha proclamato uno stato di emergenza di tre mesi in 10 tra le province più colpite, ha visitato il distretto di Pazarcik, epicentro della scossa di magnitudo 7.7 del 6 febbraio, e il quartier generale del coordinamento dei soccorsi a Kahramanmaras. Ha promesso che nelle tende arriverà il riscaldamento, che gli alberghi della costa accoglieranno tutti gli sfollati e che i danni saranno risarciti in denaro. Entro un anno, ha assicurato, sarà tutto ricostruito. "Vi chiedo espressamente di non dare un'opportunità ai provocatori" ha detto il presidente. "Voglio che i miei amici della stampa non consentano opportunità. Oggi è un momento di unità e solidarietà. Abbiamo mobilitato tutte le nostre risorse. Daremo il nostro sostegno alle famiglie".

Erdogan è andato anche nella provincia dell'Hatay, fortemente colpita.

La tendopoli allestita nello stadio di Kahramanmaras, in Turchia - Ansa

La rabbia dei sopravvissuti: i nostri cari lasciati a morire

Spesso la disperazione dei sopravvissuti che cercano i loro cari intrappolati sotto le macerie si mescola alla rabbia per la scarsa efficienza dei soccorsi. "Ci hanno lasciato morire", è il grido di una donna ad Antiochia, in Turchia, tra le rovine di un condominio dove la gente scava a mani nude. E un'altra, Cagla Ezer, ha detto singhiozzando di aver sentito suo fratello implorare il suo nome dalle rovine del condominio dove abitava. "C'erano 25 persone solo in quell'edificio", ha spiegato. "Ho provato a chiamare l'Afad", il gruppo di coordinamento per le emergenze della Turchia, "ma non è venuto nessuno". Una voce tra le tante.

"Dov'è lo Stato? Dov'è? Sono passati due giorni e non abbiamo visto nessuno, i bambini stanno gelando di freddo", si sfoga Ali Sagiroglu a Kahramanmaras, nel sud del paese. "Non posso tirare fuori mio fratello dalle rovine. Non posso riavere mio nipote. Guardati intorno. Non c'è nessun funzionario statale qui, per l'amor di Dio", ripete.

Poco lontano a Gaziantep i negozi sono chiusi e non c'è riscaldamento perché i tubi del gas sono stati tagliati per evitare esplosioni. Trovare benzina è difficile. Circa 100 persone avvolte in coperte hanno dormito nella lounge di un terminal aeroportuale. "Abbiamo visto gli edifici crollare, quindi sappiamo che siamo fortunati ad essere vivi", dice Zahide Sutcu, che è andata all'aeroporto con i suoi due bambini piccoli. "Ma ora le nostre vite hanno così tanta incertezza. Come mi prenderò cura di questi bambini?", si dispera.

Sui social si moltiplicano appelli e critiche ai ritardi dei soccorsi. "Nessuna squadra di soccorritori e nessun funzionario è venuto nel nostro villaggio di Pazarcik", ha scritto su Twitter un abitante del villaggio all'epicentro del sisma, riferisce la Bbc. In Turchia è ormai trending topic l'hashtag #HatayYardimBekliyor (Hatay aspetta aiuto), con molti utenti che accusano le autorità di aver dimenticato questa provincia al confine con la Siria. È diventato virale il video di un uomo di Gaziantep che, in attesa che suo padre venga salvato da sotto le macerie, piange chiedendo a un deputato del partito al potere: "Perché lo Stato non ci aiuta?".

Ieri la polizia ha arrestato quattro persone accusate di essere "provocatori che miravano a creare paura e panico" per alcuni post sui social, che si stanno riempiendo di proteste per i ritardi nei soccorsi.

In Siria il governo ostacola i soccorsi per le zone ribelli

La situazione in Siria è persino peggiore. L'opposizione al regime di Bashar al Assad denuncia che "centinaia di famiglie" sono intrappolate sotto le case crollate e i soccorsi internazionali incontrano, se non l'ostilità, una sorta di chiusura di Damasco che, conferma il portavoce della Commissione Ue, Eric Mamer, non ha inviato l'indispensabile autorizzazione.

Ha riaperto nelle ultime ore il valico di frontiera di Bab al Hawa-Cilvegozu, tra Siria e Turchia, e dal lato siriano del confine si dicono pronti a ricevere i tanto attesi aiuti umanitari internazionali diretti alle zone siriane devastate dal sisma e fuori dal controllo del governo centrale di Damasco. Parlando con l'Ansa, il direttore del lato siriano del valico di Bab al Hawa, Mazen Allush, ha affermato che il punto di passaggio frontaliero è pronto a ricevere gli aiuti, "ma finora nessun convoglio è arrivato". Bab al Hawa è l'unico valico dove, secondo l'Onu, possono passare gli aiuti dalla Turchia alla Siria.