Mondo

Terremoto. Turchia e Siria, si scava per salvare i sopravvissuti. La preghiera del Papa

Redazione Internet martedì 7 febbraio 2023

Mesut Hancer tiene la mano di sua figlia Irmak, 15 anni, rimasta sotto le macerie a Kahramanmaras in Turchia. La ragazza è deceduta

"Sono vicino con tutto il cuore alle persone colpite dal terremoto in #Turchia e #Siria. Continuo a pregare per quanti hanno perso la vita, per i feriti, i familiari, i soccorritori. L'aiuto concreto di tutti noi li possa sostenere in questa immane tragedia" ha twittato papa Francesco.

All'indomani del potente terremoto che ha colpito una vasta zona di confine fra la Turchia e la Siria, è salito a 5.261 il numero delle vittime accertate (3.549 in Turchia e 1.712 in Siria). E il tragico bilancio si aggrava di ora in ora.

L'agenzia per le emergenze e disastri turca Afad rende noto che i feriti sono 22.168, gli edifici distrutti 5.775. Manca una stima dei dispersi. Nelle dieci province del sud-est colpite, più di 8mila persone sono state tratte in salvo. E commuovono le storie delle vittime, man mano che vengono rese note: una donna e tre figli sono stati estratti dalle macerie a Gaziantep dopo 28 ore. A Hatay dopo 33 ore sono state estratte vive una madre e le sue due figlie: mentre venivano trasportate in ospedale, il cuore di una delle due ragazze ha cessato di battere, ma è stata rianimata. Una donna ha partorito sotto le macerie: la neonata si è salvata, lei è morta.

Muhammet Ruzgar, 5 anni, estratta oggi dalle macerie ad Hatay in Turchia - Reuters

Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha informato che sono arrivate offerte di aiuto da 70 Paesi. Nei soccorsi sono impegnati 5.000 lavoratori del settore sanitario e sono state allestite 54mila tende con 102mila posti letto.

Per l'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) i morti potrebbero essere 20mila. "I numeri non ci parlano della situazione di pericolo che ora affrontano molte famiglie, avendo perso tutto, costrette a dormire fuori in pieno inverno", osserva il direttore generale dell'Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus. "Continue scosse di assestamento, rigide condizioni invernali, danni a strade, alimentatori, comunicazioni e altre infrastrutture continuano a ostacolare l'accesso e altri sforzi di ricerca e soccorso". "Siamo particolarmente preoccupati per le aree di cui non disponiamo ancora di informazioni. La mappatura dei danni è in corso, per capire dove dobbiamo focalizzare la nostra attenzione".

"Le mappe generali dell'evento mostrano che potenzialmente 23 milioni di persone sono esposte, tra cui circa cinque milioni di persone vulnerabili", dichiara Adelheid Marschang, responsabile delle emergenze dell'Oms, al comitato esecutivo dell'agenzia sanitaria delle Nazioni Unite.

«Inviano la posizione da sotto le macerie, non possiamo fare nulla»

Un giornalista turco, Ibrahim Haskologlu, ha raccontato a Bbc News Channel che le persone stanno inviando a lui e ad altri giornalisti video, note vocali e le loro posizioni in diretta da sotto le macerie. "Ci dicono dove sono e non possiamo fare nulla", dice Haskologlu, originario di Malatya, un'area pesantemente colpita.

Quel che resta dell'unità di Terapia intensiva dell'ospedale di Iskenderun - Reuters

L'italiano disperso è un vicentino

Si teme per la sorte di un italiano. "L'Unità di Crisi del ministero degli Esteri ha rintracciato tutti gli italiani che erano nella zona del sisma. Tranne uno. Si sta cercando ancora un nostro connazionale, in Turchia per ragioni di lavoro. La Farnesina, fino ad ora, non è riuscita ad entrare in contatto con lui" scrive su Twitter il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. "Si tratta di Angelo Zen, della provincia di Vicenza, siamo in contatto costante con la famiglia" ha aggiunto Tajani al Tg3.

Arresti in Turchia dopo le critiche social sui soccorsi

Dalla provincia di Hatay arriva sui social la denuncia che i soccorsi non sono stati tempestivi. Un testimone riferisce che "non ci sono squadre di soccorso della gestione turca dei disastri e delle emergenze a Hatay. Le persone stanno cercando di estrarre i propri cari intrappolati sotto le macerie. Fa freddo, piove, manca l'elettricità". Per i post "provocatori che miravano a creare paura e panico" la polizia ha arrestato quattro persone, mentre è in corso un'indagine più ampia sugli account dei social media. Negli ultimi anni le autorità turche hanno dato un giro di vite ai post sui social media, soprattutto a quelli considerati di supporto al "terrore" e questo ha portato ad accuse di limitazione della libertà di espressione.

Condomini rasi al suolo a Hatay in Turchia. La foto è stata scattata da un drone - Reuters

Il servizio in lingua turca della Bbc riporta le dichiarazioni del sindaco della municipalità metropolitana di Hatay, Lütfü Savaş, secondo il quale le operazioni di ricerca e soccorso sono iniziate in ritardo. "Con il sostegno dei sindaci di Ankara, Istanbul e Smirne, ora possiamo fornire cibo, tende e acqua potabile. La maggior parte degli edifici pubblici, il nostro edificio, i vigili del fuoco, l'edificio della protezione civile locale, tre ospedali sono stati gravemente danneggiati, le nostre perdite sono molto elevate. L'aeroporto è inagibile. Siamo concentrati su ciò che possiamo recuperare rapidamente con le attrezzature per l'edilizia, ma sono necessari professionisti esperti. C'è un serio problema di comunicazione nel centro della città e in alcune parti di Hatay". Savaş ha detto che ci sono quasi 2.000 edifici distrutti a Hatay: "È stato un terremoto molto forte, ma avremmo potuto sopravvivere con meno danni".

Maxi incendio nel porto di Iskenderun

A Iskenderun (Alessandretta) un grande incendio è divampato nel porto: secondo i media locali, potrebbe avere avuto origine dalla caduta di alcuni container in seguito al sisma. L'incendio è andato avanti tutta la notte e, ancora questa mattina, una colonna di fumo alta decine di metri si innalza dai container. Sconosciute le cause, ma il sisma di magnitudo 7.7 ieri ha provocato la caduta e l'apertura di decine di container ammassati dai quali esce un denso fumo nero. Una nave della guardia costiera partecipa agli sforzi per domare le fiamme.

Il porto è stato chiuso, le navi in arrivo vengono inviate in altri porti della Turchia.

Container in fiamme al porto di Iskenderun - Reuters

In Siria mancano anche le attrezzature per scavare

In Siria sono almeno 1.712 i morti nelle regioni di Hama, Idlib, Aleppo e Latakia, nei territori sotto il controllo governativo (812 vittime) e in quelli controllati dai ribelli (circa 900 morti).

Il flusso di aiuti delle Nazioni Unite dalla Turchia al nord-ovest della Siria si è temporaneamente interrotto a causa dei danni alle strade e da altri problemi logistici, ha riferito un portavoce dell'Onu.

I soccorritori lavorano in condizioni meteorologiche difficilissime e senza le attrezzature necessarie a individuare e soccorrere i sopravvissuti tra le macerie. Un volontario che partecipa alle operazioni dei Caschi Bianchi (i volontari civili siriani) riferisce che nella notte a Idlib le ricerche sono andate avanti "molto lentamente" perché una tempesta si è abbattuta sulla zona e per la mancanza di macchinari pesanti. "Centinaia sono ancora intrappolati sotto le macerie. Ogni secondo potrebbe significare salvare una vita. Facciamo appello a tutte le organizzazioni umanitarie e agli organismi internazionali affinché forniscano supporto materiale e assistenza alle organizzazioni che rispondono a questo disastro", si legge in un tweet dei Caschi Bianchi.

Parole confermate da Rami Abdel Rahman, capo dell'Osservatorio siriano per i diritti umani, secondo il quale i soccorritori, sia nelle aree controllate dal governo sia in quelle sotto controllo dell'opposizione, non dispongono delle giuste attrezzature per rimuovere i detriti.

Il sorriso di un bambino nella tenda comune per i terremotati a Maarat Misrin, in Siria, nella parte settentrionale controllata dai ribelli della provincia di Idlib - Ansa / Afp

L'Unesco: danni preoccupanti al patrimonio culturale

La storica fortezza romana di Gaziantep, in Turchia, e la cittadella di Aleppo, in Siria, entrambe patrimonio mondiale dell'Unesco, sono state pesantemente danneggiate. L'Unesco ha effettuato una prima valutazione dei danni al patrimonio. "In Siria, siamo particolarmente preoccupati per la condizione dell'antica città di Aleppo, che è nella lista del Patrimonio mondiale in pericolo", riferisce un portavoce dell'agenzia Onu, spiegando la torre occidentale nella parte vecchia di Aleppo è crollata e diversi edifici sono stati danneggiati.

Il sismologo: il suolo è slittato in orizzontale fino a 10 metri

Ha provocato uno spostamento del suolo fino a 10 metri, la nuova faglia che si è attivata ieri al confine fra Turchia e Siria. Lo ha detto all'Ansa il sismologo Alessandro Amato, dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). "E' avvenuto un movimento di tipo trascorrente", ossia il suolo è slittato orizzontalmente lungo i due lembi della faglia, "con un orientamento verso sinistra, in direzione dell'Egeo", ha spiegato Amato. "Su alcune parti della faglia è stato calcolato uno spostamento della faglia fino a 10 metri".