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Chi è Assange. Spia o moderno giustiziere tra soffiate, dispacci e veleni

Elena Molinari, New York venerdì 12 aprile 2019

La scena dell’arresto di un Julian Assange ingrigito, barbuto e fragile ieri a Londra apre un capitolo giudiziario di una lunga saga che ha già messo in imbarazzo decine di Paesi e sollevato questioni morali difficili sul ruolo giocato dal 47enne australiano e del sito da lui fondato in alcune delle vicende mondiali più delicate degli ultimi dieci anni. Assange compare infatti sul radar delle autorità americane almeno nel 2009, anno in cui la sua creatura Internet, WikiLeaks, pubblica una serie di dispacci diplomatici ottenuti illecitamente che rivelano le strategie segrete della diplomazia americana a partire dall’11 settembre 2001. È così che l’organizzazione, fondata tre anni prima, si fa conoscere al grande pubblico, al quale si presenta come strumento per diffondere anonimamente documenti compromettenti in nome della trasparenza negata dai governi delle principali potenze globali.

A fare ancora più scalpore saranno infatti le rivelazioni relative alle guerre in Iraq e Afghanistan, compresi video che mostrano l’uccisione di civili da parte di militari Usa e documenti che descrivono il trattamento inumano dei detenuti di Guantanamo. In tutto, oltre 250.000 file riservati inviati ad Assange dal militare americano Bradley Manning (oggi Chelsea Manning), condannato nell’agosto 2013 a 35 anni di carcere da una corte marziale. È da quando cinque importanti media internazionali ( New York Times, Guardian, Der Spiegel, The World, El Pais) aiutarono Assange a dare diffusione mondiale alle informazioni ottenute da Manning che l’australiano divenne il nemico pubblico numero uno negli Stati Uniti. Ed è da quel momento che l’opinione pubblica comincia dividersi sulla figura Assange. Eroe o spia? Moderno giustiziere o spregiudicata pedina in un pericolo gioco politico? Nei suoi primi anni, infatti, WikiLeaks si era data la missione di prendere di mira regimi repressivi in Asia, nell’ex blocco sovietico, nell’Africa sub-sahariana e nel Medio Oriente.

Ma quasi fin dalla sua nascita la maggior parte delle rivelazioni sono state fatte a danno degli Stati Uniti e, fanno notare molti osservatori, spesso a beneficio della Russia. Assange è infatti anche sospettato di aver attivamente contribuito alla raccolta di email interne al partito democratico negli Stati Uniti, pubblicato da WikiLeaks nell’estate del 2016. A più riprese il sito, che ha anche rivelato casi di spionaggio di alleati da parte di gli Stati Uniti, è stato accusato di aver messo in pericolo gli informatori di cui non ha mai esitato di rivelare l’identità, in nome della trasparenza. Non a caso, nel corso degli anni, diversi media hanno preso le distanze da Assange, che assicura però di lavorare in collaborazione con «oltre 110 organizzazioni di media» nel mondo. Ma il fondatore di Wikileaks mantiene anche la reputazione di genio perseguitato dal potere, del quale ha messo a nudo gli abusi e le menzogne. Un’immagine sottolineata dal film di Bill Condon “The Fifth Power” e dal documentario di Laura Poitras “Risk”. E la sua vicenda si intreccia in qualche modo con quella di un altro informatore, Edward Snowden, ex dipendente dell’intelligence americana che portò alla luce l’esistenza di programmi di sorveglianza di massa negli Usa.

L’esilio di sette anni Assange all’Ambasciata dell’Ecuador a Londra non è però iniziato a causa dei nemici che Assange si è fatto nelle cancellerie di tutto il mondo, bensì a un mandato di arresto emesso dalla Svezia nel 2012 in relazione a un’indagine per stupro. La denuncia è stata accantonata nel 2017, ma Assange, che nel frattempo ha ottenuto la cittadinanza ecuadoriana, è rimasto recluso, temendo che l’indagine sul suo conto in corso negli Stati Uniti potesse sfociare in un’incriminazione e in un’estradizione. Non a torto. Alla fine dello scorso anno, infatti, un documento giudiziario di un tribunale americano reso noto per errore confermò che l’australiano era stato incriminato dalla giustizia Usa. Un’accusa, sfociata nell’arresto di ieri, che si concentra sul presunto ruolo di Assange nell’aiutare Manning a scaricare dai database del Pentagono il materiale pubblicato nel 2010. È possibile, tuttavia, che Assange possa affrontare anche accuse relative alla campagna del 2016 e agli sforzi della Russia per interferire con i risultati delle presidenziali Usa. Secondo l’indagine appena conclusa dal procuratore speciale Robert Mueller, infatti, il materiale, pubblicato da Wiki-Leaks, fu rubato da hacker al servizio dell’intelligence russa.