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Stati Uniti. Biden non ferma la caduta. E il Senato vuole indagare sul ritiro

Loretta Bricchi Lee. New York giovedì 19 agosto 2021

È la crisi più grave da quando Joe Biden è entrato alla Casa Bianca: non ha potuto che proseguire con il ritiro dall’Afghanistan deciso dal predecessore repubblicano, ma si trova ora a dover fare i conti con le conseguenze e a subire gli insulti dell’ex capo della Casa Bianca, Donald Trump, che ha definito la situazione corrente «la più imbarazzante nella storia del Paese, come un agnello che va al macello» e ha evocato una crisi degli ostaggi come quella di Carter in Iran. Il disimpegno dopo 20 anni di guerra era sostenuto dal 70% degli americani, ma la vittoria dei taleban e la crisi degli ultimi giorni ha avuto ora un peso sostanziale sulla popolarità di Biden. Mentre solo venerdì scorso il 53% approvava l’operato del democratico, gli ultimi sondaggi hanno registrato per la prima volta un appoggio al di sotto del 50% – 49,3% in base alla media realizzata da FiveThirtyEight – e addirittura il 46% per Reuters/Ipsos , il livello cioè più basso dall’inizio del suo mandato.

E, a rendere ancora più difficile la situazione, membri del suo stesso partito democratico del Congresso pensano già di intraprendere un’indagine per capire, come sottolineato dal presidente della Commissione intelligence del Senato, Mark Warner, «perché gli Usa non erano preparati al collasso del governo di Kabul». Parole aspre anche dal democratico Bob Mendez a capo della Commissione Esteri che, nel dirsi «deluso», ha promesso di «chiederne conto» all’Amministrazione in quanto «è in gioco» la reputazione di Washington sullo scenario mondiale. Una situazione che ha spinto Biden a dover ribattere, dopo le accuse innescate dal quel suo «America first» di trumpiana memoria: «I diritti umani – ha twittato – devono essere al centro della nostra politica estera, non alla periferia. Ma il modo per farlo non è attraverso dispiegamenti militari senza fine».