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DAMASCO . L'Onu: in Siria 30 mila morti serve un «cessate il fuoco»

lunedì 15 ottobre 2012

Secondo le stime dell'Onu, il conflitto in Siria avrebbe provocato finora più di 30 mila morti. Lo ha detto il sottosegretario agli affari politici Jeffrey Feltman. "È una cifra per ora non verificabile dalle Nazioni Unite, per la situazione sul territorio", ha precisato.  Per Feltman il conflitto ha raggiunto "nuove vette di brutalità e violenza". "Città e villaggi, alcuni dei quali fanno parte del patrimonio dell'umanità, si stanno trasformando in rovine - ha aggiunto, durante una riunione del Consiglio di Sicurezza sul Medio Oriente - tesori archeologici sono stati saccheggiati e distrutti". Non solo. Per Feltman le ultime vicende mostrano come si stiano avverando anche le previsioni di una diffusione del conflitto ai Paesi vicini. "È evidente che questa crisi non può essere risolta militarmente, e se tale scenario si dovesse verificare porterebbe con sè un costo enorme - ha continuato - Molto difficilmente si arriverebbe ad una soluzione rispettosa delle aspettative dei siriani". "La nostra priorità per questo rimane una soluzione politica", ha detto.CESSATE IL FUOCOUn cessate il fuoco in Siria entro fine mese e più avanti l'invio di una forza di pace internazionale, una volta che si trovi l'accordo per aprire una fase di transizione: sono queste le direttrici lungo cui si muove l'inviato di Onu e Lega Araba, Lakhdar Brahimi, impegnato in un tour mediorientale. A Teheran l'ex ministro degli Esteri algerino ha chiesto l'aiuto dell'Iran, alleato di ferro di Bashar al-Assad, per promuovere un cessate il fuoco di quattro giorni durante l'Eid al-Adha, la Festa del Sacrificio, che avrà inizio il 25 ottobre. L'eventuale tregua renderebbe meno improbabile l'apertura di un "processo politico" tra le due parti contrapposte, e allora si porrebbero le premesse per un'ulteriore iniziativa: l'invio di un contingente internazionale di pace, sul modello dell'Unifil operante da anni in Libano.Sul fronte diplomatico da segnalare anche l'estensione delle sanzioni Ue contro Damasco, con 28 persone e due aziende legate al regime aggiunte alla lista nera. Il nuovo pacchetto di sanzioni europee prevede anche il divieto per le aziende europee di comprare armi siriane o offrire servizi per l'esportazione di armi, come trasporto o assicurazione. Le misure si sommano a tutta una serie di iniziative che puntano a "strangolare" il regime, dall'embargo all'acquisto di petrolio alle restrizioni negli scambi finanziari. Una decisione che,come ha annotato il ministro italiano Giulio Terzi, fa emergere le "differenze di valutazione" con la Russia, contraria alla linea dura.Intanto la Turchia ha imposto l'atterraggio a un secondo aereo straniero diretto in Siria nel giro di pochi giorni,così da controllarne il carico e verificare l'assenza a bordo di materiale militare destinato al regime. Si trattava di un velivolo civile armeno sul quale però, a differenza dell'Airbus siriano intercettato mercoledì scorso mentre era in volo da Mosca a Damasco, non è stato trovato nulla di illegale. L'aereo è così potuto ripartire rapidamente per Aleppo, sua destinazione finale. L'Armenia ha poi precisato che lo scalo intermedio, e lasuccessiva perquisizione, erano stati concordati, ma l'episodio conferma la determinazione di Ankara nell'impedire alle forze lealiste di ricevere armamenti da terzi.Le autorità di Ankara debbono fronteggiare anche un altro problema causato dal conflitto nel Paese vicino: il crescente flusso di profughi, che hanno ormai superato le 100mila unità, tetto a suo tempo indicato come limite massimo oltre il quale non sarebbe più stato possibile accoglierne altri.