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DAMASCO. Siria alla fame Gli ulema: mangiate gli animali “impuri”

Anna Maria Brogi martedì 15 ottobre 2013

Non c'è impurità peggiore della fame. E nessun cibo è più indegno dell'assenza di cibo. Devono averlo pensato gli imam siriani che hanno emesso una fatwa per consentire di mangiare la carne di asini, gatti e cani uccisi dalle bombe. Quale precetto religioso, del resto, potrebbe arrogarsi il primato sul diritto di ogni uomo alla vita?È disperata la situazione della gente in Siria, terra feconda di olive e sesami, pistacchi e miele, a due anni e mezzo dallo scoppio della guerra civile. "Lanciamo un appello doloroso a tutti sulla situazione che stiamo vivendo a sud di Damasco - dicono alcuni ulema in un video pubblicato su Internet - Ma la nostra fede ci autorizza a mangiare cani, gatti e asini se la gente non ha cibo". Il rischio, denunciano, è che i residenti di quei quartieri, bombardati dal regime di Bashar al-Assad e schiacciati nello scontro tra lealisti e ribelli, siano costretti a morire di fame o addirittura a mangiare i cadaveri.La situazione più allarmante riguarderebbe due sobborghi appena conquistati dagli uomini di Assad, nei pressi del quartiere Sayida Zainab, roccaforte sciita e di Hezbollah. Drammatica anche la realtà del campo profughi palestinese di Yarmouk, periferia di Damasco. Anche l'imam di Yarmouk ha emesso una fatwa che autorizza il consumo di carne haram, proibita, ossia quella di animali che mangiano avanzi trovati tra i rifiuti."Come può il mondo dormire con lo stomaco pieno mentre c'è gente che muore di fame?" si chiede un imam della capitale nel video rilanciato dalla tv satellitare al-Arabiya. "Non avete sentito le fatwe nelle nostre strade e nelle nostre moschee - annuncia - che permettono di mangiare cani, gatti e altri animali che sono stati uccisi dalle bombe? State aspettando forse - insiste - che cominciamo a mangiare la carne dei nostri martiri e degli altri morti? Avete dimenticato i vostri fratelli e sorelle che a Damasco patiscono la fame?".È proprio di questi giorni l'annuale pellegrinaggio (haj) dei musulmani di tutto il mondo alla Mecca. Rivolgendosi a loro, l'iman rincara: mentre per la purificazione indossate le tuniche bianche, in Siria "c'è gente che muore di fame e finisce dentro bare bianche".