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LA RIVOLTA DI DAMASCO. Siria, il «Venerdì della sfida» finisce nel sangue: 26 morti

Camille Eid sabato 7 maggio 2011
Venerdì di sangue e arresti eccellenti in Siria. Il bilancio è di almeno 21 manifestanti – 26 secondo gli attivisti – uccisi dalle forze di sicurezza siriane in diverse città. La sanguinosa repressione si è concentrata nel nord, con 15 morti a Homs e sei a Hama. L’opposizione anti regime aveva lanciato un appello alla mobilitazione in tutto il Paese in questo “Venerdì della sfida” in cui «il popolo vuole far cadere il regime», come hanno scritto giovani militanti sul sito “La rivoluzione siriana 2011”. Questo nome ha prevalso nella scelta dei manifestanti su quello di “Venerdì dei martiri”, in riferimento ai nazionalisti siriani fatti impiccare nel 1916 dagli ottomani. Come dimostrazione di forza, carri armati sono stati posizionati vicino ai centri urbani delle città a rischio. A Homs, circa 160 chilometri a nord della capitale, mezzi blindati hanno preso posizione sin dalla mattina in diversi punti chiave del centro della città e nei quartieri periferici. Altoparlanti piazzati sui mezzi delle forze dell’ordine hanno poi invitato i cittadini a non scendere in strada «se non vogliono essere arrestati e puniti», ma invano. Gli agenti hanno aperto il fuoco contro i manifestanti nei pressi della moschea Nuri. La televisione siriana ha reso noto che un ufficiale e 4 sottoufficiali sono stati uccisi a Homs, e fonti non confermate hanno riferito di scontri tra le forze di sicurezza e militari che si sarebbero rifiutati di sparare sui civili. Si ignora se queste vittime fanno parte del bilancio dei 15 morti a Homs dato dagli attivisti, il che potrebbe portare i morti della giornata a 26. Scontri tra oppositori al regime e forze dell’ordine sono avvenuti anche in diversi distretti di Damasco, con lancio di pietre e di gas lacrimogeno. A Tel, le forze di sicurezza hanno sparato su una folla di diverse migliaia di manifestanti ferendone parecchi, ha riferito un testimone. Tank militari sono stati visti anche vicino a Barzeh, dove gli attivisti avevano convocato proteste. In un altro distretto della capitale, Midan, è stato invece arrestato il leader dell’opposizione Riad Seif, durante una manifestazione di protesta per le riforme politiche. Lo ha confermato la stessa figlia dell’ex deputato. «Mio padre – ha detto Jumana Seif – è stato spinto all’interno di un autobus con altri contestatori che sono stati arrestati durante la manifestazione vicino alla moschea al-Hassan». Al-Jazeera riferisce anche dell’arresto di un ex imam della Grande Moschea omayyade, nel cuore della città vecchia, precisando che si tratta di Muadh al-Khatib. Secondo l’opposizione, gli arresti sono arrivati a quota 8000 persone.Le manifestazioni hanno interessato altre città ancora, da Qamishli – a maggioranza curda – a Banias, sulla costa, a Tafas, vicino a Daraa, a Amuda e Idlib, dove i manifestanti hanno scandito slogan come «la morte piuttosto che l’umiliazione».Prosegue intanto il pressing internazionale sul regime di Bashar al-Assad. La situazione in Siria è «complessa e dolorosa», ma «sappiamo che Damasco può ancora attuare le riforme e crediamo che ci sia un futuro possibile». Lo ha detto il segretario di Stato Americano Hillary Clinton, intervistata da Lucia Annunziata nel programma “In mezz’ora” su Raitre. Rispondendo ad una domanda sulle differenti reazioni degli Usa rispetto alla crisi siriana e a quella libica, la Clinton ha spiegato che nel caso di Tripoli, invece, "nessuno credeva che Gheddafi avrebbe assunto una decisione del genere".