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Il profilo. Sognatore, idealista, pragmatico: ecco chi era Shimon Peres

Giorgio Ferrari mercoledì 28 settembre 2016
Era nato nel 1923 nel paesino polacco di Vishnievo, ma a differenza di molti ebrei dell’Europa orientale non proveniva da una famiglia povera. Il padre Yitzhak, un ricco commerciante di legname, emigrò in Palestina nel 1932. Shimon e sua madre Sara lo raggiunsero due anni dopo a Tel Aviv. Provvidenziale. Cinque anni dopo Hitler invadeva la Polonia.Cugino di primo grado di Lauren Bacall, sposato con la figlia di un docente della scuola agraria di Ben Shemen, padre di tre figli, fin dall’inizio fu attratto dall’area laburista divenendo rapidamente un protégé del conterraneo fondadore di Israele e leader dell’Organizzazione sionista mondiale Ben Gurion. A 24 anni si arruolava nell’Haganah (il nucleo paramilitare embrione dell’Idf, le future forze di difesa israeliane), ma già l’anno successivo Ben Gurion gli assegnava il ministero della Marina e successivamente la direzione del ministero della Difesa. Suo il colpaccio che mise a segno convincendo i francesi a vendere a Israele il famigerato cacciabombardiere Mirage, salvo poi farne progettare uno del tutto simile prodotto in Israele.Solo nel 1959, a 36 anni, Peres approdò alla Knesset fra le file del Mapai, formazione poi confluita nel Partito Laburista. Ma non pensiate che Shimon fosse un tranquillo burocrate al servizio della sicurezza: in concorso con Moshe Dayan progettò nel 1954 un’operazione segreta in Egitto che prevedeva attentati e stragi (che tuttavia non avvennero) da attribuire ai Fratelli musulmani allo scopo di mantenere la presenza britannica nel Canale di Suez. La lenta ascesa di Peres nel firmamento del Partito Laburista lo avvicinò – ritiratasi Golda Meir all’indomani della Guerra dello Yom Kippur – allo scranno di primo ministro, ma più fulgida della sua brillava la luce di Yitzhak Rabin, che nel 1974 gli assegnò il dicastero della Difesa ma con cui ebbe sempre rapporti molto tesi. Premier alla fine Peres lo diventò, ma senza grande fortuna: le urne lo punivano con biblica testardaggine, la sorte gli serbava coabitazioni forzate (come la diarchia con il polacco Yitzhak Shamir, leader del Likud, il raggruppamento liberal-conservatore ispirato dal pensiero del sionista Ze’ev Jabotinsky che ebbe in Menachem Begin, in Shamir e tuttora in Benjamin Netanyahu i più illustri esponenti), non senza che Peres trovasse sempre modo di accomodarsi su una poltrona di rispetto: vicepremier, ministro delle Finanze, dei Trasporti, della Difesa, degli Esteri, eternamente battuto da Rabin, che riuscì a sostituire per breve tempo solo quando il premier venne assassinato nel 1995 dal colono della destra radicale israeliana Ygal Amir, che gli imputava la firma degli Accordi di Oslo con l’Olp di Yasser Arafat. Accordi che peraltro valsero a Peres il Premio Nobel per la Pace.Sulla sua strada si profilava tuttavia l’ombra invasiva di Netanyahu, che lo sconfisse sonoramente alle prime elezioni dirette nel 1996. Ma dopo di lui sarebbe arrivato l’ancor più carismatico Ariel Sharon, l’uomo di Sabra e Chatila, dell’operazione Pace in Galilea, del ritiro israeliano dalla Striscia di Gaza, della "passeggiata" sulla Spianata delle Moschee che diede origine alla seconda intifada. Gli rimaneva il partito, del quale fu presidente ancorché osteggiato e contestato.Uomo di relazioni internazionali (lo si vedeva con regolarità al Workshop Ambrosetti a Cernobbio), da falco che era si mutò in colomba, cercando ostinatamente la strada di un accordo di pace con l’Opl, senza tuttavia trascurare il problema della sicurezza interna caro a Sharon. Con il quale – colpo di scena – nel 2006 dà vita a Kadima, formazione centrista per i trasnfughi del Likud.Sognatore, idealista, pragmatico, bandiera internazionale di uno Stato di Israele che rifiuta il ruolo di fortezza assediata dal mondo arabo, nel 2014 Shimon Peres piantò un ulivo nei giardini vaticani in uno storico quartetto che radunava insieme Papa Francesco, il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen e quello israeliano.A proposito della pace in Medio Oriente ha detto poche settimane prima di essere colpito dall’ictus: «Perché essere pessimisti? Se sei pessimista perdi la tua attività, la gioia di vivere. Se sei ottimista hai interesse nella vita, proverai a renderla migliore».LEGGI ANCHE:
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