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GIAPPONE. Sendai spera grazie a «Cielo»

Lucia Capuzzi domenica 13 marzo 2011
In valigia, Hiroshi ha messo un cd con canzoni dolci e allegre. È questo il primo regalo che oggi il cuoco 26enne porterà da Roma, dove vive e lavora, alla figlia che sta in Giappone. «Voglio insegnarle a sorridere. Soprattutto ora che lì, in quella terra, nessuno avrà più la forza o la voglia di farlo ha detto». Perché la piccola ha scelto un momento drammatico per nascere. Poche ore prima, lo tsunami aveva straziato la sua città, Sendai, a 130 chilometri dall’epicentro del terremoto. Il muro d’acqua, alto oltre dieci mesi, aveva ingoiato la spiaggia e chiunque si trovasse nei dintorni. Le immagini dei trecento cadaveri abbandonati sulla sabbia dopo il passaggio dell’onda hanno commosso e choccato il Paese. E non solo. Anche Hiroshi ha visto quei fotogrammi nella sua tv romana. «Sapevo che lì c’era mia moglie, che la mia piccola stava nascendo e non poter avere notizie è stato un inferno». Hiroshi, però, non ha perso la speranza. E nemmeno sua moglie che, in ospedale, ha lottato per difendere una vita – quella della sua bambina – in mezzo a tanta morte. La donna era terrorizzata – come ha raccontato poi ad Hiroshi in un sms –: quando sono cominciate le doglie si è accorta che l’acqua entrava perfino nella sua camera e circondava il letto. Impossibile muoversi, fuggire. Non le è rimasto altro che continuare a respirare e a spingere, concentrandosi solo sulla vita che portava dentro. Non sa quanto sia durato il travaglio. Sa solo che alla fine ha sentito un vagito e ha capito di avercela fatta. Sul nome, la mamma non ha avuto dubbi. Ha scelto “Cielo” perché la piccola potesse riuscire a guardare la morte e la devastazione da lontano. Senza lasciarsi travolgere da quella terra impetuosa e imprevedibile che, in una manciata di minuti, ha scagliato un’onda killer sul suo Paese. «Quel nome ci era sempre piaciuto – ha spiegato Hiroshi – e non potevamo non sceglierlo in un momento simile: così la nostra piccola sarà un segno di speranza tra tanto orrore».Per tutto il tempo del parto, l’uomo non ha avuto notizie della moglie. Il telefono della donna era irraggiungibile. Un silenzio interminabile, rotto all’improvviso da una chiamata da Osaka. «Era mia madre e mi ha detto che era nata la piccola. Tramite skype siamo perfino riusciti a fare un ponte telefonico e ho ascoltato per pochi secondi la voce di mia moglie. È un miracolo l’arrivo della piccola, un miracolo», ha aggiunto. Oggi Hiroshi tenterà di raggiungere la sua famiglia, anche se sa bene che sarà difficilissimo riuscire ad entrare a Sendai. «Non posso non provarci», ha detto. Il giovane ha lasciato il Giappone due anni fa, per trasferirsi a Roma e imparare la cucina italiana. Qui ha conosciuto la moglie poi, lei è tornata a casa per partorire. Poi, è arrivato lo tsunami e si è scagliato contro Sendai, a 300 chilometri da Tokyo. Per tutta la giornata di ieri, sono andate avanti le operazioni di soccorso e la ricerca dei sopravvissuti. Le squadre di salvataggio hanno sorvolato la città in elicottero senza sosta. Una di loro è riuscita a recuperare un gruppo di persone salite sul tetto di una scuola elementare. L’edificio era stato allagato dallo tsunami ma aveva resistito. A Iwanuma, vicino a Sendai, medici e infermieri hanno salvato sé stessi e i loro pazienti grazie con un enorme “S.O.S” scritto sulla superficie del tetto dell’ospedale. La scena – ripresa dalle telecamere – è diventata uno dei simboli della tragedia che ha colpito la città. Ieri la maggior parte dei negozi è rimasta chiusa. La gente vagava alla disperata ricerca di cibo e acqua. Nei pochi punti aperti c’erano code chilometriche. La benzina è stata razionata: alcuni hanno atteso cinque ore per avere 20 litri. Nel centro, però, è stata riattivata l’elettricità. E le auto hanno ripreso a circolare.