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Storie di accoglienza. Scozia, la nuova vita dei rifugiati siriani sull'isola remota

Ilaria Solaini mercoledì 20 gennaio 2016
I rifugiati siriani sono stati accolti con un caloroso benvenuto nella remota isola di Bute, in Scozia. Gli abitanti, attualmente 6.500, sono convinti che l'arrivo delle famiglie siriane porterà un effetto positivo sulla comunità locale. La Scozia come Paese appartenente alla Gran Bretagna deve sottostare alle decisioni prese dal governo britannico sulle politiche migratorie: da Londra è stato stabilito che verranno accolti da qui fino al 2020 4.000 rifugiati siriani. Ma la Scozia non concorda sulla linea restrittiva in tema di immigrazione imposta dal premier inglese David Cameron. E lo si vede dai numeri: l'impegno proporzionale del governo scozzese era inizialmente di accogliere il 10% dei rifugiati in arrivo, ma di fatto la Scozia ha preso in carico il 40% dei rifugiati che sono arrivati ​​nel Regno Unito alla fine del 2015. Humza Yousaf, ministro scozzese con delega all'Europa e allo sviluppo internazionale è convinto che si possa fare ancora di più: pur riconoscendo il merito al governo del Regno Unito di aver inviato fondi per i campi profughi, la «Gran Bretagna può prendere molti più rifugiati rispetto ai 20.000 rifugiati concordati entro il 2020. Se c'è la volontà politica, c'è sempre un modo». 4.000 rifugiati da accogliere fino al 2020 è un numero troppo limitato: "siamo di fronte a un dovere morale" ha aggiunto il parlamentare Michael Russell, eletto nella circoscrizione di Bute, in un'intervista ad Al Jazeera. Inoltre, l'accoglienza può portare benefici economici e sociali per tutta la Scozia. Poiché "nell'area occidentale del Paese noi abbiamo gravi problemi economici causati allo spopolamento" ha spiegato ancora Russel. Un problema quest'ultimo che coinvolge anche l'isola di Bute, una tra le 800 isole di cui è formata la Scozia.

(Christopher Furlong/Getty Images) Guarda le foto dell'isola di Buti che si prepara all'arrivo dei rifugiati Sebbene un'isola remota nel sud-ovest della Scozia, raggiungibile soltanto con un'ora di viaggio in barca, possa sembrare un luogo improbabile per il reinsediamento di rifugiati siriani, a Bute sono già arrivati 15 famiglie scappate dalla Siria in guerra e la comunità locale sembra averle accolte con entusiasmo. Sulla copia del giornale locale, The Buteman, è apparso un annuncio posto dalle sei chiese di Bute, con un messaggio, in arabo e in inglese: "Le chiese cristiane sull'isola di Bute si uniscono nel dare il benvenuto ai nostri nuovi amici dalla Siria ". E poi c'è la storia di una delle prima famiglie siriane, arrivate a Bute: Manvinder Kaur Virdi e suo marito, Baljit Singh Virdi, che gestiscono un piccolo negozio in Montague Street, a cinque minuti a piedi dal porto. Sul retro del negozio, i Virdis hanno creato una sezione alimentare mondiale, che hanno recentemente ampliato per includere gli ingredienti basilari della cucina siriana. "Abbiamo acquistato nel pane arabo e caffè arabo, così come il carbone per narghilè", dice Singh Virdi. Ricca anche la sezione delle spezie siriane come il sommacco e zaatar, e pasta tahini, usati per fare hummus. Altre famiglie siriane hanno già iniziato ad andare in negozio regolarmente, e sembrano apprezzare gli sforzi che lui e sua moglie hanno fatto. "Penso che si stiano sistemando molto bene qui a Bute, si stanno abituando. Ed è un bene anche per l'isola, per le imprese locali che potranno lavorare di più".

 

Sembra che Bute, un'isola scarsamente abitata, tra le 800 che compongono la Scozia, verrà ricordata d'ora in avanti, come ha scritto il direttore del giornale locale The Buteman "non per la mentalità gretta e chiusa, ma per il suo calore e la sua umanità, per la volontà di aiutare le persone che non hanno più nulla in qualunque modo possibile".