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Bosnia. Addio al generale che cercò di salvare la sua Sarajevo dall'inferno

Riccardo Michelucci venerdì 9 aprile 2021

Jovan Divjak aveva 84 anni

"Non chiamatemi generale, quelli sono tutti all'Aja": l'umorismo, la modestia e la grande umanità avevano reso il serbo Jovan Divjak un uomo popolarissimo nella sua Sarajevo, la città che aveva provato a difendere dal più lungo assedio del Novecento. Scomparso ieri all'età di 84 anni dopo una lunga malattia, Divjak è stato un soldato ma soprattutto un costruttore di pace. Nato a Belgrado e diplomato all'Accademia di guerra di Parigi, in gioventù aveva fatto parte della guardia personale di Tito.

Il Viale dei cecchini a Sarajevo nel 1994 - Del Giudice

Poi era entrato nella Difesa territoriale della Bosnia-Erzegovina fino a raggiungere il grado di generale ma nel 1992, quando comprese quali erano le reali intenzioni di Karadzic e Mladic, disattese i comandi e lasciò l'esercito jugoslavo per schierarsi dalla parte della popolazione di Sarajevo. Avrebbe potuto andarsene e mettersi al sicuro, invece scelse di restare per difendere la città dall'aggressione serbo-bosniaca e per preservare quell'ideale di convivenza tra i popoli slavi con il quale era cresciuto.

Del Giudice

"Tra la mia gente si sentivo al sicuro" - ci confidò nel 2019 in un'intervista -. Durante la guerra non avevo paura mentre ne ho tanta adesso, se ripenso a quegli anni". Considerato un traditore dai nazionalisti, al termine del conflitto ha dedicato il resto della sua vita all'impegno umanitario fondando Obrazovanje Gradi BiH (L'educazione costruisce la Bosnia-Erzegovina), un'organizzazione che ha aiutato migliaia di bambini orfani di guerra o disagiati a inserirsi nei percorsi scolastici. Perché la pace, per Jovan Divjak, era soprattutto sinonimo di cultura e istruzione per tutti.