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La difesa della vita. Sanità, vescovi Usa contro il Senato

Francesca Bertoldi venerdì 11 dicembre 2009
Il voto del Senato degli Stati Uniti che ha respinto l’emendamento anti-aborto «Nelson-Hatch-Casey» è «un grave errore e un serio colpo ad una genuina riforma sanitaria». È quanto afferma il presidente dell’episcopato statunitense, il cardinale Francis E. George, dopo la votazione di martedì sera da parte della Camera alta Usa, sulla clausola che avrebbe imposto restrizioni all’uso di fondi pubblici per l’interruzione di gravidanza. Una clausola che ha raccolto, tra i senatori, 54 voti contrari e 45 favorevoli. Secondo la Radio Vaticana, preoccupazione viene espressa dai vescovi americani anche per la mancanza, nel progetto di riforma del Senato, di disposizioni in favore degli immigrati. Su questo aspetto mercoledì si era espresso con un editoriale sul New York Times l’arcivescovo di Los Angeles, cardinale Roger Mahony. Il Senato degli Stati Uniti, ha affermato il cardinale George, «sta ignorando la promessa fatta dal presidente Obama e la volontà del popolo americano». Sta, infatti, «fallendo nell’inserire dei limiti duraturi sul finanziamento federale dell’aborto». Il porporato esprime l’auspicio che le misure anti-aborto approvate alla Camera (grazie all’emendamento proposto dal deputato pro-ilfe Stupak), nelle scorse settimane, siano alla fine accolte nel testo definitivo della riforma sanitaria, che dovrà essere votato da entrambe i rami del Congresso. Il fallimento nell’esclusione del finanziamento pubblico dell’aborto, ha concluso il cardinale, obbligherebbe i vescovi «ad opporsi alla legge» di riforma.Posizione ribadita dal cardinale Daniel DiNardo, presidente della Commissione dei vescovi statunitensi per le Attività pro-Life che ribadisce la necessità di mantenere le attuali restrizioni sui fondi federali in materia d’aborto.  Dal canto suo, monsignor William Murphy, presidente della Commissione episcopale sulla giustizia e lo sviluppo umano ha esortato il Congresso a salvaguardare il diritto di obiezione di coscienza poiché la nazione ha urgente bisogno di una riforma sanitaria che protegga la vita e la dignità di tutti.Delusione viene espressa dai vescovi anche sul fronte della copertura sanitaria degli immigrati. Argomento sul quale è intervenuto monsignor John Wester, presidente della Commissione episcopale sull’immigrazione. «Per molti anni – ha ricordato il presule – i vescovi americani hanno fortemente sostenuto un sistema sanitario accessibile» per tutti. Riteniamo, ha proseguito, che un sistema sanitario universale «non dovrebbe negare le cure a coloro che ne hanno bisogno in ragione del luogo da dove provengono». Il progetto del Senato, ha avvertito monsignor Wester, è deficitario su questo punto. «Gli immigrati – è stata la sua esortazione – meritano l’accesso alla sanità» per il loro bene e di tutta la società. E ha quindi esortato i senatori a «sostenere quegli emendamenti che migliorano l’accesso alle cure per gli immigrati e le loro famiglie», respingendo invece quelle misure volte a negare loro questa opportunità.