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Il diario di Glasgow/ Giorno 6. La Chiesa amazzonica: affrontate la radice del problema

Lucia Capuzzi sabato 6 novembre 2021

Papa Francesco accoglie gli indigeni in San Pietro all'apertura del Sinodo sull'Amazzonia nell'ottobre 2019

«Vogliamo pronunciarci pubblicamente e non restare in silenzio». La Chiesa dell'Amazzonia ha fatto arrivare la propria voce fino a Glasgow, dove è in corso il summit Onu sul clima (Cop26). La Rete ecclesiale pan amazzonica (Repam) e la Conferenza ecclesiale dell'Amazzonia (Ceama) hanno scritto ai leader internazionali per esprimere loro «sconcerto» e il «senso di impotenza» di fronte al caos che scuote la casa comune.

La regione amazzonica, in particolare, ricca «di biodiversità ecologica e culturale, un luogo strategico per l'umanità e per il pianeta, è colpita drasticamente dal degrado ambientale e dalle conseguenze del cambiamento climatico causato dalle emissioni di gas serra». Il modello estrattivista - basato sullo sfruttamento intensivo delle risorse naturali per soddisfare la domanda dell'economia internazionale - divora la selva e i suoi abitanti. Non a caso, una numerosa delegazione di indigeni amazzonici ha affrontato enormi difficoltà logistiche per portare la propria testimonianza a Glasgow. La Chiesa si fa eco del loro grido d'aiuto. E lancia un forte appello a lottare per salvare un territorio che, come afferma papa Francesco in Querida Amazónia, «si mostra di fronte al mondo in tutto il suo splendore, il suo dramma, il suo mistero». A tal fine, «non valgono i pannicelli caldi, le promesse incompiute, gli impegni non rispettati né misure che non siano radicali». Viviamo – aggiungono Repam e Ceama – «in un mondo rotto. E' necessario imparare ad agire in modo integrale per rispondere a questa realtà infernale, assumendo l'accordo di Parigi e ciò che comporta».
«Speriamo che ascoltiate la nostra supplica unita a quella di molti popoli dell'Amazzonia, custodi millenari della terra», concludono. E affrontiate «in modo deciso e appropriato la radice dei problemi, perché non accada ciò che scriveva il Nobel della letteratura colombiano, Gabriel García Márquez nel capolavoro Cent'anni di solitudine: “Le stirpi condannate a cent'anni di solitudine non hanno una seconda opportunità sulla terra”».