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Lo storico della Chiesa. «Trump ha fatto leva sulle paure dei bianchi cristiani»

Stefania Falasca venerdì 11 novembre 2016

Fedeli bianchi in una chiesa cristiana degli Stati Uniti

«Le questioni religiose non hanno apparentemente giocato alcun ruolo nell’elezione. Ma Trump ha lavorato sulle paure del cristianesimo bianco di vedere un Paese più multireligioso e più multiculturale». Così lo storico della Chiesa, Massimo Faggioli, che vive negli Usa dal 2008 dove insegna teologia e studi religiosi presso la Villanova University di Philadelphia e dove, nel 2014, ha fondato l’Istituto per il cattolicesimo e la cittadinanza.

In queste elezioni c’è, come nel passato, un voto espressione delle diverse Chiese cristiane? E qual è il peso delle istanze religiose nel consenso per Trump?

Si può dire che c’è: nella campagna elettorale le questioni religiose non hanno apparentemente giocato alcun ruolo ma solo perché è stata una campagna priva di confronti sui contenuti. Trump, tuttavia, ha capito, al contrario di Clinton, che la questione religiosa era ancora viva. E ha lavorato sulle paure del cristianesimo bianco di vedere un Paese più multireligioso e più multiculturale all’interno dello stesso mondo cristiano americano. Il messaggio anti-musulmano di Trump era chiaro, più sottile il messaggio antisemita. Una spiegazione puramente materialista del suo successo e della sua elezione – ovvero la crisi nell’America industriale dei colletti blu – non vuole vedere questi elementi.

I cattolici e la «Bible Belt» – l’area culturale del sud-est degli Stati Uniti nella quale tradizionalmente si concentrava la grande percentuale di cristiani protestanti, per lo più evangelici – hanno appoggiato Donald Trump?

Una lieve maggioranza di cattolici e una grandissima maggioranza di evangelici bianchi hanno votato per Trump. Il voto si è differenziato tra elettori religiosi e laici ancor più che nelle elezioni passate, e l’ha fatto anche di più tra elettori religiosi bianchi (per Trump) ed elettori religiosi non bianchi (latinos, asiatici) per Clinton. La parola “evangelical” ormai non significa niente in America, se non una politica reazionaria e xenofoba. I giovani “evangelical” se ne stanno distanziando, ma la strada è ancora lunga. La spaccatura politica attraversa tutte le Chiese, come ai tempi della guerra civile. Il fatto nuovo è che oggi è evidente la frattura tra l’establishment informativo (giornali e riviste, tv, social media) e l’elettorato bianco conservatore che si dice cristiano. Anche la tv conservatrice Fox News è stata scavalcata da una sottocultura non toccatata da quello che l’informazione ha scoperto e detto del candidato Donald Trump, ora presidente eletto.

La personalità e la biografia di Trump sono difficilmente compatibili anche con le istanze espresse dai conservatori. Da cosa è stata determinata l’adesione al candidato repubblicano? E quali sono le ragioni che hanno portato al suo sostegno?

Trump si è presentato come difensore del cristianesimo in nome della libertà della Chiesa contro il potere dello Stato, contro la diversificazione religiosa e culturale del Paese, e come colui che nominerà alla Corte Suprema federale giudici contrari all’aborto legale. È una scelta politica, però, slegata da vere considerazioni morali e piuttosto funzionale al mantenimento di uno status quo. È una delle cose che i cristiani in America pagheranno, anche perché il futuro religioso del Paese è fatto di latinos più che di cattolici e protestanti bianchi. Il sostegno a Trump è stato chiaro da parte delle Chiese protestanti bianche degli “evangelical”, ma in alcuni casi anche da parte di cattolici.

Ecco, appunto: i cattolici sono una presenza composita nel Paese. In quali aree si è concentrato il sostegno a Trump? Da che settori è stato appoggiato, e per quali motivi?

L’appoggio a Trump si è coagulato nel Midwest, nel sud e nelle zone industriali e post-industriali: i quattro Stati chiave per la sua vittoria: Wisconsin, Michigan, Ohio, Pennsylvania. Alcune riviste cattoliche hanno evitato di prendere posizione su Trump.

E la gerarchia cattolica che ruolo ha avuto?

I vescovi cattolici non hanno mai amato Obama. Alcuni hanno votato Trump, altri hanno fatto votare per Trump ufficialmente solo per la questione dell’aborto. Alcuni vescovi hanno preso una posizione sfumata ma non ambigua contro il razzismo di Trump. La Conferenza episcopale, che è stata silente, nei prossimi giorni si riunirà per eleggere il suo nuovo presidente e le cariche: sarà interessante vedere come reagirà a questa elezione. Il Paese è in stato di choc e molti – cristiani e cattolici compresi, specialmente immigrati – hanno paura come mai prima nella storia americana.