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Rio de Janeiro. La pulizia «sporca» dei meninos de rua

Lucia Capuzzi, inviata a Rio de Janeiro sabato 25 febbraio 2017

«La “limpeza” c’è stata. Prima, durante e dopo le Olimpiadi». Gli educatori Sebastião Bernardinho de Andrade e Mauro Furlan sono stati testimoni oculari della “pulizia sociale” messa in atto nell’ultimo decennio per trasformare Rio nella città-cartolina dei “grandi eventi”. A tal fine, i “meninos da rua” (baby senza tetto) – e l’intero “popolo della strada” – sono stati espulsi dalle zone sotto i riflettori. Con qualunque mezzo. Una strategia denunciata perfino dal “prudente” Comitato per l’infanzia delle Nazioni Unite, il 9 ottobre 2015. «Eppure nemmeno questo ha impedito che la repressione proseguisse», sottolineano Sebastião e Mauro, per una volta in ufficio e non in mezzo ai ragazzi di strada. La sede di Amar è mimetizzata in una casa di Vila Isabel, quartiere popolare a ridosso del Maracanã. L’associazione è laica ma i nomi dei rifugi – dom Helder Câmara, dom Luciano Mendes de Almeida, Frei Carmelo Cox – rivelano l’ispirazione evangelica. «La nostra fondatrice, suor Adma Cassab Fadel è una salesiana. Al di là dell’aspetto religioso – spiega Sebastião –, consideriamo don Bosco un maestro del pensiero pedagogico e cerchiamo di applicare i suoi insegnamenti con i “meninos da rua”». Un esercito di almeno 24mila minori in tutto il Brasile, secondo l’ultima ricerca della Segreteria per i diritti umani (Sdh), risalente al 2010. Oltre cinquemila concentrati nello Stato di Rio e la maggior parte nella Cidade Maravilhosa. Con l’approssimarsi degli appuntamenti internazionali la loro presenza, a lungo invisibile, s’è fatta d’un tratto ingombrante. «Per rendere socialmente accettabile la “pulizia”, s’è criminalizzato la povertà. L’abitante della strada, specie se giovane, è stato presentato nella retorica politica e nei media come un pericolo da eliminare. Da qui la giustificazione delle retate con cui i senza dimora venivano – e tuttora vengono – portati a forza in centri, situati in periferie sperdute e prive di servizi», afferma Mauro. Il più celebre, nella remota Santa Cruz, è stato ribattezzato «il deposito dei rifiuti urbani».«La paura di essere catturati ha spinto i senza dimora a spostarsi freneticamente, dormendo ogni notte in un posto diverso», prosegue Sebastião, Le autorità, inoltre, hanno intensificato il ricorso al carcere per i minori, riempendo le 5 prigioni carioca ad hoc di 1.500 baby detenuti, il doppio della loro capacità. Uno dei pochi effetti positivi della bancarotta è stata la necessità di rilasciarne i due terzi, per impossibilità di nutrirli. Al pugno di ferro legale, s’è affiancata la repressione clandestina. «Le stragi di meninos da rua da parte degli squadroni della morte degli anni Ottanta sono state sostituite da uno stillicidio quotidiano e silenzioso – dicono gli educatori –. I carnefici sono tanti. A volte agenti dal grilletto facile, non dimentichiamo che la polizia brasiliana è quella che più uccide al mondo. Altre, guardie private o vere e proprie milizie pagate dai residenti. Una cosa è certa. Con i Giochi la violenza sui meninos da rua è cresciuta. E nel tumulto della crisi, rischia di intensificarsi ancora».