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Il caso. Regeni, è scontro sui tabulati telefonici

lunedì 11 aprile 2016
Si alzano pericolosamente i toni tra Italia e Egitto su Giulio Regeni, con Il Cairo che arriva ad accusare gli italiani di voler "sfruttare" politicamente il caso di un ragazzo barbaramente torturato e ucciso "per questioni interne". Mentre Roma, per bocca del premier Matteo Renzi e del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, insiste nella richiesta di "verità" a tutti i costi dopo il fallimento registrato fino ad oggi nelle indagini. E insiste in particolare nella richiesta dei tabulati telefonici, ritenuti indispensabili dai magistrati romani ma che Il Cairo non intende assolutamente consegnare perché, sostiene, si violerebbe la costituzione e "la privacy" di centinaia di migliaia di cittadini.  "Le indagini investigative nel mondo si fanno molto spesso basandosi sui tabulati, sulle intercettazioni" e se non ci fossero "buona parte delle indagini che si fanno anche nei Paesi più attaccati alla privacy non si farebbero", ha ricordato dal Giappone Gentiloni. "Io rispetto gli argomenti dei governi con cui abbiamo a che fare", ha detto ancora riferendosi al perentorio "no" opposto sabato dalla Procura generale egiziana alla consegna dei tabulati delle utenze agganciate alle celle del Cairo vicine ai luoghi di scomparsa di Regeni e del ritrovamento del suo corpo martoriato. "Ma il buon senso dice che nelle indagini si usano questi strumenti. Dalle Alpi alle Piramidi", ha aggiunto il ministro. Dopo "l'irritazione" espressa ieri dal capo della diplomazia egiziana Sameh Shoukry al suo omologo italiano, oggi in una telefonata trasmessa da una tv privata il portavoce del ministero degli Esteri Ahmed Abou Zeid ha sostenuto che il governo italiano "è sotto grande pressione da parte dell'opposizione" e che il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi "si è dimessa sullo sfondo di accuse in un caso di corruzione": "Il pericolo che avvertiamo", ha detto Abou Zeid ribadendo l'incostituzionalità della richiesta di Roma sui tabulati, "è il tentativo di politicizzare questo dossier", cosa che "non è nell'interesse dell'inchiesta o delle relazioni" italo-egiziane. Un interesse di cui Renzi ha parlato al Tg5: "Abbiamo sempre avuto un buon rapporto con l'Egitto però, parliamoci chiaro, qui c'è un giovane italiano che è stato torturato ed ucciso. Per rispetto alla sua famiglia e al nostro Paese abbiamo il diritto e il dovere di conoscere la verità. Non potremmo fermarci se non davanti alla verità, quella vera, non quella accomodata".Intanto ieri si è concretizzata la prima delle "misure" che l'Italia ha preso per spingere l'Egitto a muoversi nella ricerca dei veri colpevoli dell'uccisione del ricercatore friulano scomparso il 25 gennaio e ritrovato cadavere nove giorni dopo sempre nella capitale egiziana: l'ambasciatore d'Italia al Cairo, Maurizio Massari, è rientrato fisicamente a Roma per consultazioni, come annunciato venerdì. Martedì vedrà Gentiloni, che ha confermato che "nei prossimi giorni valuteremo" altre "misure da prendere" per dare all'Egitto un nuovo "segnale di insoddisfazione" visto che "il livello di collaborazione" tra le rispettive polizie e magistrature "si è rivelato insufficiente". Il tutto comunque, ha assicurato, avverrà " in modo proporzionato e senza scatenare guerre mondiali". A conferma di indiscrezioni circolate nelle ore precedenti, il presidente della Commissione Esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini, al Messaggero ha confermato che "si potrebbe inserire l'Egitto nella 'lista nera dei paesi pericolosi compilata dalla Farnesina e sconsigliarlo come meta per i nostri turisti e ricercatori". Come noto quello italiano è il sesto bacino più importante (più di 330 mila vacanzieri, secondo i dati 2015) in cui pesca la cruciale economia turistica egiziana che vale un quinto del Pil del Paese.