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Varsavia. Proteste sull'aborto in Polonia, attaccate anche le chiese. Pronto l'esercito

Redazione Esteri mercoledì 28 ottobre 2020

Manifestazioni a Lodz, in Polonia, contro la stretta sull'aborto

Lo scontro in Polonia, dopo le restrizioni sull’aborto introdotte giovedì scorso dalla Corte costituzionale, si inasprisce e raggiunge livelli finora inediti: nella capitale come nelle città più piccole, centinaia di migliaia di polacchi per cinque giorni sono scesi in strada per protestare contro la sentenza che rende illegale l’interruzione di gravidanza nel caso di malformazione del feto. Così ieri il premier Mateusz Morawiecki ha chiesto l’intervento dell’esercito. In un Paese elettrizzato dalle polemiche, il leader del partito Pis, Jaroslaw Kaczynski, ha invitato i suoi sostenitori a scendere in strada per «difendere le chiese», divenute domenica in qualche occasione bersaglio di giovani che hanno disturbato le funzioni religiose.

Mentre il Covid morde come mai prima – ieri nuovo record di 16.300 contagi e 130 morti in 24 ore – la Polonia è divenuta tutta “zona rossa”, con un limite agli incontri di più di 5 persone. Un divieto che non ha frenato le proteste: cortei sinora in gran parte pacifici, contro le quali il governo ha scelto la linea dura. Oggi è stato proclamato uno sciopero nazionale.

La sentenza sull’aborto, secondo alcuni, sarebbe arrivata in questo periodo nel tentativo di evitare l’esplosione del malcontento.

Manifestazioni a Wroclaw (Breslavia), in Polonia, contro la stretta sull'aborto - Ansa

Tuttavia a Varsavia lunedì, secondo le stime, hanno manifestato 250mila persone, a Breslavia 60mila. E di nuovo ieri i polacchi hanno protestato a migliaia in decine di città. Morawiecki ha condannato le proteste come «barbarie e atti di vandalismo», affermando di temere «l’escalation della tensione sociale». Ancora più duro il vicepremier Kakzynski: «Dobbiamo saper dire no a chi vuole distruggerci, difendiamo la Polonia», ha tuonato, invitando i suoi simpatizzanti a difendere le chiese, «attaccate per la prima volta nella storia della Polonia».

Mentre il presidente Duda è in isolamento dopo esser risultato positivo al coronavirus, il governo non fa retromarcia: fra pochi giorni la decisione della Corte, che impedisce il ricorso all’aborto nei casi di gravi e irreversibili patologie dell’embrione, dovrebbe diventare legge.

E gli ospedali stanno già mandando a casa le donne che chiedono di abortire in base a questa casistica: la maggioranza dei casi di interruzione di gravidanza avvengono per i motivi indicati dalla sentenza. «Siamo in guerra», si legge sugli striscioni esibiti dai manifestamti davanti al Parlamento dove il presidente del Sejm, Ryszard Terlecki, ha paragonato alcune deputate di opposizione alle Ss del III Reich. «La nostra è una lotta per la libertà», ha detto Marta Lempart, l’avvocatessa fra le leader delle manifestazioni. «State lontani dal Duomo », ha replicato ai manifestanti il vescovo Jan Piotrowski a Kielce.

A Poznan, dove ha sede monsignor Stanislaw Gadecki, presidente della Conferenza episcopale polacca, per far uscire dalla cattedrale i giovani che protestavano è dovuta intervenire la polizia.

E proprio oggi papa Francesco, dopo l'udienza generale, salutando i pellegrini di lingua polacca, ha pronunciato queste parole:

Il 22 ottobre scorso abbiamo celebrato la memoria liturgica di San Giovanni Paolo II, in questo anno centenario della sua nascita. Egli ha sempre esortato ad un amore privilegiato per gli ultimi e gli indifesi e per la tutela di ogni essere umano, dal concepimento fino alla morte naturale. Per intercessione di Maria Santissima e del Santo Pontefice polacco, chiedo a Dio di suscitare nei cuori di tutti il rispetto per la vita dei nostri fratelli, specialmente dei più fragili e indifesi, e di dare forza a coloro che la accolgono e se ne prendono cura, anche quando ciò richiede un amore eroico.