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Madrid. Spagna, primo aborto «segreto» per legge

Michela Coricelli mercoledì 21 luglio 2010
Si è presentata in una clinica di Barcellona per abortire. Sola. I suoi non sanno nulla. E forse non sapranno mai che la loro ragazza – a 17 anni – la scorsa settimana ha deciso di interrompere una gravidanza senza neppure avvertirli. È stato il quotidiano La Razon a rivelare la storia (ovviamente del tutto anonima) del primo aborto compiuto in Spagna da una minorenne che non ha informato né genitori né tutori. Lo prevede la nuova legge del governo di José Luis Rodriguez Zapatero, entrata in vigore il 5 luglio. Contro la depenalizzazione continuano a fioccare le critiche, soprattutto nel mondo cattolico. In una lettera pastorale, l’arcivescovo di Burgos, monsignor Francisco Gil Hellin, l’ha definita come una «tirannia» che, «solo in Spagna, ha distrutto più persone delle popolazioni di Saragozza, Cordova e Burgos». In riferimento all’obiezione di coscienza, l’arcivescovo aggiunge: «Questa legge non è una legge», nessuno «ha il diritto di eliminare un innocente. Dunque, non obbliga. Al contrario, esige un’opposizione frontale e senza distinzioni». Uno dei punti più spinosi del testo riguarda proprio le minorenni. A 16 e 17 anni non hanno più bisogno dell’autorizzazione di madre o padre per fermare una gravidanza: vengono trattate a tutti gli effetti come delle donne adulte, nonostante la legge spagnola proibisca loro di comprare un pacchetto di sigarette. I genitori, in teoria, devono essere informati. Ma ci sono delle eccezioni: se c’è il rischio di «conflitto» – qualora l’intenzione di abortire generasse violenze o pressioni in casa – l’adolescente non sarà nemmeno obbligata ad avvertire i suoi. Dovrà soltanto spiegare la sua vicenda al medico, che a sua volta potrà ricorrere ad un assistente sociale o psicologo per capire realmente se dice la verità. È quello che è accaduto qualche giorno fa a Barcellona. La 17enne ha parlato di «un conflitto» in casa. Il medico ha chiamato un assistente sociale, che ha studiato il caso e ha visitato il quartiere della ragazza; qualche giorno dopo ha diagnosticato una «situazione familiare di conflitto» e lo ha detto al ginecologo, che ha deciso di procedere senza informare i genitori.