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L'intervista. Poettering: «Qualunque coalizione tedesca sarà sempre europeista»

Giovanni Maria Del Re, Bruxelles sabato 2 ottobre 2021

Il politico tedesco Hans-Gert Poettering ha guidato anche il Partito popolare europeo

Chiunque diverrà cancelliere, Olaf Scholz o Armin Laschet, la Germania manterrà un orientamento nettamente europeista. Ci tiene a lanciare questo messaggio uno dei volti storici della Cdu e dell’Europa, Hans-Gert Pöttering, 77 anni, eurodeputato dal 1979 al 2014, capogruppo Ppe a Strasburgo (1999-2007) e presidente del Parlamento (2007-2009), e dal 2010 al 2017 alla guida della Fondazione Konrad Adenauer, il think-tank Cdu, per la quale è responsabile per le questioni europee. «Il risultato del 26 settembre – ammette – è stato indubbiamente una delusione. Anche se, certo, se lo confrontiamo con i sondaggi a una settimana dal voto, in qualche modo è stato anche un sollievo».

Tutta colpa di Laschet?
Indubbiamente ha giocato un ruolo, oltre a incidenti durante la campagna elettorale, l’opinione di tanti su di lui. Che io non condivido: conosco bene Laschet, abbiamo lavorato insieme anni al Parlamento Europeo. È un politico molto capace e soprattutto un convinto europeista. Del resto c’entrano anche altri fattori, la pandemia, le inondazioni.

Forse, però, i tedeschi volevano un cambiamento dopo il regno di Angela Merkel...
Non ne sono sicuro. Piuttosto, ho notato che tutti hanno cercato di rassicurare i tedeschi su una continuità rispetto all’era Merkel, a cominciare dal candidato della Spd, Scholz. Rinnovamento senza rotture era anche il messaggio di Laschet.

Con Scholz cancelliere resterebbero pochissimi governi Ue a guida cristiano-democratica. Che significa per i Popolari?
Anzitutto vorrei sottolineare che c’è l’Italia. Lo so che Draghi non appartiene al Ppe, ma la sua è una politica in piena linea con la nostra. Se poi guardiamo alla Spagna, dove ora pure c’è un premier socialista, i sondaggi sono positivi per il Partido Popular. E abbiamo forti leader in Irlanda e in Austria.

Con Scholz ci sarebbe un cambiamento nella politica europea della Germania?
È un punto centrale: qualunque sia l’esito dei negoziati di coalizione, avremo un governo tedesco con un forte orientamento europeista, che vede l’unificazione europea come una questione centrale. I nostri partner non devono preoccuparsi, anche se naturalmente ci saranno accenti diversi a seconda che ci sia Laschet o Scholz.

Ad esempio?
Laschet sottolineerebbe molto di più gli aspetti della sicurezza e della difesa europea rispetto alla Spd, che in materia è divisa al suo interno. E poi c’è l’aspetto finanziario: Scholz ha definito il Piano di rilancio come un avvio dell’unione del debito.

La Cdu non ne vuol sapere.
È vero, ma ricordo che contraria all’unione del debito è anche la Fdp (i liberali), che sarebbe presente nella coalizione «Semaforo» con Verdi e Spd. Dunque consiglio ai nostri partner che auspicano una politica europea di indebitamento comune di non farsi troppe illusioni. Come è vero che la Cdu/Csu, insieme alla Fdp, sostengono con più forza il Patto di stabilità. Su un punto, però, potrebbero trovarsi tutti d’accordo a Berlino: l’idea di tasse europee sulla CO2 o le multinazionali per finanziare il bilancio Ue.

Tanti vedono nella fine dell’era Merkel un più forte ruolo per Draghi…
Draghi è una personalità di grande prestigio in patria e nell’Ue e l’Italia è un Paese solido e importante. Per questo auspico da Draghi una forte iniziativa sul fronte della sicurezza e della difesa. Si parla troppo della cooperazione franco-tedesca, che certo è importante, ma è essenziale allargare. È urgente sostenere l’idea del presidente francese Emmanuel Macron di una sovranità europea, soprattutto ora che l’«ombrello» Usa è sempre più incerto. Se anche Roma spingesse, sarebbe uno stimolo anche per la Germania ad assumere più responsabilità.

Chiudiamo con una domanda su Merkel: qual è la sua eredità dopo 16 anni?
La cancelliera si è sempre sforzata di tenere insieme l’Ue. Lo ha fatto anche adesso, favorendo il Piano di rilancio all’insegna della solidarietà e dell’unità europea. Per me, però, uno dei suoi meriti maggiori è il salvataggio della Costituzione europea, bocciata al referendum in Francia e Olanda: la Dichiarazione di Berlino del 2007 durante il semestre tedesco, spianò la strada al Trattato di Lisbona, la base dell’Unione ancora oggi.