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L'intervista. Kuram: «Per le minoranze potrebbe aprirsi un futuro di più concreta integrazione»

Stefano Vecchia sabato 17 maggio 2014
«Speriamo che Modi abbia l’u­miltà di dimenticare il passa­to e di operare sul piano in­ternazionale in modo positivo. Se così sarà, anche la vicenda dei marò italiani potrà essere risolta in un clima di mutuo rispetto, diplomazia matura e benefici reciproci a lungo termine. L’India sotto il Bjp non avrà interesse a inasprire i to­ni con l’Italia». L’analista politico Anil Kumar Verma non ha dubbi sul fatto che il “nuovo” proposto dal futuro capo del governo potrà consentire lo scioglimen­to di molti nodi. Perché gli elettori hanno premiato il Bharatiya Janata Party? Piuttosto che di successo del Bharatiya Jana Party (Bjp) bisognerebbe parlare di elezioni Modi-centriche, in cui gli elet­tori hanno votato per un candidato che ha dimostrato maturità, capacità am­ministrative e una prospettiva innovati­va. Modi si è impegnato per 11 mesi, do­po la designazione del partito alla guida della campagna elettorale, partecipan­do a 437 comizi e migliaia di iniziative che lo hanno connesso alla gente e gli hanno premesso di proporre al meglio la propria visione. Lo ha fatto rigettando i toni troppo accesi, perseguendo un ap­proccio aggregativo che lo ha avvicina­to a ogni gruppo sociale. Ha condotto la  campagna come fosse alle presidenzia­li, sconfiggendo sul campo il suo rivale Rahul Gandhi comizio dopo comizio. Il Congresso ha fallito nel difendere le pro­prie conquiste, non ha ammesso corru­zione e scandali e ha dimostrato poca determinazione nelle proposte. Quale governabilità si prospetta? Non vedo problemi in proposito. La po­polarità di Modi sarà un collante attor­no al suo premierato. La sua esperien­za a capo del governo dello Stato del Gujarat dal 2002 consentirà agli india­ni di sperare in un governo efficiente, funzionale e stabile. L’India si aspetta di cambiare concretamente in termini di  laicità, nazionalismo, politiche di in­clusione, sviluppo e benessere condi­viso. Potrebbe essere una sorpresa per il mondo. Ci sono preoccupazioni per la sorte del­le minoranze sotto un governo a guida Bjp. Nei cristiani sono ben presenti le persecuzioni tollerate, se non incenti­vate, dal partito e dai suoi alleati. Credo che con Modi al potere si apra un nuovo capitolo per le minoranze in ter­mine di benessere, sviluppo e legittima­zione, sia economica, sia politica. I par­titi dell’ex maggioranza hanno sclero­tizzato le minoranze, come quella mu­sulmana o cristiana, per vantaggi poli­tici. Il Bjp potrebbe aprirle a una mag­giore integrazione. Gli elettori hanno da­to fiducia a Modi per i risultati lusin­ghieri in termini di sviluppo in Gujarat e ci si aspetta che questo valga per tut­to il Paese. I cristiani non hanno di che temere. Sono cittadini rispettosi della legge e – anche quando siano impegna­ti in attività di conversione – il loro im­pegno nei servizi educativi e sanitari è apprezzato. Non occorre che diventino militanti per avere quanto garantito dal­la  legge. Quale ruolo internazionale sarà possi­bile per un’India guidata dai naziona­listi? Sotto il precedente governo il Paese ha volato basso e questo non è piaciuto a­gli indiani, che si aspettano che Modi possa meglio assicurare rapporti ami­chevoli e tutelare non solo gli interessi nazionali ma anche affrontare le preoc­cupazioni legittime di paesi vicini e a­mici. In realtà, la politica aggressiva ver­so Modi del governo uscente ha posto molte diplomazie in difficoltà verso la futura guida dello Stato e staranno ora interrogandosi su come rimediare. In fondo, come possono ignorare il primo ministro di una nazione come l’India?