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Dopo la strage . Strage in Pakistan: «Il nostro 11 settembre»

mercoledì 17 dicembre 2014

Dopo la strage di ieri nella scuola di Peshawar, con il suo tragico bilancio di 144 morti (132 bambini eragazzini e 12 persone dello staff),  i talebani pachistani hanno minacciato oggi nuovi attentati come "vendetta" per le operazioni dell'esercito nel nord-ovest e hanno esortato i civili a evitare scuole e altre sedi militari. Nel documento di quattro pagine, recapitato ad alcuni giornalisti, il gruppo armato estremista Tehrik-e-taleban Pakistan (Ttp) ha chiesto ai civili e ai loro bambini di non frequentare scuole e istituzioni gestite dai militari.  Intanto il governo del Pakistan ha cancellato la moratoria sulla pena di morte per i reati legati al terrorismo. Lo ha reso noto l'ufficio del premier, Nawaz Sharif. Si tratta della prima reazione concreta al sanguinoso attentato dei talebani. Come prima conseguenza, il presidente pachistano Mamnoon Hussain ha rifiutato la grazia ad otto condannati a morte per terrorismo. Utilizzando le sue prerogative, ha indicato una fonte presidenziale, il capo dello Stato ha respinto le istanze di grazia presentate nel 2012 ed in attesa di risposta. I condannati potranno ora essere impiccati. Paese a lutto. Il Pakistan è in lutto, nel primo dei tre giorni decretati dal governo per piangere i bambini e gli adulti massacrati dai talebani nel sanguinoso attacco alla scuola di Peshawar, il più doloroso attentato nella storia del Paese. Nella notte ci sono state veglie di preghiera e candele accese in tutte le moschee del Paese. Gran parte delle scuole sono rimaste chiuse e quelle che sono state aperte hanno cominciato la giornata con preghiere speciali per le vittime. Scuole, università, uffici, mercati sono invece rimasi chiusi in tutta la provincia dl Khyber-Pakhtunkhwa, di cui Peshawar è il capoluogo e che è proprio confinante con le zone tribali roccaforti dei talebani. E intanto a Peshawar i genitori hanno già cominciato i funerali delle piccole vittime. Il governo si riunisce con i principali partiti politici per discutere la situazione dopo l'attacco, che il premier, Nawaz Sharif, ha definito "una tragedia nazionale". "È il nostro 11 settembre": questo il titolo che campeggia sulla prima pagina del pakistano Express Tribune, diffusissimo giornale in lingua inglese di Islamabad.Il vescovo di Islamabad. "Il terrorismo è un problema globale, così come è stata globale la condanna per l'uccisione dei bambini e dei loro insegnanti. Bisogna una volta di più restare uniti, lavorare assieme nonostante le differenze". Così, nel corso di una veglia di preghiera che si è tenuta nella capitale, il vescovo di Islamabad, mons. Rufin Anthony, ha commentato il massacro di martedì. Condannando con forza l'attacco, il prelato ha quindi aggiunto che "oggi il mondo è vicino e solidale al Pakistan, ancora sotto choc per questo terribile fatto di sangue".