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Finte accuse di blasfemia. Cristiani arsi vivi, il premier: «Faremo giustizia»

mercoledì 5 novembre 2014
"Nessuna pietà" per i colpevoli del crimine contro la coppia di cristiani bruciati vivi da una folla in un villaggio nei pressi di Kot Radha Kishan, nel Punjab. È quanto ha assicurato il primo ministro pakistano, Nawaz Sharif, che ha condannato la morte dei due cristiani definendolo "un crimine inaccettabile". "Uno Stato responsabile non può tollerare che resti impunito un linciaggio pubblico". "Ho dato indicazione al capo del governo provinciale del Punjab a non mostrare alcuna pietà - ha aggiunto Sharif - La legge deve fare il suo corso e punire chi è responsabile di questo atto". Il primo ministro ha quindi sottolineato che il governo ha il dovere di "proteggere le minoranze del paese da violenza e ingiustizia" e promuovere "l'armonia tra le varie religioni".«Erano sequestrati per debiti». Secondo la ricostruzione fornita dai parenti, i due giovani - Shehzad Masih di 26 anni e Shama Bibi di 24, incinta di 4 mesi e madre di tre figli - sono stati tenuti in ostaggio, per il timore che scappassero senza ripagare i debiti, nella fabbrica di mattoni per cui lavoravano in un villaggio a circa 60 km da Lahore. Arrestate 44 persone. La polizia pachistana ha arrestato martedì 44 sospetti. Lo riporta Express News. Oltre 460 persone sono state denunciate per aver partecipato al linciaggio. Il governatore del Punjab, Shahbaz Sharif (fratello del premier Nawaz) ha deciso di formare una commissione di inchiesta per accelerare le indagini. Ha inoltre rafforzato la sicurezza nei quartieri dove vive la minoranza cristiana molto spesso perseguitata nel Paese musulmano. Anche l'opposizione del Partito popolare pachistano (Ppp), il partito della famiglia Bhutto, ha condannato l'orrendo crimine e chiesto di fare luce su quanto avvenuto.Gli Ulema: polizia negligente. Il Consiglio degli Ulema del Pakistan, i leader religiosi islamici, chiede un'inchiesta imparziale sul caso. Un comunicato ufficiale del presidente Muhammad Tahis Ashrafi condanna la violenza esprimendo "profondo dolore per l'incidente" ma anche sottolienando che "non sarebbe avvenuto se la polizia locale non avesse mostrato negligenza". Nel mirino il comportamento degli agenti che secondo gli ulema avrebbe dovuto arrestate i due coniugi dopo la denuncia dei residenti o proteggerli nel caso in cui non fossero stati colpevoli. Il Consiglio degli Ulema ha deciso di costituire un comitato composto da studiosi provenienti da tutte le scuole di pensioero islamiche per "identificare i fattori reali dietro questo avvenimento". Cristiani in piazza: l'Onu intervenga. C'è molta preoccupazione tra i cristiiani del Pakistan che oggi scenderanno in piazza a Lahore per manifestare il loro sdegno e chiedere giustizia e rispetto della legalità. In piazza numerose organizzazioni cristiane e gruppi della società civile insieme a cittadini musulmani. "Chiederemo anche un intervento dell'Onu - spiega padre James Channan, domenicano, diretto del "Peace center" di Lahore, centro studi impegnato nel dialogo interreligioso - Per un eseme obiettivo sulla legge di blasfemia, sulla sua strumentalizzazione e sulle sue conseguenze, urge una analisi attenta e neutrale. Chiediamo che una apposita commissione venga in Pakistan. Se questa legge non sarà fermata e corretta vi saranno altri incidenti e tragedie come questa. Padre Channan si dice  convinto che la coppia non avesse commesso blasfemia. "E anche se fosse accertata l'accusa esistono procedure da rispettare - spiega il domenicano - non si può consentire un linciaggio o una esecuzione di massa da parte di quanti credono di essere al di sopra della legge". A preoccupare è soprattutto il fatto che per episodi di violenza simili avvenuti in passato - a Gojra, a Shantinagar e in altri luoghi - nessuno dei colpevoli è stato punito. "L'impunità alimenta la violenza, chiediamo alla commissione speciale creata dal governo del Punjab presenti un rapporto rapidamente e ci sia una punizione esemplare".  La condanna del ministro Gentiloni. Ferma condanna del ministro degli esteri Paolo Gentiloni l'efferata uccisione di due cristiani bruciati vivi in Pakistan. "Un atto vergognoso che solleva profonda indignazione" ha detto il ministro che esorta il Governo del Pakistan a fare tutto il possibile per assicurare immediatamente i colpevoli alla giustizia. "Quanto è avvenuto in Pakistan è l'ennesima inammissibile aggressione contro credenti cristiani, colpevoli solo della loro fede. Ora confidiamo nella giusta e pronta reazione della Giustizia pakistana". "L'Italia continuerà ad essere in prima linea in tutti consessi internazionali in difesa della libertà di religione e nel contrasto a ogni forma di discriminazione religiosa" ha concluso il titolare della Farnesina.