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LA FEDE NEL MIRINO. Bhatti, lutto in Pakistan Cristiani in piazza

Luca Miele giovedì 3 marzo 2011
Il Pakistan ha annunciato tre giorni di lutto nazionale per la morte del ministro cristiano per le Minoranze, Shahbaz Bhatti, ucciso ieri ad Islamabad per mano di un commando armato. Gli inquirenti hanno dichiarato di essere sulle tracce dei presunti assassini. Un funzionario della polizia pakistana, in condizione di anonimato, ha rivelato che gli investigatori stanno indagando tra i componenti della scorta di Bhatti. Due mesi fa il governatore della provincia del Punjab, Salman Taseer, è stato ucciso da una delle sue guardie del corpo.I funerali del esponente politico cattolico del Ppp si terranno domani nella sua città natale nei pressi di Lahore dopo l'arrivo di familiari dall'estero. LE MANIFESTAZIONI DEI CRISTIANILa comunità cristiana in Pakistan reagisce all'omicidio del ministro per le minoranze Shahbaz Bhatti con manifestazioni spontanee di protesta pacifica, con veglie di preghiera. La comunità cattolica e tutti i cristiani nella diocesi di Faisalabad, da cui Bhatti proveniva, hanno organizzato oggi, 3 marzo, un corteo pubblico di preghiera e solidarietà per le vie della città, manifestando dolore per la perdita del Ministro. Una fiaccolata con "preghiere e canti spirituali" si tiene questa sera anche a Islamabad. Domani mattina, 4 marzo, proclamata "giornata di digiuno e preghiera", la salma di Bhatti sarà portata nella chiesa di Nostra Signora di Fatima, a Islamabad, dove l'arcivescovo mons. Anthony Rufin celebrerà una messa di suffragio, alla presenza dell'Incaricato di Affari della Nunziatura Apostolica, mons. Josè Luis Dias-Marilbanca Sanchez, dato che il nuovo Nunzio Apostolico, mons. Edgar Pena Parra, non si è ancora insediato.Ieri, dopo il propagarsi della notizia dell'omicidio, manifestazioni spontanee si sono tenute in tutte le principali città del Pakistan: Islamabad, Lahore, Karachi, Multan, Quetta. Gruppi di cristiani sono scesi in strada protestando per "l'assenza e l'inazione dello stato", in un omicidio che, come dice una fonte locale di Fides, è "chiaramente motivato dall'odio religioso". In una dichiarazione congiunta, inviata a Fides, la Chiesa cattolica e le Chiese protestanti del Pakistan ricordano Bhatti come "uno statista impegnato per l'armonia interreligiosa", affermando che il suo assassinio rimarca "la questione della protezione delle minoranze religiose, della loro vita e della libertà". SPEZZATA LA VOCE DEI DEBOLIChi tocca la legge antiblasfemia muore. Chi osa difendere i cristiani – indifesi come Asia Bibi, la donna condannata a morte con l’accusa pretestuosa di aver offeso il profeta Maometto – in un Paese sempre più esposto al rigurgito fondamentalista, finisce crivellato dai colpi. È accaduto il 4 gennaio a Islamabad, quando a cadere fu Salman Taseer, il governatore del Punjab. È accaduto ancora ieri e ancora a Islamabad. Sotto i colpi dei fondamentalisti è finito il ministro pachistano per gli Affari delle minoranze Shahbaz Bhatti, l’uomo che da tempo si batteva strenuamente per la libertà religiosa, il politico da poco riconfermato nel governo guidato dal premier Gilani ma lasciato da solo a combattere la sua battaglia per la libertà religiosa. E consapevole che la sua sorte era già segnata. In un’intervista dello scorso 14 febbraio a TV2000, aveva detto di aver ricevuto minacce di morte da parte degli integralisti per le sue parole sulla legge antiblasfemia. «Il mio impegno resta lo stesso per la causa della libertà religiosa, in difesa delle aspirazioni dei cristiani e delle altre minoranze, per combattere contro gli abusi della legge sulla blasfemia, per ottenere giustizia per Asia Bibi», aveva assicurato.L’auto di Bhatti, 43 anni, unico ministro cristiano designato dal presidente Asif Ali Zardari, è stata raggiunta da almeno 20 proiettili. Inutili gli sforzi dei medici per salvargli la vita. Il capo della polizia della capitale, Wajid Durrani, ha fatto sapere che il commando era formato «da tre o quattro persone avvolte in scialli che a bordo di un veicolo bianco hanno intercettato l’auto di servizio del ministro». Il ministro era appena uscito dall’abitazione di sua madre. Viaggiava con l’auto di servizio. Non blindata. E senza scorta. La polizia ha però respinto le accuse di «buchi» nella sicurezza del ministro. Sul posto dell’omicidio sono stati rinvenuti volantini firmati dal Tehrik-i-Taliban Punjab, coalizione di movimenti collegati con i taleban afghani.Immediata anche la rivendicazione. Sajjad Mohmand, uno dei portavoce dei taleban, con una telefonata alla stampa si è attribuito la “paternità” dell’omicidio con il quale si è voluto «punire un ministro blasfemo». Chi ha agito lo ha fatto a colpo sicuro. Come ha scritto Syed Saleem Shahzad su AsiaTimes, l’omicidio è stato attentamente pianificato. I militanti conoscevano la zona, conoscevano i movimenti del ministro, hanno seminato la zona di opuscoli pubblicati in anticipo. E sono riusciti a entrare e uscire indisturbati da quella che dovrebbe essere una zona di massima sorveglianza della capitale. Smascherando la fragilità (voluta?) degli apparati di sicurezza pachistani. «I taleban hanno dimostrato ancora una volta di poter colpire qualsiasi bersaglio. In qualunque momento».Tutti sapevano in Pakistan che Shahbaz Bhatti era nel mirino dei fondamentalisti. Il ministro aveva “collezionato” una serie di minacce. L’ultima – resa nota dallo stesso politico – era arrivata solo il mese scorso: «I taleban hanno detto che mi decapiteranno e che mi sarà riservato lo stesso trattamento toccato al governatore Taseer». Secondo Nelson Azeem, uno dei due cristiani che ancora siedono nel Parlamento pachistano, «Bhatti aveva denunciato la sua mancanza di sicurezza con molti colleghi parlamentari. Ha fatto conoscere queste preoccupazioni al primo ministro e al presidente, ma non hanno fatto nulla a riguardo». Il presidente Asif Ali Zardari e il suo premier Syed Yusuf Raza Gilani hanno condannato l’omicidio. Zardari ha peraltro di «crimine efferato», assicurando che «simili atti non faranno arretrare il governo nella sua lotta al terrorismo». Da parte sua Gilani ha promesso «una approfondita indagine». Luca Miele