Mondo

Zimbabwe. Otto i morti nella repressione delle proteste anti-rincari

Paolo M. Alfieri mercoledì 16 gennaio 2019

Proteste nella capitale dello Zimbabwe, Harare, contro l'aumento dei prezzi del carburante (Ansa)

Le autorità dello Zimbabwe devono garantire che le forze di sicurezza esercitino moderazione e rispettino i diritti delle persone che protestano contro i massicci rincari del prezzo del carburante. È l’appello lanciato da Amnesty International dopo che nella repressione delle manifestazioni almeno otto persone sarebbero state uccise dalle forze di sicurezza e 200 detenute arbitrariamente. Le forze di sicurezza hanno utilizzato armi da fuoco e lacrimogeni contro le persone che protestavano per l'aumento del 150 per cento dei prezzi del carburante nelle città di Harare e Bulawayo. A Epworth una donna è stata gravemente ferita dopo essere stata colpita da armi da fuoco vicino a una stazione di polizia, mentre andava al lavoro.

"Invece di minacciare coloro che criticano il governo, le autorità dovrebbero concentrarsi sull'affrontare le cause profonde che stanno portando le persone nelle strade e concentrarsi sulla costruzione di un'economia inclusiva per tutti gli abitanti dello Zimbabwe", ha sottolineato ancora Amnesty. Ci sono state anche notizie di stazioni di polizia date alle fiamme, negozi saccheggiati, proprietà private distrutte e il quartier generale del principale partito di opposizione, il Movimento per il cambiamento democratico, incendiato.

Sabato scorso il presidente Emmerson Mnangagwa, già vicepresidente fino al 2017 con Robert Mugabe ed eletto capo dello Stato nelle elezioni dello scorso anno, ha annunciato gli aumenti dei prezzi del carburante, che sono entrati in vigore domenica. I prezzi del gasolio e della benzina, i principali mezzi per il trasporto di persone e beni di consumo nello Zimbabwe, sono aumentati del 150%. Lo Zimbabwe ha sofferto di cronica penuria di dollari Usa, che sono stati adottati come valuta ufficiale dopo che il Paese ha abbandonato il dollaro dello Zimbabwe nel 2009 a causa dell'iperinflazione.

Lo Zimbabwe ha sofferto di carenze di beni di consumo negli ultimi mesi, con alcuni negozi che chiudono le porte a causa della carenza di dollari Usa. "Anni di cattiva gestione politica ed economica hanno messo in ginocchio l'economia dello Zimbabwe. Milioni di cittadini dello Zimbabwe sono terrorizzati dagli effetti a catena che i rincari della benzina avranno sulla loro vita quotidiana, compresi quelli per il cibo e l'assistenza sanitaria", ha sottolineato Muleya Mwananyanda, vice direttrice di Amnesty International per l'Africa australe.

Il Congresso dei sindacati dello Zimbabwe (Zctu), un'organizzazione locale del lavoro, ha chiesto uno sciopero nazionale, dicendo che gli aumenti dei prezzi del carburante sono "insensibili e provocatori". Il governo ha anche accusato gli organizzatori dello sciopero nazionale e delle organizzazioni della società civile di essere intenzionati a destabilizzare il Paese e lavorare con "stranieri" per raggiungere questo obiettivo. Da allora le autorità hanno lanciato minacce velate contro questi anonimi organizzatori "stranieri", incluso revocare loro il visto ed espellerli dallo Zimbabwe.

Martedì è stato intanto arrestato l'attivista politico e pastore Evan Mawarire fuori dalla sua casa di Harare. Le autorità "sostengono che abbia incitato alla violenza attraverso Twitter e altre piattaforme di social media", ha detto l'avvocato del pastore, Beatrice Mtetwa. Mawarire è conosciuto a livello internazionale per la campagna #ThisFlag contro l’allora regime di Mugabe.