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Denuncia. L'Onu: «180 desaparecidos ucraini». Tra loro reporter, funzionari e attivisti

Luca Geronico sabato 7 maggio 2022

La bandiera dell'Ucraina sopra una tomba nel cimitero di Bucha

«Sparizioni forzate» e «detenzioni arbitrarie». La guerra in Ucraina – come un buco nero che inghiotte tutto, compresa la dignità umana – presenta il primo, ancora sommario, conto sulle violazioni dei diritti umani. L’Onu ha infatti individuato 180 casi di funzionari, giornalisti, attivisti, ex membri dell’esercito e civili prelevati da parte delle truppe russe in parti dell’Ucraina controllate da Mosca.
Un quotidiano stillicidio di cui, per ora, «sembra non intravedersi una fine» ha affermato la commissaria Onu per i diritti umani Michelle Bachelet intervenendo davanti al Consiglio di sicurezza. Lo staff delle Nazioni Unite, afferma Bachelet, «è venuto a conoscenza di casi di donne vittime di violenze delle forze armate russe in aree che erano sotto il loro controllo». Non mancano nemmeno altre denunce «di violenza sessuale da parte di entrambe le parti» mentre emergono prove di «torture», «maltrattamenti» ed «esecuzioni sommarie di prigionieri di guerra» commessi «da entrambe le parti in confitto». In particolare «nelle aree intorno a Kiev, da fine febbraio per circa cinque settimane, le forze russe hanno preso di mira civili, uomini», che «sono stati catturati, picchiati», vittime di «esecuzioni sommarie» e «in alcuni casi sono stati portati in Russia e Bielorussia all’insaputa delle famiglie». Sono già cinque i casi noti mentre il personale delle Nazioni Unite sta compilando elenchi di defunti e persone scomparse. In altre aree controllate dalle forze armate russe e formazioni armate affiliate, come le regioni di Kharkiv, Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson, ha aggiunto Bachelet «continuiamo a documentare arresti arbitrari e possibili sparizioni forzate di rappresentanti delle autorità locali, giornalisti, attivisti della società civile, militari in congedo e altri civili». I casi documentati al momento, in tutta l’Ucraina, sono 180.
Denunce di violazioni del tutto analoghe a quelle di Amnesty International, che ieri ha presentato a Kiev un dossier di 44 pagine intitolato “Non tornerà. Crimini di guerra nel nord-ovest dell’oblast di Kiev” frutto di 12 giorni di indagine sul campo. «In Ucraina la Russia ha compiuto il crimine di aggressione che deve essere perseguito» dalla giustizia internazionale ha dichiarato il segretario generale di Amnesty International, Agnes Kallamar. Ci sono «prove inconfutabili di crimini di guerra» commessi dai russi in Ucraina e in particolare Amnesty ha documentato attacchi aerei illegali sulla città di Borodyanka ed esecuzioni extragiudiziali in altre città e villaggi tra cui Bucha, Andriivka, Zdvyzhivka e Vorzel. «È fondamentale che tutti i responsabili, compresi quelli nella catena di comando, siano assicurati alla giustizia», ha detto Callamard.
Il personale dell’organizzazione umanitaria ha documentato «sia attacchi illegali sia l’uccisione volontarie di civili» incontrando i familiari delle vittime. A Borodyanka, a nord-ovest di Kiev, Amnesty ha scoperto che almeno 40 civili sono stati uccisi in attacchi indiscriminati che hanno devastato un intero quartiere e lasciato migliaia di persone senza casa. A Bucha e in diverse altre città e villaggi sempre a nord-ovest di Kiev, sono state documentato 22 uccisioni illegali da parte delle forze russe, in gran parte esecuzioni extragiudiziali. Amnesty ha fatto appello alle autorità ucraine e alla Corte penale internazionale perché queste prove siano conservate e la richiesta di giustizia da parte delle famiglie delle vittime siano ascoltate.
Anche di questo avranno occasione di parlare del G7 che domani si riuniranno in una videoconferenza convocata dal cancelliere tedesco Olaf Scholz a cui parteciperà pure il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. La videoconferenza, ha precisato una portavoce del governo di Berlino, Christiane Hoffmann, cade l’8 maggio che è una «data storica perché segna la fine della seconda guerra mondiale in Europa».