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SCENARI STRATEGICI . Atomiche tagliate: la «finzione» Start

Francesco Palmas sabato 29 maggio 2010
Mentre si cerca di limitare l’ingresso nel club nucleare di neofiti come l’Iran, è bene domandarsi se Russia e Stati Uniti abbiano davvero limitato le proprie ambizioni, benché Obama propugni il massimo disarmo possibile su questo fronte e la stessa strategia di sicurezza nazionale presentata giovedì parli delle superbombe come della minaccia più grave. Celebrato in pompa magna, il trattato Start dell’aprile scorso, non sembra avere nulla di rivoluzionario rispetto alle intese precedenti. Riguarda una sola categoria di armi atomiche: quelle operative e di livello strategico, vale a dire meno di un terzo degli arsenali. Il restante 70% è un coacervo di 15mila bombe in riserva, di testate in attesa di esser smantellate o rigenerate, e di ordigni tattici, enormemente più potenti della Little Boy anti-Hiroshima.Il sistema contabile adottato dallo Start ha ben poco di matematico: ammette 800 vettori per parte, 100 dei quali in riserva, e non più di 1.550 testate. Ma nell’equazione russo-statunitense, un bombardiere atomico equivale a un’arma nucleare. Strano, perché in caso d’attacco, ogni velivolo trasporterebbe non meno di 20 ordigni. I Blackjack dell’aviazione strategica russa sono equipaggiati con 12 missili da crociera As-15B e Kh-102. Ma si apprestano ad accogliere anche bombe gravitazionali, emulando i B-52 statunitensi, già predisposti per oltre 20 testate. La sommatoria suggerisce che lo Start ha garantito ai due grandi più bombe operative di quanto stabilito dal Sort (2002), se non fosse che questo era una fictio iuris.Gli arsenali nucleari delle superpotenze rispondono comunque alla legge dei profitti decrescenti: oltre un certo limite non fanno che aggravare i costi di mantenimento perché, in caso di conflitto, servirebbero solo a polverizzare le macerie. È una tendenza preconizzata fin dal 1973 da Thomas Schelling, una delle menti più illuminate del pensiero strategico statunitense. Se lo avesse ascoltato, il Pentagono avrebbe risparmiato centinaia di miliardi di dollari: dal 1949 ad oggi, ha speso nei deliri atomici 6.500 miliardi di dollari, 80 milioni a pezzo, compresi i costi per i vettori. Sarebbe stato più conveniente denuclearizzare: per disarmare un sommergibile bastano 7 milioni circa, fermo restando l’impatto ambientale delle scorie. Invece continuerà a spendere, come se la Guerra fredda non fosse mai finita: 80 miliardi di dollari da qui al 2020. Il dipartimento per l’Energia si è premunito, affidando il perfezionamento dei sistemi ai simulatori laser e al calcolo intensivo, per avere una capacità dissuasiva sempre all’avanguardia.Al Congresso, i repubblicani si battono contro la ratifica dello Start: non hanno digerito le concessioni fatte al Cremlino sulla difesa antimissilistica (Abm). Durante i negoziati, i russi hanno tentato di vincolare i "tagli atomici" all’evoluzione dello Scudo. L’incipit del trattato ammette una correlazione fra armi offensive e difese Abm, ma non vincola i contraenti. Washington potrà continuare gli studi antimissilistici, foraggiandoli con 10 miliardi nel 2011; Mosca potrà invece recedere dallo Start non appena l’Abm Usa evolvesse in maniera tale da compromettere le forze missilistiche russe.Non basta, la dottrina nucleare obamiana afferma che l’arsenale atomico statunitense non scenderà unilateralmente, ma seguirà l’andamento di quello "nemico". Pur auspicando l’abolizione delle armi nucleari, le userebbe per proteggere gli interessi vitali del Paese. Rientrano fra questi l’integrità del territorio, della popolazione e delle vie di comunicazione marittime e aeree. Un casus belli volutamente anodino, che impedisce all’avversario di conoscere in anticipo la soglia di tolleranza di un’eventuale aggressione. Delle possibili guerre future molto si dibatte: due colonnelli cinesi le hanno definite «senza limiti». Si tratterebbe di conflitti fortemente asimmetrici fra "culture belliche" spesso antitetiche. Gran parte avverrebbe su scala talmente ridotta da non poter esser combattuta con armi nucleari, perché gli obiettivi paganti sarebbero del tutto chimerici. Contro minacce locali e di medio livello sono molto più profittevoli i mezzi convenzionali, dirompenti e precisi. Sganciabili dai vettori strategici B-2 e B-52, le bombe a radionavigazione (Jdam) hanno conquistato il centro della scena. Più affidabili e precise dei missili da crociera, sono infinitamente più economiche: 18mila dollari per kit contro 1 milione. Devono ai sensori Gps il salto di qualità: l’errore circolare probabile di un bombardamento aereo si è ridotto in un ventennio da oltre 1 chilometri a pochissimi metri.Gli eserciti occidentali, ipertecnologici, non temono rivali nelle guerre convenzionali. Possono vincerle con perdite irrisorie, ma patiscono nelle fasi di stabilizzazione e contro minacce volatili, come quelle tipiche dei gruppi settari, etnici e tribali, talvolta legati al fondamentalismo religioso. Difficile individuare obbiettivi sfuggenti, capaci di sparare e occultarsi repentinamente: i "bersagli mobili", bestia nera del Pentagono, cui si sommano infrastrutture sempre più sotterranee e protette, spesso impiegate per custodire centri strategici e tattici, compresi i vettori per armi di distruzione di massa.