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Fecondazione. Il Nepal blocca l'utero in affitto per gli stranieri

Stefano Vecchia sabato 29 agosto 2015
Nell’unico Paese del continente asiatico dove finora la maternità surrogata non era in alcun modo regolamentata, la Corte suprema ha decretato il «blocco dei servizi di procreazione» a favore di coppie straniere fino a quando i giudici non esprimeranno un parere definitivo sulla loro legalità. Un effetto immediato della decisione dei giudici dovrebbe essere il blocco dei permessi di espatrio dei piccoli già nati o di prossima nascita.In tempi recenti, ancor più dopo l’imposizione di un nuova, restrittiva legge sulla surrogata a favore di stranieri in Thailandia, il povero Paese himalayano è diventato meta di coppie in cerca di donne disponibili a prestarsi per la gestazione di figli destinati a prendere il volo poco dopo la nascita. I costi contenuti sono sicuramente una ragione. Tuttavia, due tipologie di genitori acquisiti sono state particolarmente presenti: coppie gay, che ai piedi dell’Everest hanno trovato l’unico Paese di fatto ora accogliente, e cittadini israeliani che hanno usufruito anche della tolleranza e di una situazione particolarmente favorevole all’accoglienza di figli acquisiti provenienti dal Paese asiatico.Non senza aberrazioni o discriminazioni. Aveva colpito l’opinione pubblica mondiale la partenza nei giorni immediatamente successivi al sisma di aprile di decine di coppie con i neonati, in certi casi partoriti nelle ore della catastrofe. Creando però ulteriori interrogativi sulla sorte di coloro che erano in gestazione e delle donne che li avevano in grembo.Il terremoto ha inoltre creato nuove aree di disagio, di povertà – forse anche di abuso – che hanno accentuato la pressione sulle donne meno favorite a trovare il necessario alla sopravvivenza propria e delle loro famiglie. Nel complesso una situazione che ha toccato corde di orgoglio nazionale e spinto all’azione, pure in un situazione di incertezza politica e legislativa profonda, mentre le parti politiche e molti interessi si confrontano su una costituzione a sua volta dalla problematica gestazione, attesa ormai da nove anni.Nel 2014, il governo aveva espressamente consentito a donne straniere di accedere a pratiche surrogate nel Paese, ma ne aveva escluso le donne nepalesi. Difficile però dire quanto questa ingiunzione abbia avuto effetto, dato che già abitualmente molte donne locali si spacciavano per indiane pur di prestarsi alla pratica, o se ne abbia avuto anche per le nepalesi già in stato di attesa. Prestandosi alla gravidanza, le donne locali e quelle che arrivano per questo scopo dall’India guadagnano circa 7.000 dollari, una fortuna per i redditi locali, equivalente a anni di duro lavoro agricolo.