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Nepal. Case antisismiche e progetti agricoli finanziati con i fondi dell'8 per mille

Stefano Vecchia lunedì 15 maggio 2017

A oltre due anni dal disastroso sisma di magnitudine 7,8 che il 25 aprile 2015 (con una scossa di assestamento di poco inferiore il 12 maggio) colpì il Nepal distruggendo 600mila abitazioni, causando quasi 9.000 morti e sconvolgendo la vita di 2,6 milioni di abitanti, il Paese arranca ancora nella fase di ricostruzione. Una serie di cause, fra cui la caotica situazione politica, hanno impedito un intervento rapido dopo la fase d’emergenza che ha visto la corsa della solidarietà internazionale. Tuttavia, proprio l’entità delle necessità non autorizza ancora governi e organizzazioni caritative ad abbandonare il governo di Kathmandu a una gestione autonoma del dopo-sisma. D’altra parte, né le infrastrutture, né le possibilità finanziarie consentirebbero al Nepal di garantire le necessità delle centinaia di migliaia di individui ancora oggi in condizioni precarie e ancor più di completare la ricostruzione.



Anche per questo la Caritas italiana, presente attivamente nelle aree terremotate tramite la Caritas nepalese, ha un progetto di assistenza finanziato con i fondi dell’8 per mille della Conferenza episcopale italiana. I 3 milioni erogati in due tranche di 1,5 milioni sono confluiti nel Programma per il recupero dal terremoto nepalese, un progetto da 24 milioni di euro per le aree tra le più colpite dal doppio sisma (Kavrepalanchok, Sindhupalchok, Dolkha, Sindhuli) che hanno quasi 1,2 milioni di abitanti.


La prima tranche di aiuti della Cei (1,5 milioni di euro), è stata utilizzata per la costruire strutture abitative antisismiche (finora sono state completate o iniziate il 38,4% delle 4.825 pianificate entro il primo trimestre 2019); per un progetto per la gestione dell’acqua; per iniziative di sostegno alle coltivazioni.