Mondo

Per protesta. Nazareth senza celebrazioni civili per Natale

Luca Geronico giovedì 14 dicembre 2017

La Chiesa dell'Annunciazione a Nazareth (Ansa)

Nel clima di scontro sempre più acceso che si è instaurato in Medio Oriente, dopo la decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele, arriva la notizia che a Nazareth il sindaco Ali Salam, ha cancellato tutte le celebrazioni civili per il Natale, ad eccezione dell’illuminazione dell’albero di Natale e della tradizionale marcia annuale. Salam, musulmano, ha preso la decisione per protesta «contro l’annuncio di Trump su Gerusalemme». La festività, che vede arrivare nella cittadina (oggi conta 75mila abitanti) dove l'arcangelo Gabriele portò l'annuncio a Maria migliaia di fedeli e turisti da tutto il mondo, sarà quindi sotto tono rispetto agli anni scorsi.

Tornando alla politica internazionale, prima l’indiscrezione di un rinvio. Poi la conferma del ministero degli Esteri israeliano: la visita del vice-presidente statunitense Mike Pence è stata annullata di qualche giorno. Pence aveva annunciato un tour nella regione per «riaffermare» l’impegno degli Stati Uniti con i Paesi mediorientali. Ma per motivi interni americani, la riforma fiscale, deve essere posticipata. In realtà il rinvio appare come una ritirata strategica dopo il rifiuto di Abu Mazen di ricevere il rappresentante della Casa Bianca, accusata al vertice Oci (Organizzazione della Conferenza islamica) di Istanbul dallo stesso presidente dell’Anp di aver rinunciato al suo «ruolo di mediatore» e di non essere più «all’altezza di partecipare al processo di pace» avendo dimostrato «la sua parzialità».

Se gli Usa – dopo il riconoscimento da parte di Trump di Gerusalemme come capitale di Israele – sembrano aver perso qualsiasi ruolo di mediazione politica per il mondo arabo, ieri il leader di Hamas Ismail Haniyeh ha chiesto di trasformare ogni venerdì in un «giorno di rabbia» contro la decisione di Trump su Gerusalemme fino a che non sarà ritirata. Haniyeh è intervenuto alla manifestazione a Gaza per i 30 anni della fondazione della fazione islamica. «Lavoreremo perché l’amministrazione Usa – ha proseguito Haniyeh – cambi questa ingiusta dichiarazione».

Intanto, dopo il vertice di mercoledì dell’Organizzazione della cooperazione islamica che ha chiesto di riconoscere Gerusalemme Est come capitale della Palestina, il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu ha annunciato che, appena vi sarà il riconoscimento internazionale, a Gerusalemme Est saranno aperte delle ambasciate. Una proposta subito accolta dal governo del Libano che ha nominato una commissione per studiare come aprire un’ambasciata a Gerusalemme come «capitale della Palestina». Potrebbe essere l’inizio di una “Intifada” (rivolta) delle ambasciate.