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Mosca. Identificato l'uomo che ha sparato contro la sede dei servizi

Luca Miele giovedì 19 dicembre 2019

Il centro di Mosca presidiato dopo la sparatoria vicino alla sede dei servizi segreti russi (Ansa)

Un uomo ha aperto il fuoco, giovedì sera, nei pressi della sede dei servizi di sicurezza interni russi (Fsb), nel centro di Mosca, uccidendo un agente e ferendone altri 5 «in maniera grave». L'assalitore è stato ucciso dalle forze di sicurezza.

I media russi hanno pubblicato l'identità dell'uomo: si tratterebbe del 39enne Evgeni Manyurov, di nazionalità russa, ex guardia giurata. Secondo REN TV, Manyurov viveva a Podolsk, aveva una laurea in giurisprudenza e lavorava presso una società di sicurezza privata.

Per i servizi russi non ci sono dubbi: l’azione è da considerare come «un atto di terrorismo», caduta proprio in concomitanza con la rituale conferenza di fine anno di Putin. Tutto è stato avvolto da una serie di informazioni incerte, da smentite e rettifiche. L’attentatore, ha fatto sapere il servizio di sicurezza smentendo se stesso, era «solo e non insieme con altri due, come invece riportato dai media, e non è riuscito a entrare nell’edificio della Lubyanka».

Il discorso di fine anno di Putin e il mandato "a vita"

Mentre avveniva l'attacco, nel centro della capitale, dal Cremlino il presidente Vladimir Putin nel discorso di fine anno faceva sapere che i servizi russi hanno «impedito 33 attacchi terroristici» nel 2019.

Di certo il primato non glielo scipperà nessuno: quello delle conferenze stampa (di fine anno) più lunghe al mondo. Quest’anno lo “show” di Putin è durato 4 ore e 19 minuti, migliorando la performance dello scorso anno quando la maratona di domande risposte restò sotto la “soglia” delle quattro ore.

Ma c’è un altro primato che lo zar vuole sbriciolare. Per farlo deve rimuovere il vincolo costituzionale che gli vieta di ricandidarsi nel 2024, con tanto di maggiori potere al Parlamento. Questa volta non si tratta solo di speculazioni. È stato lo zar in persona ad alzare il velo, aprendo su possibili modifiche all’architettura istituzionale della Russia. «Quello che potremmo fare in merito a questi termini è rimuovere la parola “consecutivo”, quando si tratta della carica di presidente», ha ipotizzato il presidente russo il cui incarico scade nel 2024. Parole che, per molti, smascherano l’intenzione di Putin di conservare a vita la poltrona da presidente.

Non tutti hanno interpretato l’uscita dello zar come l’inizio di una nuova scalata, questa volta alla Costituzione. Il leader del gruppo di Russia Giusta alla Duma Sergheij Mironov la pensa esattamente al contrario. Il presidente ritiene che la parola “consecutivi” potrebbe essere rimossa per quanto riguarda la durata della permanenza alla carica di presidente. A mio avviso, ciò dimostra chiaramente che Vladimir Putin non terrà l’incarico dopo il 2024», ha sostenuto.

Per molti non è stato un caso che Putin sia intervenuto a difesa del “collega” americano, Donald Trump al timone negli Usa e ben più vecchio di Putin. Le accuse alla base della procedura di impeachment? Sono «inventate» e l’obiettivo dei democratici è ribaltare il risultato delle elezioni del 2016. Rispondendo a una domanda sul dialogo con gli Usa, dove Trump è diventato il terzo presidente a finire sotto impeachment, Putin ha detto di non essere sicuro che il mandato del presidente americano sia al termine. «La procedura deve passare al Senato, e a quanto ne so, lì i repubblicani hanno la maggioranza». «Difficilmente, acconsentiranno a rimuovere un rappresentante del loro partito per ragioni che mi sembrano assolutamente inventate», ha aggiunto.

Anche sul tema sempre più attuale del riscaldamento globale – tra i primi sollevati in conferenza stampa – il leader del Cremlino ha spalleggiato il collega a stelle e strisce, che nega le responsabilità umane dietro ai cambiamenti climatici: «Nessuno ne conosce le cause». Allo stesso tempo, però, ha ricordato che la Russia ha rispettato l’accordo di Parigi sul clima; lo stesso accordo da cui, invece, si sono ritirati gli Usa.

Putin, comunque, non ha risparmiato le tradizionali critiche a Washington, per quelle che definisce misure «ostili» verso Mosca, tornando ad avvertire che il Cremlino risponderà in modo speculare a ogni iniziativa sanzionatoria. In particolare, si è lamentato del rifiuto degli Stati Uniti di rispondere alla proposta russa di estendere il Trattato New Start sul controllo degli armamenti – in scadenza a febbraio 2021 – che limita il numero delle testate nucleari strategiche. «Se il Trattato New Start smetterà di esistere, niente fermerà una corsa agli armamenti», è tornato ad ammonire.

La conferenza stampa, a cui erano accreditati quasi 1.900 giornalisti russi e stranieri, ha toccato i temi più disparati: dai problemi di carattere interno (sanità, povertà, pensioni) allo sport (Mosca si appellerà contro la squalifica della Russia decisa dalla Wada per doping) fino allo stesso destino politico del longevo leader. In attesa di nuovi primati.