Mondo

IL CAIRO. Egitto, Morsi parla alla nazione Telefonata di Obama

venerdì 7 dicembre 2012
​Il presidente americano Barack Obama ha avuto un colloquio telefonico con il presidente egiziano Mohamed Morsi, durante il quale ha espresso la propria preoccupazione per i morti e i feriti nelle manifestazioni degli ultimi giorni. "Tutti i leader politici egiziani devono chiarire ai loro sostenitori che la violenza è inaccettabile", ha sottolineato Obama, che ha accolto positivamente la richiesta di dialogo di Morsi all'opposizione, mettendo in evidenza però che per ambedue le parti il dialogo deve avvenire senza precondizioni. Obama ha ribadito che gli Stati Uniti continuano ad appoggiare il popolo egiziano e la sua transizione verso una democrazia che rispetti i diritti degli egiziani. "E' essenziale - ha detto il presidente Usa - che i leader egiziani accantonino le differenze e si accordino su una strada che consenta all'Egitto di andare avanti".MORSI, DECRETO RESTA MA DIALOGO. NO DA OPPOSIZIONEAtteso per tutta la giornata, nella serata di ieri il presidente egiziano Mohamed Morsi si è presentato davanti alle telecamere per pronunciare il suo discorso alla nazione nel quale ha ribadito le ragioni che lo hanno spinto a emanare il contestato decreto presidenziale e cioé garantire la sicurezza ed ha confermato che il referendum sulla costituzione si terrà come previsto il 15 dicembre. Ma il presidente ha anche aperto alle opposizioni affermando di volere avviare una dialogo nazionale questo sabato. Un'apertura che è stata subito respinta da Mohamed el Baradei, uno dei principali leader dell'opposizione, così come da "6 Aprile" altro importante movimento anti-Morsi. "Il discorso di Mohamed Morsi e gli incidenti avvenuti davanti a palazzo presidenziale chiudono la porta a ogni dialogo", ha detto, lapidario, Baradei. Ed al contempo ha lanciato l'appello a manifestare domani.Morsi ha ripetutamente condannato le violenze di questi giorni, sostenendo di rispettare la libertà di espressione e di opposizione ma schierandosi con nettezza contro le violenze e anche contro coloro che "usano soldi frutto della corruzione", soprattutto del passato regime, per "distruggere lo stato"."La dichiarazione costituzionale ha suscitato opposizione è questo è accettabile ma quelli che usano la violenza e armi vanno consegnati alla giustizia", ha affermato Morsi sostenendo che dalle indagini è emerso che fra i manifestanti c'erano persone armate che erano state pagate. Morsi ha difeso il decreto da lui varato il 22 novembre e che ha scatenato la protesta delle opposizioni, affermando che non aveva come obiettivo quello di impedire il lavoro della magistratura e dicendosi fiducioso che i giudici continueranno il loro lavoro "per proteggere lo stato". Come unica concessione il presidente egiziano si è detto disponibile a rinunciare all'articolo del decreto che consente al presidente di assumere tutte le misure per proteggere il paese. Morsi ha quindi affermato che incontrerà gli esponenti delle opposizioni a palazzo presidenziale sabato per affrontare una serie di questioni, come la legge elettorale, il destino della Shura, la Camera alta del Parlamento che non è stato sciolta come la camera bassa in virtù di una sentenza della corte costituzionale e l'avvio di una road map politica per la fase del dopo referendum. Sempre a proposito del referendum Morsi ha detto che nel caso vinca il no provvederà a formare una nuova assemblea costituente. Morsi aveva da poco finito di parlare alla tv quando la sede del partito dei Fratelli musulmani veniva assaltata e data alle fiamme al Cairo.