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Usa. «Via, tornate a nuoto in Messico». Texas disumano con i migranti

Lucia Capuzzi sabato 22 luglio 2023

La barriera di boe rivestita di filo spinato

A Yolanda, salvadoregna e incinta, gli agenti statunitensi a cui si era consegnata per chiedere asilo hanno negato acqua mentre la temperatura sfiorava i quaranta gradi. A una bimba di quattro anni, appena uscita dal Rio Bravo e toccato il suolo Usa, la guardia di frontiera ha intimato di tornare indietro. In acqua. La piccola ci ha provato ma è svenuta prima. Un uomo con profonde ferite alle gambe ha raggiunto la riva trascinando il figlio di tre anni sulle spalle: si erano scontrati con la barriera di boe coperte di filo spinato piazzate come strumento di dissuasione.

Questi e molti altri episodi sono avvenuti a Eagle Pass, cittadina texana sulle rive del Rio Bravo e punto di passaggio di molti irregolari. A raccontarli, nero su bianco, in una serie di email, non sono stati i “soliti” attivisti per i diritti umani. Bensì il paramedico e soldato Nicholas Wingate che si dice convinto della «necessità di difendere i confini nazionali» ma, al contempo, considera «che ormai si sia oltrepassato il limite dell’umanità». Le missive, diffuse dallo Houston Chronicle hanno scatenato una nuova polemica sui metodi del governatore Greg Abbott per “scoraggiare” l’immigrazione irregolare.

Le affermazioni di Wingate sono state confermate da altri agenti che hanno presentato rimostranze al dipartimento di Sicurezza pubblica del Texas, l’ente incaricato di applicare la politica migratoria del governatore. Come pure è indubbio che sia cresciuto il numero di migranti arrivati nell’unico ospedale di Eagle Pass con lacerazioni e ferite.

La vicenda ha profondamente addolorato l’arcivescovo di Sant’Antonio, Gustavo García-Siller. «Chi nega acqua e a aiuto è un corrotto e un omicida», ha tuonato il pastore che insieme a ventuno vescovi del Texas hanno presentato una denuncia comune contro le pratiche impiegate nei confronti dei migranti. «Il fatto che queste persone debbano fuggire dai loro Paesi i quali non possono garantire loro una vita degna, non autorizza a trattarli in modo disumano», si legge nel testo presentato dalla Conferenza episcopale texana.

Il sindaco, Rolando Salinas, e l’ufficio del governatore hanno, in realtà, negato le accuse. Sostengono di limitarsi ad applicare la legge senza nessun ordine aggiuntivo e hanno accusato l’amministrazione di Joe Biden di aver provocato il caos con la sua politica delle “porte aperte”. Il riferimento è alla rimozione, a maggio, del blocco decretato della frontiera per ragioni sanitarie decretato da Donald Trump durante il Covid. In realtà, il cosiddetto Titolo 42 è stato sostituito dal non meno restrittivo Titolo 8. E il flusso è calato al minimo dal 2018. Per la prima volta, il mese scorso, i fermati sono stati meno di 100mila.

L’11 luglio, però, Abbott ha deciso di rafforzare il confine per conto proprio con una sorta di “barriera marina” anzi fluviale. Una serie di boe di un metro di diametro rivestite di filo spinato. Legate una accanto all’altra sono state installate come un muro galleggiante nel Rio Bravo, a trecento metri da Eagle Pass. Negli stessi giorni sono aumentate le tattiche di dissuasione – dall’acqua negata all’ordine di ritornare dentro il fiume e nuotare fino al Messico – e gli annegati: già quattro questo mese, tra cui un bimbo. Sono 26 dall’inizio dell’anno.

«Gridavano: “Tornate indietro”. Ma mio figlio li supplicava: “Non può, mia madre è ferita”. Alla fine ha detto: “Se volete sparate, ma io la porto a riva”», ha raccontato l’honduregna Gloria, una sopravvissuta. I democratici texani si sono scagliati contro il governatore. E la vicenda è arrivata fino alla Casa Bianca: 90 dem hanno chiesto a Biden di intervenire. «Se questo è vero, si tratta di fatti abominevoli. Sono in gioco i nostri valori come Paese», ha affermato la segreteria per la Stampa Karina Jean Pierre.

Il dipartimento di Giustizia ha minacciato, inoltre, un'azione legale poiché lo Stato non avrebbe l’autorizzazione per installare una “barriera di boe” a “Le azioni del Texas violano la legge federale, sollevano timori umanitari e presentano un serio rischio alla sicurezza pubblica e all’ambiente”, ha osservato il dipartimento di Giustizia.