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ORRORE. Massacrata famiglia di cristiani in fuga dalla Siria verso il Libano

Federica Zoja giovedì 10 gennaio 2013
Massacrati mentre cercavano di fuggire dal Paese. Questa la fine, atroce, di un gruppo di cristiani in Siria, Paese messo in ginocchio da un conflitto che sembra non trovare fine. È successo nella zona di Hama, a una famiglia di cristiani che stava cercando di raggiungere il Libano ed è stata uccisa a coltellate. Secondo i Comitati locali di coordinamento (Lcc) dell’opposizione, la famiglia faceva parte di un gruppo di 12 sfollati, tutti uccisi nello stesso modo. Non sono però stati indicati i responsabili.Intanto, è finita l’odissea di 48 cittadini iraniani rapiti in agosto dai ribelli siriani. Per ottenere il loro rilascio, Damasco ha disposto la liberazione di 2.130 civili, detenuti nelle carceri del regime. La notizia è stata riferita dall’agenzia di stampa turca Anadolu: lo scambio è avvenuto ieri in diverse zone della capitale siriana con la mediazione di Turchia ed Emirato del Qatar. A confermare l’accordo fra le parti è stato Bulent Yildirim, presidente di una Ong turca, la Fondazione per l’aiuto umanitario (Ihh), coinvolta nello scambio. I civili sono detenuti di diverse nazionalità, anche turchi. Nel pomeriggio, la televisione di Stato iraniana PressTv ha confermato il rilascio dei 48, definiti «pellegrini rapiti in una moschea sciita vicino a Damasco» da «miliziani sostenuti dall’estero». L’opposizione siriana, invece, ha sempre sostenuto che i prigionieri avevano addosso carte di identità militari. Continuano nel frattempo gli scontri fra esercito regolare e ribelli: almeno 10 civili, tra cui 4 bambini, hanno perso la vita in un raid aereo condotto dall’aviazione militare di Damasco nel villaggio di Jabab Hamad, a Homs. Anche la provincia di Aleppo è ancora in fiamme. Mentre, lontano dal fronte, domani avrà inizio, a Ginevra, il secondo round di colloqui sul conflitto siriano tra delegati russi e americani, con la partecipazione dell’inviato speciale delle Nazioni unite e della Lega araba, Lakhdar Brahimi. Secondo la diplomazia russa, il piano di pace esposto domenica da Assad è degno di essere preso in considerazione. Ma Brahimi lo boccia senza appello, definendolo «settario» e «unilaterale»: in sintesi, Assad «ha perso un’opportunità» per porre fine alla crisi.