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NEW DELHI. Marò, il governo indiano non si oppone a permesso

martedì 18 dicembre 2012
​ Il governo indiano non si oppone alla concessione di un permesso natalizio di due settimane ai marò nel caso in cui il tribunale del Kerala accolga la richiesta italiana. Lo ha detto oggi il portavoce governativo Syed Akbaruddin, che  ancora oggi ha ricordato che il potere giudiziario è indipendente in India. Lo ha fatto prima di confermare che, sulla vicenda dei marò, l'ambasciatore indiano Debabrata Saha è stato convocato la scorsa settimana dalla Farnesina in merito alla necessità che la Corte Suprema si pronunci in tempi rapidi sulla giurisdizione da applicare all'incidente del 15 febbraio in cui sono stati uccisi due pescatori indiani a bordo di un peschereccio in acque internazionali al largo del Kerala."Il governo di Roma ha enfatizzato l'importanza per l'Italia di una decisione rapida su questa materia - ha aggiunto Akbaruddin - e la nostra risposta è stata che la questione è di competenza della giustizia indiana e che occorre aspettare gli esiti del verdetto". Già in passato, in diverse occasioni, New Delhi ha ribadito la sua posizione secondo la quale il potere giudiziario è completamente indipendente e imparziale. La Corte Suprema ha completato l'esame del ricorso italiano il 4 settembre senza però fissare una data per il verdetto. I giudici del massimo organo giudiziario situato a New Delhi sono da questa settimana in vacanza fino al prossimo 2 gennaio.PROCURATORE KERALA CONTRARIO LICENZA, TEME NON TORNINO Il procuratore generale dello Stato indiano del Kerala ha argomentato oggi con tanti 'no' la sua posizione "assolutamente contraria" alla concessione della licenza di due settimane ai marò per le festività natalizie. Intervenendo nel dibattito nell'aula 5B dell'Alta Corte del Kerala a Kochi dopo i legali di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone che hanno illustrato gli argomenti e le garanzie a sostegno della richiesta, l'avvocato Asaf Ali ha ricordato che in Italia la Procura di Roma ha aperto un' inchiesta per omicidio nei confronti dei due fucilieri del San Marco. "Non è plausibile 'My Lord' - ha detto rivolgendosi al giudice P.Bhavadasan - che un magistrato locale ne disponga il fermo e quindi la proibizione a tornare in India?"In questo caso, ha aggiunto, "la crisi giudiziaria si trasformerebbe in una crisi politica i cui riflessi sarebbero tutti a carico dello Stato del Kerala". Ali ha ricordato con foga che "qui siamo davanti ad un processo per l'uccisione di due pescatori indiani" e pur non arrivando a mettere in discussione il valore delle garanzie presentate dal console generale di Mumbai Giampaolo Cutillo a nome della Repubblica italiana per un ritorno dei marò alla fine della 'licenza', ha però avanzato l'ipotesi che "dietro la richiesta vi sia un retropensiero" mirante a far saltare il processo in India. Il legale ha poi sostenuto che "la sola argomentazione della necessità di partecipare a cerimonie religiose con i famigliari ed amici in Italia" non è sufficiente a suo avviso per far accettare la domanda di espatrio. "Visto fra l'altro che migliaia di credenti vengono a trascorrere le festività natalizie qui da noi nello Stato cristiano del Kerala - ha esclamato - perché mai i parenti ed amici non possono venire a trovarli a Kochi? Magari a nostre spese?". Per tutte queste ragioni, ha concluso, "ribadiamo il nostro no alla concessione dell'autorizzazione ai marò a recarsi in Italia", sottolineando che "trattandosi di una richiesta di licenza per motivi familiari e non una modifica delle condizioni della libertà dietro cauzione, l'Italia avrebbe dovuto utilizzare il canale diplomatico e non quello giudiziario".LATORRE: FIDUCIOSI, GRAZIE ALLE ISTITUZIONI ITALIANEMassimiliano Latorre, uno dei due marò trattenuti da quasi dieci mesi in India, si dice ''fiducioso del costante e continuo interessamento del governo e delle istituzioni italiani''. ''Dall'inizio di questa vicenda - dice Latorre, parlando accanto al suo compagno Salvatore Girone e al ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, che è andato a trovarli - continuano a starci accanto: non solo a noi, ma cosa piu' importante anche alle nostre famiglie in Italia e questo ci rassicura e ci da ancora piu' fiducia''. ''Qualche giorno fa le nostre famiglie sono state ricevute al Quirinale e questo ci ha dato ancora piu' serenita''', aggiunge. Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, da dieci mesi trattenuti in India per un incidente in mare in cui sono morti due pescatori, ''sono personale militare italiano ancora in missione''. Lo ha dichiarato a Kochi, nello Stato indiano del Kerala, il ministro della Difesa italiano Giampaolo di Paola. Congedandosi dai due, incontrati per due volte ieri sera e stamani, Di Paola si e' detto ''fiducioso che questa vicenda sara' risolta'' presto.  Il ministro, che ha lasciato oggi l'India per rientrare in Italia in serata, ha aggiunto: ''Sono stato, prima di venire qui, in Afghanistan (ad Herat, ndr), per salutare il nostro contingente militare in missione. Come i nostri maro', che stanno ancora svolgendo la loro missione qui''. ''Ho grande rispetto per la Corte suprema indiana'' che deve pubblicare una sentenza su ricorsi italiani, ha poi detto Di Paola, ''e sono fiducioso che questo caso sara' risolto in sintonia con le leggi indiane ed il diritto internazionale''. Per quanto riguarda poi la possibilita' che Latorre e Girone possano trascorrere due settimane in Italia per le vacanze natalizie - al riguardo e' stata presentata una richiesta formale di licenza all'Alta corte di Kochi -, il ministro ha sostenuto che ''nessuno meglio degli indiani puo' comprendere l'importanza di certe festivita'''. Per noi, ha concluso, ''il Natale e' 'la' festa. per cui si puo' capire l'importanza per loro di poterla trascorrere con le famiglie in Italia. Io sono convinto che gli indiani lo capiranno''.