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Usa. L’America della vita marcia a Washington e lancia segnali alla Corte Suprema

Elena Molinari, New York sabato 22 gennaio 2022

Il raduno dei partecipanti alla Marcia per la Vita davanti alla Corte Suprema a Washington

Dodici mesi fa, l’umore dei leader del movimento anti-aborto americano che si riunirono a Washington per la tradizionale Marcia per la vita era cupo: proprio nel 48esimo anniversario di Roe contro Wade, la storica sentenza della Corte Suprema che legalizza l’aborto negli Usa, Joe Biden aveva promesso di proteggere «il diritto di scelta» di una donna. Non solo, il nuovo capo della Casa Bianca aveva anche abrogato la norma che vieta agli operatori sanitari che ricevono aiuti finanziari Usa di offrire aborti o consulenze sull’aborto. E in breve avrebbe eliminato l’emendamento Hyde, che proibisce l’uso di fondi federali per l’interruzione di gravidanza.

Un anno dopo, gli attivisti pro-life sono tornati a marciare nella capitale Usa animati da una speranza un tempo impensabile. Per la prima volta in quasi mezzo secolo il massimo tribunale Usa appare propenso a rompere il precedente stabilito nel 1973 e a consentire a ogni Stato di regolamentare l’interruzione di gravidanza. Abolire Roe contro Wade, insomma, appare a portata di mano.

I manifestanti si sono riversati a decine di migliaia su Washington ogni gennaio dal 1974. E ieri come ogni anno, hanno incontrato sul loro cammino cortei pro-choice. Ma la tensione per le strade quest’anno è stata più forte del solito, poiché nel giro di pochi mesi la Corte Suprema si pronuncerà sulla costituzionalità di una legge adottata nel 2018 dal Mississippi, che vieta alle donne di abortire dopo 15 settimane di gestazione.

Già a dicembre, quando hanno ascoltato gli argomenti orali delle due parti nel caso, i sei giudici conservatori della corte hanno segnalato di essere inclini a sostenere la misura e alcuni di loro hanno indicato di essere disposti ad andare oltre e ribaltare completamente il precedente del ’73, che permette l’aborto fino al momento in cui il feto può sopravvivere fuori dall’utero materno, di solito tra la 22esima e la 24esima settimana.

Un altro segnale significativo in questo senso è arrivato proprio ieri: la Corte Suprema ha respinto un nuovo tentativo di bloccare una legge che vieta l’aborto in Texas dopo le prime sei settimane. È la seconda volta che i togati si rifiutano di impedire l’entrata in vigore del provvedimento.

«Speriamo e preghiamo che quest’anno, il 2022, porti un cambiamento storico per la vita», ha affermato Jeanne Mancini, presidente del March for Life Defense and Education Fund, che organizza la marcia dal 1974. Un annullamento del precedente Roe contro Wade non renderebbe automaticamente illegale abortire negli Usa, ma costringerebbe i singoli Stati a legiferare sulla questione.

Come ha ribadito ieri Mancini, il ribaltamento della decisione riporterebbe semplicemente la questione a livello locale, consentendo alle assemblee statali di decidere secondo i desideri dei loro cittadini. Almeno 26 Stati sono pronti a rendere immediatamente o in breve tempo illegali quasi tutti gli aborti chirurgici. Anche per questo, nessuno nel centro della capitale Usa prevedeva che quella di ieri sarebbe stata l’ultima “March for Life”.

Se anche il 50esimo appuntamento con il corteo, nel gennaio 2023, dovesse svolgersi in un’America post Roe v. Wade, tuttavia, secondo molti attivisti il Paese «avrà bisogno ancora della marcia, e forse anche di più».

Fra i gruppi pro-vita resta inoltre alta la preoccupazione per l’aborto farmacologico, che è relativamente poco regolamentato negli Usa, e per la possibilità che le pillole vengano spedite illegalmente per posta.

Molti dei manifestanti che hanno sfidato le insolite temperature gelide di Washington ieri erano giovani: un gruppo demografico la cui presenza è aumentata notevolmente alle Marce negli ultimi anni, in particolare dopo l’elezione di Donald Trump, che ha sostenuto molte misure pro-life.

«C’è un sentimento molto fiducioso nel movimento pro-vita e i giovani con cui lavoriamo sentono che qualcosa di molto grande è all’orizzonte», ha affermato Kristan Hawkins, presidente di Students for Life of America, alla «Messa per la vita» celebrata ieri mattina nella Cattedrale di San Matteo nel centro di Washington. È stato letto un messaggio di papa Francesco che ha ricordato come «solo quando la sacralità della persona umana è rispettata e i suoi diritti sono riconosciuti, le molteplici forme di ingiustizia sociale possono essere superate».