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Il reportage. I «ladri di terre» si mangiano pezzi di Amazzonia brasiliana

Lucia Capuzzi, inviata a Imperatriz (Brasile) sabato 15 gennaio 2022

Contadini brasiliani nello Stato di Santa Fe

«L'ultima volta è stata nel marzo 2020: si sono presentati qui sventolando la loro “licenza ambientale”. Peccato che non mostrino mai i titoli di proprietà. Perché non ce li hanno. Tutti i permessi sono falsi». Ci avevano già provato tre anni prima, quando erano arrivati direttamente con le ruspe per abbattere alberi centenari, costruzioni e campi. E far posto al raddoppio della Br-135, l’autostrada che attraversa il Nord-Est brasiliano per oltre 2.500 chilometri, congiungendo gli Stati di Maranhão e Minas Gerais. Anacleta Pires da Silva li aveva visti da lontano. Si era piazzata di fronte alle scavatrici, sbarrando loro il passo con il suo corpo minuto. Altri abitanti del quilombo di Santa Rosa dos Pretos l’avevano seguita. E le autorità, promotrici del progetto di ampliamento, avevano dovuto cedere. Almeno temporaneamente. Sono ormai 38 anni che Anacleta combatte per difendere la propria casa dalla lingua d’asfalto che la lambisce a meno di trenta metri di distanza. Una dimora modesta ma molto curata. Lampade e monili appesi alle pareti rosa acceso rivelano l’abilità artigianale di Anacleta. Anche così questa donna di 54 anni, dalla pelle nerissima e il sorriso facile tramanda la memoria degli antenati strappati all’Africa e incatenati alle piantagioni del Brasile coloniale. Schiavi nel corpo ma non nello spirito, capaci di emanciparsi e creare oasi di libertà ai margini dell’Amazzonia. A differenza degli altri quilombos – comunità di africani fuggitivi nascoste della foresta tuttora esistenti e tutelate dalla Costituzione – quello di Santa Rosa nasce in modo “legale”. Fu lo stesso proprietario a donare, nel testamento, la fazenda (piantagione) agli ex schiavi alla fine dell’Ottocento.
Nemmeno il regolare lascito ha messo al riparo gli attuali 4mila abitanti dal rischio ciclico di sfratto per far posto a nuove piantagioni o grandi opere. Santa Rosa, nel cuore dello Stato del Maranhão, fa da cerniera tra le due frontiere dell’agrobusiness brasiliano: il Cerrado – savana tropicale fondamentale per la sopravvivenza della foresta limitrofa – e l’Amazzonia. Terre fertili e “disponibili” grazie alla rete di complicità che lega élite politica e latifondo. E che ha nel grilagem – falsificazione dei certificati di proprietà da parte dei fazendeiros con la complicità diretta o indiretta delle autorità – la sua espressione più drammatica. Un nodo storico in uno dei Paesi con maggiore concentrazione fondiaria del pianeta. Dal 2018, però, il “furto di terre” amazzoniche e pre-amazzoniche ha avuto un incremento esponenziale: + 56 per cento secondo il recente studio dell’Instituto socioambiental (Isa).
Con la pandemia e l’attenzione concentrata sull’emergenza sanitaria, c’è stata un’escalation di occupazioni e violenze. La Commissione pastorale della terra (Cpt), legata alla Chiesa, ha registrato quasi due invasioni al giorno tra gennaio e agosto 2021, per un totale di 418. Il grilagem è cresciuto del 118 per cento. Una vera e propria corsa all’accaparramento di terra per allevamenti o coltivazioni intensive di prodotti da esportare, innescata dalla progressiva riduzione dei controlli. Questo spiega la crescita della deforestazione del 63 per cento tra 2018 e 2020. «La situazione potrebbe peggiorare nel prossimo futuro se fosse approvata la proposta di Luiz Antônio Nabhan García, responsabile delle Questioni fondiarie e uomo di fiducia del presidente Jair Bolsonaro, che dà ai grandi proprietari la facoltà di registrare la terra con una semplice autocertificazione», afferma Iriomar Lima, avvocato della rete Forum e cidadania, collegata alla (Cpt). Il Maranhão, con una legge statale ancora più permissiva di quella nazionale, è – insieme a Pará e Rondônia – al centro del saccheggio come dimostra l’esplosione di violenza record nell’ultimo anno. Nonché l’estendersi di coltivazioni di eucalipto, soja, miglio e riso. «Tra gennaio e novembre scorso, oltre un terzo dei 26 omicidi legati a conflitti agricoli è avvenuto in questo Stato», spiega Lenora Motta, responsabile della Cpt regionale. E proprio del Maranhão è la prima vittima del 2022: José Francisco Lopes Rodrigues, colpito il 3 gennaio dal proiettile di un anonimo killer che ha ferito anche la nipotina di dieci anni. «È morto cinque giorni dopo in ospedale. È un momento molto triste per tutti», prosegue Lenora. Francisco era uno dei leader della resistenza al grilagem di Ararí, costata la vita ad altri quattro contadini negli ultimi due anni. Il municipio di 40mila abitanti è all’interno della Baixada Maranhense, una pianura amazzonica solcata dai fiumi Mearim, Pindaré e Grajaú che, nella stagione delle piogge, esondano e la allagano, creando una distesa di isolotti multiformi.
Un ecosistema fragile su cui, in vari periodo dell’anno, si possono ammirare uccelli di specie rarissime. Per questo, l’area è protetta a livello internazionale dalla Convenzione di Ramsa: solo l’agricoltura familiare è consentita. Ciò non ha impedito che, nel 2017, fosse occupata da 4 fazendeiros che l’hanno recintata impedendo l’accesso ai contadini. I pascoli si sono riempiti di bufali, senza che le autorità muovessero un dito nonostante le segnalazioni delle 40 famiglie di Cedro, alla periferia di Ararí. Esasperate dopo due anni di inerzia, queste ultime hanno iniziato a rimuovere le recinzioni, finendo denunciate a loro volta per «atti vandalici» e portate di fronte ai giudici. Insolitamente sollecite, le forze dell’ordine hanno subito dato il via a una sfilza di arresti. «Dal 2020 sono iniziati gli assassinii mirati. Prima è toccato a Celino e Wanderson Fernandes, padre e figlio, poi a Antônio Diniz e João de Deus Moreira», sottolinea Iriomar. Vittime senza colpevole. Come il 92 per cento delle quasi 2mila persone massacrate nel corso di conflitti per la terra dal 1985.

Grilagem

Il «grilagem» è il sistema escogitato per falsificare i documenti per legalizzare il possesso di un determinato terreno, in genere pubblico o appartenente alle comunità locali. La parola deriva dal fatto che, in passato, i documenti fasulli venivano messi in una scatola con dei grilli per renderli gialli e rovinati, dunque antichi come si presumeva fossero gli originali. Il «grilagem» nasce con la legge del 1850 che aboliva le terre comuni, utilizzate dai contadini. I latifondisti ne hanno approfittato per incamerarle.