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POLEMICA IN SPAGNA. Madrid, cappelle dell'università a rischio chiusura

Michela Coricelli venerdì 11 gennaio 2013
​Ogni giorno nella cappella della facoltà di Geografia – all’università Complutense di Madrid – gli studenti possono assistere alla Messa, se vogliono. Ogni giorno possono entrare nella piccola cappella al piano terra e pregare in uno dei dieci banchi disponibili, se ne sentono il bisogno. Accade la stessa cosa in altre otto cappelle di altrettante facoltà dello stesso ateneo: è tutto nero su bianco, regolato dall’accordo firmato dalla Complutense e dall’arcivescovado di Madrid 20 anni fa. Ma quell’intesa – che garantisce a 100mila persone (fra universitari, professori e personale amministrativo) la libertà di raccogliersi in un luogo di culto – non piace alla corrente più laicista della società spagnola. E la presenza delle cappelle cattoliche torna ora sotto i riflettori e si riapre uno spinoso dibattito. La notizia è apparsa sul quotidiano conservatore La Gaceta: il rettorato della Complutense vorrebbe mettere fine alla convenzione con l’arcivescovado e per questo ha organizzato un incontro con rappresentanti della diocesi di Madrid, il 23 gennaio. L’interlocutore che parteciperà alla riunione in nome della Complutense sarà proprio il decano di Geografia, Luis Enrique Otero, noto per la sua chiarissima posizione: «La nostra funzione è la docenza e la ricerca. Nei centri pubblici di uno Stato aconfessionale non dovrebbero esserci cappelle». Nel 2010 Otero appoggiò un’iniziativa a favore della chiusura definitiva di quell’angolo religioso: ora propone di trasferire la cappella altrove per ragione di «spazi», perché al suo posto verrebbe installata un’altra aula. E il luogo di culto? Si parla di una stanza attigua (molto più piccola, ovviamente), ma c’è chi teme che il “trasloco” sia solo il primo passo prima della serrata finale. Alcuni mesi fa, quando emerse per la prima volta questa possibilità, l’arcivescovado ricordò che la cappella di Geografia è «molto frequentata e dà servizio ad un crescente numero» di fedeli. In questa triste storia non valgono neppure le scuse economiche, la crisi e il deficit: i cappellani non sono mai stati pagati dalla Complutense, nonostante i patti iniziali. La vicenda riporta l’attenzione sul laicismo spagnolo, particolarmente caro al cosiddetto “zapaterismo”. Secondo diversi analisti, la batteria di riforme promosse fra il 2004 e il 2011 dal governo socialista di José Luis Rodriguez Zapatero – dal matrimonio fra persone dello stesso sesso alla ricerca con gli embrioni, fino alla liberalizzazione dell’aborto – aveva come obiettivo una profonda trasformazione culturale ed antropologica della società. Ma nell’ultimo anno con Mariano Rajoy poco o nulla è cambiato, ammette l’Ong Hazte Oir (Fatti Sentire), fra le più critiche verso Zapatero. Nonostante le promesse in campagna elettorale, il governo del Partito Popolare non ha quasi toccato il castello legislativo costruito in quegli otto anni. L’annunciata riforma della normativa sull’aborto non è ancora stata presentata (molti temono ormai «sia finita in un cassetto», sotterrata dalla crisi); sul matrimonio omosessuale il Pp ha detto solo che accetta la sentenza della Corte Costituzionale, che lo ha definito conforme ai principi della Carta (dunque nessuna modifica); del programma in sostegno della maternità e della famiglia, infine, nemmeno l’ombra. Unica nota positiva – secondo Hazte Oir – è la riforma scolastica che ha eliminato la polemicissima materia di Educazione per la Cittadinanza: torna la classica Educazione Civica.