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Ucraina. L'Onu: «Decine di assassinati a Bucha. Da Mosca possibili crimini di guerra»

Nello Scavo sabato 23 aprile 2022

Gli esperti forensi internazionali sono al lavoro nelle fosse comuni scoperte dagli ucraini a Bucha

Un vecchio è stato ammazzato mentre con il deambulatore percorreva la strada di fianco al monumento ai caduti. Artem, 37 anni, lo hanno trovato riverso nel suo garage. Tra le mani un barattolo rotto di adjika, la tipica salsa piccante fatta in casa. Volodymyr è stato inseguito dagli spari in via Yablunska, mentre scappava tenendo tra le braccia una bambina di nove anni. Solo la piccola è sopravvissuta, nonostante un colpo alla spalla. Due giorni dopo, quando i soldati russi se ne sono andati, ha potuto ricevere le prime cure in ospedale: troppo tardi per salvarle il braccio destro. «Bucha è una gigantesca scena del crimine», dicono gli investigatori delle Nazioni Unite e gli analisti forensi di Human Rights Watch (Hrw). Una mattanza deliberata, casa per casa, scantinato per scantinato. Gli specialisti hanno ricostruito la dinamica degli omicidi, le traiettorie dei colpi, hanno esaminato i resti umani rinvenuti nelle abitazioni e negli anfratti. E hanno trovato un solo colpevole: l’esercito russo.

Tutti i rilievi sono stati trasmessi alla Procura presso la Corte penale internazionale dell’Aja, che con i suoi inquirenti ha raccolto numerose prove di massacri, abusi e crimini di guerra. Gli investigatori internazionali stanno cercando di ricostruire la catena di comando russa. Nomi e responsabilità, fino al livello politico, contro cui po- trebbero essere emessi i primi mandati di cattura. L’ufficio delle Nazioni Unite per i Diritti umani parla di «un crescente numero di prove per crimini di guerra».

Le forze armate del Cremlino hanno bombardato «indiscriminatamente aree popolate, uccidendo i civili, distruggendo ospedali, scuole e altre infrastrutture, azioni che possono equivalere a crimini di guerra», si legge nella nota conclusiva della prima inchiesta con cui sono stati accertati 50 episodi, mentre vengono esaminati i casi di altre 300 persone uccise solo a Bucha. Michelle Bachelet, a capo dell’ufficio dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i Diritti umani (Ohchr) ha spiegato che gli osservatori Onu, alla data del 20 aprile, hanno registrato l’uccisione di 2.345 civili e il ferimento di altri 2.919. Di questi, il 92,3 per cento è stato registrato nel territorio controllato dal governo di Kiev, il 7,7 per cento nelle regioni di Donetsk e Lugansk controllate dalle forze armate russe e da gruppi armati affiliati a Mosca. «Sappiamo che i numeri effettivi saranno molto più alti, perché gli orrori inflitti nelle regioni di Donetsk e Lugansk sono ben più gravi», aggiunge Bachelet. Durante la missione a Bucha del 9 aprile, i funzionari dell’Onu hanno documentato diverse esecuzioni illegali. Complessivamente gli ispettori hanno ricevuto 300 denunce per uccisioni di civili nelle regioni di Kiev, Chernhiv, Kharkiv e Sumy. Eliminazioni avvenute quando le aree erano sotto il controllo delle forze di occupazione. «Quasi tutti i residenti a Bucha con cui i nostri colleghi hanno parlato, riferiscono della morte di un parente o di un vicino. Sappiamo che è necessario fare molto di più per scoprire cosa è successo lì e sappiamo anche che Bucha non è un incidente isolato», ha affermato Bachelet.

Anche colpire ospedali e strutture sanitarie, o impedire l’accesso alle cure è un crimine di guerra. E in Ucraina è stato commesso decine di volte. «Ad oggi sono stati registrati 114 attacchi a strutture mediche, anche se è probabile – si legge nel dossier delle Nazioni Unite – che la cifra effettiva sia considerevolmente più alta. L’interruzione delle cure mediche ha anche visto aumentare il tasso di mortalità generale tra i civili nei centri assediati». Secondo una stima prudenziale «almeno 3mila civili sono morti perché non hanno potuto ricevere cure» o perché «costretti dalle forze russe a restare negli scantinati, oppure perché non autorizzati a lasciare le case». Nel corso delle indagini sono state raccolte prove di abusi commessi anche dalle forze ucraine, in particolare con «detenzioni arbitrarie». In alcuni casi, i parenti «non hanno informazioni su dove si trovino i loro cari, sollevando serie preoccupazioni in merito alla sparizione forzata, al rispetto del giusto processo e al rischio di tortura e maltrattamenti».

Ma è il “metodo Bucha” a preoccupare gli esperti internazionali. Compreso l’uso, in diverse aree del Paese, di ordigni trappola nascosti negli edifici degli sfollati, oltre alla denuncia – che non è stato possibile verificare in maniera indipendente – di «bombe giocattolo» per colpire i bambini. Le testimonianze che arrivano dal resto del Paese lasciano presagire un elevato numero di eccidi ancora sconosciuti. Inizialmente si pensava che nel villaggio sulla strada per Kiev i soldati russi avessero sparato all’impazzata falciando chiunque si trovasse sul loro percorso. Emergono, però, diversi riscontri sull’uso dei tiratori, che hanno metodicamente mirato su persone disarmate.

Nikolaij e Vasyl si sono salvati, hanno raccontato di essere stati feriti mentre si erano avvicinati a una finestra per fumare una sigaretta durante i giorni dell’assedio. Entrambi di Bucha, hanno sostenuto che due colpi sono stati esplosi nella loro direzione a distanza di pochi minuti. Human Rights Watch ha visitato l’appartamento di Nikolaij il 6 aprile e ha osservato i vetri infranti dalle pallottole, schizzi di sangue e resti di tessuto umano, due impatti di munizioni di piccolo calibro negli armadi e su una parete. «Il fatto che i due tiri abbiano colpito entrambi quasi nella stessa posizione – osserva Hrw – indica che non si trattava di proiettili vaganti».