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CAOS IN LIBIA. Gheddafi: migliaia di morti se Usa o Nato ci attaccano

mercoledì 2 marzo 2011
ll leader libico Muammar Gheddafi è riapparso in pubblico, circondato dai suoi sostenitori, nelle celebrazioni del 34esimo anniversario dell'instaurazione dell'autorità del popolo, come è stato definito dalla televisione libica, manifestazione alla quale è stata invitata anche la stampa. "Dal 1977 ho consegnato il potere alle commissioni del popolo libico", ha detto Gheddafi, il futuro del Paese è "nelle mani del popolo libico": Il Colonnello ha partecipato a un evento celebrativo a Tripoli, circondato da persone che scandivano le parole: "Tu rimarrai grande". Abbiamo costretto l'Italia" a scusarsi per il suo colonialismo, costringendo Roma " pagare i danni". "Combatteremo per la Libia all'ultimo uomo e donna, perché è in atto una cospirazione per appropriarsi del petrolio libico". Poi ha fatto appello all'Onu affinché invii in Libia una commissione di inchiesta. "Nel primo scontro (dall'esplodere della rivolta in Libia, ndr) ci sono stati dai 100 ai 150 morti e sono rimasto sorpreso perché siamo passati dopo poco tempo a mille morti. Ho chiesto infatti di aprire un'inchiesta per capire cosa sia successo", ha detto. "Hanno attaccato le stazioni di polizia, e hanno perso il controllo della zona con le armi", ha aggiunto. Gheddafi ha poi detto di aver chiesto "alla brigata presente ad al-Baydha di non attaccare i manifestanti".Il Colonnello ha accusato al Qaeda di aver orchestrato i disordini in Libia. Se Washington o altre potenze straniere entreranno in Libia ci sarà una terribile guerra: "Inizieremo una guerra sanguinosa e migliaia di libici moriranno se gli Stati Uniti entreranno o se lo farà la Nato", ha messo in chiaro Gheddafi. "Vogliono che noi diventiamo ancora una volta schiavi, come lo eravamo degli italiani"? ha detto il leader libico, citando l'ex potenza coloniale. "Non lo accetteremo mai".Apparentemente fiducioso e rilassato, Gheddafi ha detto di essere pronto a discutere di modifiche alla Costituzione senza violenze e che è persino disponibile a parlare con al Qaeda. "Sono pronto a parlare con chiunque di loro, uno dei loro 'emirì, o come si chiamano, che vogliano venire da me per discutere. Ma loro non discutono... non hanno nessuna richiesta".  MISSIONE UMANITARIA ITALIANAUna missione umanitaria italiana in Tunisia per dare assistenza ai profughi dalla Libia che si accalcano ai confini. È la decisione presa ieri sera al vertice a Palazzo Chigi sulla crisi nordafricana: un’operazione umanitaria che darà assistenza a 10mila profughi, tra i quali molti bambini. E che «partirà subito, entro 48 ore», assicura al programma tv "Ballarò" il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, aggiungendo che «stare a guardare è un delitto» e parlando del rischio che la Libia «diventi un Afghanistan alle nostre porte» con «l’Europa che non fa nulla, si muove come una lumaca».Il governo prova dunque a giocare d’anticipo e, prima che l’ondata di migranti in fuga dalle violenze si riversi su Lampedusa e le coste meridionali – momentaneamente interdette anche dalle condizioni avverse del mare – decide di portare i soccorsi in loco. La previsione della Farnesina comunque, è che il Colonnello ha i giorni contati. «Gheddafi cadrà», dice il ministro degli Esteri, Franco Frattini: «Forse non domani mattina, ma sicuramente entro qualche settimana. Non è più un interlocutore per nessuno». Il capo della diplomazia italiana ribadisce comunque che il trattato di amicizia con la Libia non va annullato, in previsione dell’arrivo di un interlocutore affidabile.LE FORZE DI GHEDDAFI RIPRENDONO DUE CITTA'Le forze leali a Gheddafi hanno ripreso il controllo di due città del nordovest, Gharyan e Sabratha, intorno alla capitale Tripoli. Lo riferisce la tv Al Jazira. Gharyan è a sud della capitale, sulla strada per Sebha. Sabratha è a ovest, sul mare. La tv di stato libica ha riferito anche che le forze armate l'aeroporto e il porto di Brega, contraddicendo la versione dei ribelli, secondo i quali l'attacco sarebbe stato respinto. FOLLA DI PROFUGHI AL CONFINE CON LA TUNISIAUna folla che si estende "per chilometri e chilometri" in Libia si accalca alla frontiera con la Tunisia. Lo ha dichiarato il portavoce dell'Unhcr che lancia un nuovo appello affinchè "siano noleggiati centinaia di aerei" per evacuare tutte queste persone.