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La ferocia degli eccidi. Le stragi di Parigi, le lezioni francesi

Ferdinando Camon domenica 11 gennaio 2015
Abbiamo imparato molte cose dall’eccidio (dagli eccidi) in Francia, purtroppo. Avremmo preferito non impararle. Sono cose militari, poliziesche, culturali, civili, religiose. Le citiamo nell’ordine in cui il cervello ce le scarica, ed è un ordine strano. Prima quelle militari. Per eliminare questo piccolo commando di combattenti islamici la Francia ha impiegato uno schieramento di 88mila agenti. Una quantità mostruosa. Immagino che chi mi legge non sia in grado (per sua fortuna) di trasformare tutte quelle migliaia in reparto, e cioè di capire a quale reparto o quanti reparti corrispondono 88mila armati. Diecimila armati, suppergiù, formano una divisione. Quindi 88mila corrispondono a nove divisioni. Una massa imponente. Con nove divisioni puoi invadere uno Stato e cominciare una guerra. La Francia ha reagito a questa aggressione in casa propria, nel centro della propria capitale, con la forza di una guerra. E ha fatto fatica a venirne a capo. Quindi il nemico era pericolosissimo. Perché aveva colpito d’improvviso, perché la Francia non se l’aspettava, perché l’obiettivo non era protetto, perché in tutto lo Stato non era attiva una rete di intelligence in grado di arrestare il nemico nel raggio di un chilometro, cinque, cinquanta. La polizia francese era arrivata alla sede del giornale aggredito molto rapidamente, gli stragisti stavano ancora scappando. Ma poi furono necessari due giorni per ritrovarli. La Francia non era preparata a questa minaccia. L’Europa non è preparata. L’Italia... Quello era un obiettivo da anni, eppure non era protetto. Dunque non c’era prevenzione. Ma come si fa a creare la prevenzione? Gli esperti rispondono: dobbiamo militarizzarci. Il che vuol dire che potremmo vedere sempre più spesso tg come quelli degli ultimi giorni: tg di guerra. Impareremmo cose che non sappiamo. Per esempio, il vantaggio per i terroristi di usare il kalahsnikov. È un’arma che s’inceppa raramente, ha scarsa precisione ma altissima velocità. I militari dicono che fora un blindato. Allora i poliziotti non hanno scampo, neanche dietro lo scudo. Il kalahsnikov è il factotum del guerrigliero. I guerriglieri hanno il kalahsnikov e basta. Essere sorpresi dal terrorismo è grave, perché le azioni del, e contro il, terrorismo, sono fulminee. Qui la vera sparatoria terroristi-poliziotti è durata pochi secondi. In quei pochi secondi non si capisce niente. Non abbiamo ancora capito come abbia potuto scappare la donna terrorista. Di 88mila uomini, veramente utili all’assalto finale contro i due fratelli sono stati 8. Un decimillesimo. Davanti all’edificio si sono presentati in una quarantina (un plotone), ma a buttarsi dentro sono stati meno di una decina (una squadra). Dunque è sempre una questione di addestramento individuale, come dice American sniper.  L’ordine di Hollande era: «Prendeteli vivi». Menzogna. I poliziotti, appena i terroristi sono usciti, li hanno uccisi tutti. Come dice Bruno Vespa: «Non hanno fatto neanche in tempo a dire 'ba'». E si capisce: se fanno in tempo a dire 'ba', fanno in tempo a ucciderti. Conclusione: 12 morti nella redazione del settimanale satirico, più 4 tra gli ostaggi, più 3 terroristi, più la vigilessa, fanno un totale di 20 morti. Più quelli che seguiranno, tra i feriti.  Domanda: è saggio pubblicare le vignette contro Maometto, sapendo a priori di rischiare una ventina e passa di cadaveri? Molti giornali rispondono: sì. Ma Financial Times, New York Times, Telegraph, Nbc News e un’altra dozzina di testate (soprattutto anglosassoni) rispondono: no. Qui voto a titolo personale: no. Ma so di rappresentare questo giornale che la sua scelta l’ha fatta da sempre: Avvenire non pubblica vignette, e neanche foto, che oltraggino i sentimenti religiosi, non importa se di molti o di pochi, e l’umanità di tutti. La peggiore sofferenza inflitta ai qaedisti a Guantanamo era buttare il Corano davanti ai loro piedi e pisciarci sopra. Per gli islamici il Corano 'è' Dio. Le vignette anti-Corano, per loro, hanno lo stesso effetto. Morale: una cultura deve portare l’uomo a rispettare gli altri, se lo porta ad offenderli è sbagliata. E una religione deve portare l’uomo ad amare gli altri, se lo porta a ucciderli è sbagliata.