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LA RIFORMA. Usa, legge immigrazione «latinos» in festa per la sospensione

Lucia Capuzzi venerdì 30 luglio 2010
Su una cosa sono tutti d’accordo. Anche nella rovente – e non solo per la torrida afa estiva – Arizona: la battaglia per indurire la legge sull’immigrazione in questo Stato è solo all’inizio. Lo ha dichiarato il governatore Jan Brewer, dopo che il giudice federale Susan Bolton ha “congelato” i punti più controversi della discussa riforma migratoria Sb 1070, a poche ore dalla sua entrata in vigore. L’ora X è scattata nella mezzanotte tra mercoledì e giovedì. A diventare legge è stato, però, un provvedimento “mutilato” dei suoi paragrafi più scottanti. Primo fra tutti, quello che impone alla polizia di verificare la regolarità della posizione migratoria di qualunque cittadino fermato per un’infrazione, anche minima. È sufficiente – questo dice la versione originale – che l’agente abbia il sospetto, fondato o meno, di trovarsi di fronte un “indocumentado” – come vengono chiamati gli immigrati illegali – per far partire i controlli. Nell’attesa, la persona dev’essere trattenuta. Contro il sistema, ritenuto discriminatorio, si è schierata fin dall’inizio la comunità ispanica. Seguita, poi, dalla Casa Bianca. Nonostante il 60 per cento degli americani sia favorevole alla legge, il dipartimento di Giustizia ha avviato un ricorso. In base al fatto che la questione migratoria è competenza federale. A stoppare la clausola è stato, in attesa della decisione finale, il giudice Bolton. La norma «pregiudica gli stranieri legalmente residenti negli Usa, inclusi cittadini statunitensi, la cui libertà personale viene compressa in attesa che si verifichi il loro status», ha scritto nella sentenza di sospensione. Bloccati anche gli altri tre articoli polemici che velocizzano i rimpatri, impongono agli immigrati di portare sempre con sé i documenti e criminalizzano l’occupazione di spazi pubblici da parte di irregolari per chiedere lavoro. Come fanno spesso i muratori o i giardinieri ispanici che offrono la loro manodopera in grandi tendoni sulla strada. Non si tratta, però, di un’abrogazione ma di una sospensione. Almeno fino a quando i tribunali federali si pronunceranno sulla costituzionalità della riforma. Restano in vigore, al contrario, gli aspetti più soft del provvedimento Sb 1070: le pene più severe per chi raccoglie gli irregolari dalla strada e li porta a lavorare o le nuove procedure di reclamo per chi si senta vittima di discriminazione razziale. Se gli ispanici e il governo del Messico hanno festeggiato la sentenza, i gruppi favorevoli alla legge sono pronti a dare battaglia. Il governatore Brewer ha annunciato un imminente ricorso alla Corte d’Appello. Nel probabile caso – dato l’orientamento “liberal” della maggior parte dei giudici – che quest’ultima ribadisca la decisione Bolton, lo Stato si rivolgerà – ha detto la Brewer – alla Corte Suprema. Per pagare le spese legali, il governatore ha chiesto ai sostenitori una donazione da 5 dollari. In molti stanno aderendo. Il governo federale, dal canto suo, non si darà pace fino a quando il provvedimento non verrà cancellato. Quella sulla Sb 1070 non è, però, solo una battaglia legale. Agli scontri giuridici si sovrappone la polemica politica.Le elezioni legislative di novembre incombono. E Obama, nella sua opposizione alla riforma, rischia di far perdere consensi ai democratici. Anche se, sostengono vari analisti, il presidente, in questo modo, si riconcilia con gli ispanici – frustrati dalle promesse tradite di una riforma integrale per la legalizzazione degli oltre 12 milioni di irregolari residenti negli Usa –, il cui peso potrebbe essere rilevante nella consultazione. Mentre il braccio di ferro va avanti, in Arizona il clima si fa sempre più incandescente. Cortei pro o contro la legge sono ormai all’ordine del giorno. Proseguono anche i “raid” anti immigrati alla frontiera realizzati da gruppi estremisti armati. La rabbia di questi ultimi – temono gli attivisti per i diritti civili – potrebbe esplodere, dopo la delusione per il blocco della normativa.