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L'intervista. Svezia, «L'accoglienza è un investimento»

Paolo M. Alfieri, inviato a Stoccolma venerdì 26 aprile 2019

L'imprenditore Rafael Bermejo nel suo studio a Stoccolma (P.M.Alfieri)

L'immigrazione è, insieme all'ambiente, il nodo chiave della campagna elettorale per le elezioni europee del 26 maggio in Svezia (leggi qui il reportage completo). Di seguito l'intervista sul tema all'imprenditore Rafael Bermejo.

«Ha fatto più Zlatan Ibrahimovic per gli immigrati della politica. La gente si identifica con lui, pensa: se lui ce l’ha fatta posso farcela anch’io. Ecco perché abbiamo istituito il nostro premio, per far emergere modelli. Questo è un Paese meraviglioso, in cui puoi diventare ciò che vuoi. Ma la politica deve dare agli stranieri la chance di mostrare cosa valgono». Nel suo bel studio sull’isolotto di Kungsholmen, musica di pianoforte in sottofondo e carte dappertutto, Rafael Bermejo scandisce ogni parola. Nato in Svezia, padre spagnolo arrivato qui durante la guerra civile e madre svedese, imprenditore nel campo della comunicazione e non solo, nel 1996 Bermejo ha fondato l’Associazione degli imprenditori internazionali in Svezia (Ifs), che in questi anni ha sostenuto con i suoi consulenti oltre 30mila aziende avviate da imprenditori stranieri, aiutandoli anche nello sviluppo commerciale. L’obiettivo è di promuovere concretamente l’integrazione. Dal 2000 il re Carlo Gustavo patrocina il premio “Pioniere dell’anno”, assegnato dall’Ifs a un immigrato che, nonostante gli ostacoli iniziali, sia riuscito a far prosperare la sua attività.

Chi ha vinto l’ultimo premio?
Hector Martinez, un giovane messicano cofondatore di Cellink, una compagnia biotech con sede a Göteborg che si occupa di ingegneria dei tessuti umani. Le loro stampanti 3D utilizzano cellule e altri composti organici per riprodurre artificialmente tessuti, vasi sanguigni e organi.

Che contributo danno alla società gli imprenditori stranieri?
Un grande contributo. Gli imprenditori immigrati, circa 100mila, hanno una probabilità più alta di creare occupazione e di assumere persone di origine diversa, riducendo la disoccupazione tra gli immigrati. Hanno contatti eccellenti nei loro Paesi, e sono in grado quindi di aumentare l’export e aprire porte verso nuovi mercati, come il Libano, l’Iraq, alcuni Paesi africani. Inoltre, i figli di imprenditori stranieri studiano molto e, quando iniziano le loro start up, lo fanno a un livello molto più alto.

Perché il populismo è cresciuto così tanto?
Nel 2015-2016 c’è stato il picco di arrivi di stranieri e forse la Svezia non era preparata a gestire quei numeri. I populisti sono stati pronti a farsi largo in quel dibattito, ma direi che gran parte degli altri partiti era d’accordo con le loro posizioni. Molte persone ritengono che l’identità svedese si stia deteriorando e hanno paura di ciò che accadrà in futuro.

Forse perché l’integrazione costa…
Certo, ma è un aspetto anche culturale, che si sente ancora di più nelle città piccole e nelle zone rurali, dove la gente è più chiusa davanti ai nuovi arrivati. La maggior parte degli svedesi dice di non avere nulla contro gli stranieri, ma critica la politica sull’integrazione. E i Democratici svedesi se ne approfittano. Certo l’integrazione costa molto, ma è anche un investimento. La Svezia, come il resto d’Europa, ha una brutta situazione demografica. Da qui a 10 anni le aziende faticheranno a trovare lavoratori. Dobbiamo avere immigrati in Europa e velocizzare il loro ingresso nel mondo del lavoro.

La politica come sta agendo?
Penso che molti partiti abbiano capito che la politica sull’integrazione perseguita finora non è abbastanza efficace. Hanno anche il timore di non saper gestire l’avanzata dei Democratici svedesi. Penso che seguano più quello che la gente vuole, invece di creare politiche concrete per cambiare la situazione. È l’intero sistema che va a destra. Ho un po’ paura di cosa succederà con le europee perché nel Parlamento Europeo ci saranno forze molto forti contro l’immigrazione. E per me essere contro l’immigrazione è essere contro la globalizzazione, che ha portato un’economia migliore a tutto il mondo.