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Al voto. In Polonia nessuno può vincere da solo: opposizione all'attacco del Pis

Luca Geronico, inviato a Grodzisk Mazowiecki (Varsavia) sabato 14 ottobre 2023

«O la Terza via o la terza volta del Pis». La chiusura della campagna elettorale di Szymon Holownia non poteva essere più chiara. La posta in gioco, ribadita nella “mediateka” Grodzisk Mazowiecki, piccolo centro residenziale a una quarantina di chilometri da Varsavia, è questa: «Salvare il nostro posto in Europa».

L’appello stride un po’ con l’atmosfera da tranquilla festa paesana, ma in queste ultime due settimane «sentiamo un vento forte dietro le spalle».

Al potere del 2015, la formazione «Diritto e giustizia» è accusata di censura sui media e ingerenze sui giudici: «Varsavia sceglierà se stare l’Ue o con le dittature dell’Est». E gli sfidanti denunciano il rischio di un «golpe strisciante»

Serve qualche migliaio di voti in più a Holownia per diventare l’uomo nuovo indispensabile per un futuro governo di coalizione in grado di estromettere dopo 10 anni il Pis. Oppure, la sconfitta di Poland 2050 insieme al Partito dei contadini – la “Terza via” – consegnerà la vittoria a Jaroslaw Kaczynski.

Szymon Holownia, si è candidato alla presidenza della Repubblica con il sostegno di Polonia 2050, formazione da lui fondata. Cattolico con un passato da attivista sociale, in queste elezioni si è alleato con il Partito dei contadini di Wlodyslaw Kosiniak-Kamusz. Con un programma di riformismo moderato e apertamente europeista - ANSA

Holownia martedì scorso al dibattito televisivo di Tvp si è rivolto al milione di polacchi ancora indecisi, ed è stata una lotta serrata fino all’ultimo per smentire i sondaggi che una settimana fa davano Terza via al 7,6 per cento: «Lo stesso giorno un altro sondaggio ci dava al 12 per cento», ha affermato questo giornalista e conduttore televisivo 47enne, cattolico, fondatore di organizzazioni umanitarie a vantaggio di minori in Africa e Asia, finché quattro anni fa decise di candidarsi alle elezioni presidenziali. «In Polonia il duopolio e la polarizzazione stanno finendo», ha concluso Holownia.

Dopo una campagna elettorale che non ha risparmiato scontri aspri e colpi di scena, il partito di governo Diritto e giustizia è ancora in testa nei sondaggi con il 34 per cento ma in calo di circa 10 punti rispetto al 2019, rischiando di perdere la maggioranza assoluta al Sejm, la Camera bassa. Il principale cartello di opposizione, Coalizione civica (KO) si attesterebbe al 27%, confermando il dato del ‘19. Questa volta nessuna delle due formazioni dovrebbe riuscire a governare da sola: decisive le alleanze post-voto, complicate dallo sbarramento per l’ingresso in Parlamento al 5 per cento per i singoli partiti e dell’8 per cento per le coalizioni.

Volti nuovi alla ribalta, mentre negli ultimi sei mesi è andato in scena, con toni esasperati, quello che sarà il confronto finale di una ventennale rivalità tra Jaroslaw Kaczynski, 74 anni, presidente e leader indiscusso dei nazionalisti di Diritto e giustizia e Donald Tusk, 66 anni, ex presidente del Consiglio europeo, poi rientrato in Polonia per guidare l’opposizione liberale ed europeista di Coalizione civica. «Jarek, dove sei? Dove ti stai nascondendo?», ha gridato dal palco di un comizio Tusk dopo che nel decisivo faccia a faccia televisivo di lunedì sera Diritto e giustizia aveva mandato il premier Mateusz Morawiecki. «Tusk è la personificazione del diavolo in Polonia», ha dichiarato durante un comizio Kaczynski ad agosto.

Da quando nel 2015 il Pis ha preso il potere, secondo Coalizione civica vi è stata una sistematica occupazione di tutti gli spazi di potere: prima l’attacco all’indipendenza dei tribunali meritando l’infrazione di Bruxelles, poi di tutte le amministrazioni locali e il ferreo controllo dei media. Oggi i polacchi «decideranno se restare nell’Ue oppure guardare alle dittature dell’Est», con tutto ciò che questo comporta ha affermato giovedì il presidente del Senato Tomasz Grodzki di Coalizione civica, in un messaggio che per legge deve essere trasmesso da tutte le reti. Se gli attivisti dell’opposizione denunciano intimidazioni e intercettazioni telefoniche con il sistema Pegasus, girano voci – smentite da fonti governative – del possibile uso dell’esercito per garantire l’ordine pubblico nel caso di una sconfitta del Pis. Timori di un “golpe strisciante” secondo Oko press, o forse disinformazione per condizionare il voto, ma che potrebbe spiegare le dimissioni del capo di Stato maggiore dell’esercito Rajmund Andrzejczak e di una decina di alti ufficiali a soli cinque giorni dal voto.

Un Paese spaccato in due con la contrapposizione, sui media governativi, tra i “veri polacchi” che sostengono il governo e i “traditori”. Donald Tusk compare spesso in uno spezzone in tv in cui illustra, allora premier, un piano difensivo sulla Vistola: una prova questa, secondo il Pis, di essersi venduto alla Germania. Nel frattempo è stata istituita una commissione di inchiesta su eventuali ingerenze di Mosca in Polonia tra il 2007 e il 2022, subito ribattezzata dall’opposizione “Legge Tusk”.

Donald Tusk, 66 anni, ex presidente del Consiglio europeo, poi rientrato in Polonia per guidare l’opposizione liberale ed europeista di Coalizione civica - REUTERS

Clamori di una campagna elettorale giocata per il resto, gioco forza, sull’economia con una inflazione – la “Putinflacja” – passata dal 2,6 per cento a gennaio del 2021 al 18,8 per cento all’inizio di quest’anno e ora calata all’8,2%. Per l’opposizione il risultato non della guerra in Ucraina ma della politica fallimentare del Pis che, per convincere gli indecisi, ha introdotto la tredicesima per i pensionati, alzati gli assegni familiari, e quasi raddoppiato in 10 anni i salari statali medi. Fatto sta che per governare per la terza volta, risultato senza precedenti dalla caduta del muro del Berlino. l Pis dovrebbe chiedere i voti dei deputati dell’estrema destra nazionalista e ultraliberista di Confederazione libertà e indipendenza data all’8 per cento.

Konfederacja, popolare fra i giovanissimi, è l’unico partito apertamente anti-Kiev ma che rifiuta qualsiasi ipotesi di alleanza anche perché fortemente contraria al programma sociale del Pis. Una Polonia, cuore della Nato e frontiera d’Europa, che preoccupa Bruxelles. Ma attenzione, ti spiegano a Varsavia, «anche i sondaggi sono battaglia politica. Io non direi mai cosa voterò davvero». Varsavia in bilico fino all’ultima scheda.