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L'accordo. Sanità pubblica d'eccellenza, anche in Africa è possibile

Luca Liverani, inviato a Entebbe (Uganda) sabato 14 maggio 2022

Le delegazioni dei paesi africani visitano l'ospedale di chirurgia pediatrica

A passo lento, ma regolare, in Africa la sanità pubblica di qualità sta crescendo. Un cammino ambizioso, avviato da Emergency 15 anni fa, che già può contare su due ospedali, due centri cardiologici, undici referenti, il tutto istituito in collaborazione con i governi locali nei paesi aderenti al progetto Anme (African network of medical excellence). E nuovi promettenti sviluppi sono all’orizzonte con le dimostrazioni di interesse manifestate ora da diversi stati. Segnali importanti, che arrivano all’incontro organizzato qui a Entebbe, nel Centro di chirurgia pediatrica realizzato dalla ong fondata da Gino strada in collaborazione col governo ugandese.

La rete sanitaria d'eccellenza in Africa comprende Ciad, Egitto, Eritrea, Etiopia, Gibuti, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Sudan, Sud Sudan, Uganda. Tutto nasce nel 2007 con l'ospedale Salam di cardiologia chirurgica a Karthum, in Sudan. Un solido punto di partenza, cui è seguito l'anno scorso il Centro di chirurgia pediatrica qui a Entebbe in Uganda,su progetto gratuito di Renzo Piano, realizzato sulle sponde del Lago Vittoria. Ma già nel 2019 Emergency riesce a rilanciare in Eritrea l'ambulatorio di cardiologia dell'ospedale di Asmara, grazie al'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo. Un punto di riferimento per individuare i pazienti da inviare al Salam di Khartum, e poi per seguirli nelle terapie post-operatorie.

Nella stessa direzione l'intesa con il Ciad, che ha avuto l'approvazione del ministero della salute del Paese, proprio grazie ai buoni risultati raggiunti in Eritrea. Gli altri paesi - quasi tutti presenti con ministri o alti funzionari qui all'incontro di Entebbe - sono già in rete grazie a referenti che individuano e segnalano i pazienti da operare in Sudan. Importante quanto le cure sono gli scambi di medici e personale sanitario che si specializza al Salam per poi tornare nei rispettivi paesi.

L'incontro a Entebbe dei responsabili della Sanità di 11 paesi africani - Davide Preti

Oggi proseguono i colloqui bilaterali tra Emergency e singoli paesi della rete Anme per dare una risposta alle richieste formulate ieri qui a Entrebbe da diversi paesi. Il primo impegno è arrivato dal governo del Sudan che si è candidato per ospitare il prossimo incontro dei paesi africani della rete Anme. Le necessità emerse, cui Emergency si impegnerà a gestire assieme ai paesi e cercando donatori, non sono poche. Il Burundi ha bisogno di un ospedale pediatrico, perché non ne ha nessuno per una popolazione che per il 38% ha meno di 5 anni. Lo stesso problema in Etiopia. Lo Zimbabwe non riesce ad avviare un centro di cardiologia. La Somalia vuole strutturare l'invio dei bambini al Centro di chirurgia pediatrica di Entebbe.

Jane Ruth Aceng Ocero, ministra della Sanità dell’Uganda, ricorda l’avvìo del percorso che ha portato alla nascita dell’ospedale di chirurgia pediatrica qui a Entebbe: «Nel 2007 siamo stati invitati da Emergency a Khartoum per l’inaugurazione dell’ospedale di cardiochirurgia. Ciò ha suscitato il nostro interesse fino alla decisione di aprirne uno anche noi in Uganda. Ci siamo incontrati a Venezia con Emergency - racconta la ministra ugandese - poi il nostro governo ha individuato l’area e i fondi per contribuire per il 20% alla realizzazione e al mantenimento e nel 2017 il primo colpo di piccone sul terreno. Nel 2021 è stato inaugurato dal presidente Yoweri Museveni. Oggi questo ospedale riceve pazienti da tutta la regione e dai paesi vicini. Il popolo dell’Uganda apprezza la generosità di tutti i donatori che hanno permesso la nascita di questa struttura».

Rossella Miccio, presidente di Emergency, riconosce che «è un viaggio lungo e non facile cominciato a Khartoum nel 2003, dove venimmo invitati dal governo sudanese per cooperare ad un’idea un po’ folle: portare in Africa il meglio della scienza medica nella chirurgia cardiaca. Non solo per i sudanesi, ma anche per i nove paesi confinanti col Sudan. Oggi, 15 anni dopo l’apertura del Salam Hospital, pazienti di 13 paesi sono stati curati gratuitamente». Per un totale di 9.795 inteventi a cuore aperto.

La chiave del successo? «Credere nell’idea di portare in Africa un segno tangibile di ciò in cui crediamo, che la salute è un diritto fondamentale per tutti, senza doppi standard per chi ha avuto la fortuna di nascere in Occidente e chi in Africa. C’è voluto del tempo ma ora possiamo condividere anche questo secondo punto di riferimento. Due ospedali che sono la prova vivente dell’impegno che solo insieme possiamo portare avanti per avviare il cambiamento della sanità in Africa».