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Usa. San Francisco, l'«hi-tech» tassato per i senzatetto

Paolo M. Alfieri giovedì 8 novembre 2018

I senzatetto a San Francisco sono 7.500 (Ansa)

Nella terra dominata dai gigabyte e dal silicio puoi vederli ovunque. Ombre di se stessi, vagano sui marciapiedi di San Francisco portandosi appresso carrelli dai quali pendono sacchetti e vestiti laceri. Chi sono? Da dove vengono? Hanno sempre vissuto così? In pieno centro, nel quartiere di Mission, sono migliaia. Bianchi e neri, uomini e donne, molti in carrozzina, in gran parte sofferenti di disturbi psichici. Gli homeless, i senzatetto, sono ormai un elemento dominante del panorama visivo cittadino. Solo a New York ce ne sono di più, ma qui, nella terra che più di ogni altra al mondo guarda al futuro grazie alle multinazionali dell’hi-tech, sono molti di più quelli che dormono per strada, a causa della progressiva chiusura dei rifugi e degli ospedali psichiatrici.

La perdita del lavoro, in una delle zone del pianeta in cui è più alto il costo al metro quadro per gli affitti, è una delle cause principali (ma non la sola) tra quelle che spingono un individuo verso la strada. Gli stipendi dei manager della Silicon Valley, ma anche dei semplici sviluppatori di app che diventano virali regalando ai loro autori guadagni stratosferici, hanno contribuito in maniera decisiva alla crescita esponenziale dei prezzi degli appartamenti. Così la forbice con il resto della popolazione si è sempre più allargata: i poveri della San Francisco Bay Area – dove hanno sede i vari Facebook, Google, Twitter – sono passati dai 570mila del 2000 ai 670mila del 2010, e oggi il dato è ancora più alto. Gli homeless cittadini sono 7.500: almeno 4.300 di loro non hanno nemmeno un rifugio.

È la doppia faccia di San Francisco, di una delle città americane in cui è più stridente il contrasto portato dalla “gentrification”, con l’afflusso dei nuovi abitanti ad alto reddito che ha espulso i vecchi. Solo che in questo caso chi prima viveva in città non si è spostato in periferia, visto che i prezzi sono cresciuti a dismisura anche lì, ma direttamente per strada. Negli ultimi anni il problema si è fatto così evidente che anche la politica ha «dovuto» occuparsene, grazie anche alla spinta di importanti realtà socio-assistenziali. E un primo passo avanti importante è arrivato proprio con un referendum tenutosi martedì in concomitanza con il voto di midterm.

Gli elettori di San Francisco hanno dato una forte approvazione (60% di sì) al cosiddetto piano Proposition C, che prevede lo stanziamento di fondi record per l’assistenza ai senza tetto, attraverso l’aumento delle tasse per le grandi imprese, principalmente proprio quelle tecnologiche. Una grande battaglia vinta dalle realtà non profit contro quei colossi dell’hi-tech che hanno in parte contribuito, seppur in maniera indiretta, al fenomeno homeless. La misura approvata prevede un aumento dell’imposta sulle entrate lorde dallo 0,175% allo 0,69% per le società con oltre 50 milioni di dollari di entrate annue.

Con i ricavi verranno costruite 5mila unità abitative per chi non può permettersene una e centinaia di rifugi sparsi per la città. Attualmente San Francisco spende 380 milioni di dollari annui, su un budget di 10 miliardi, per servizi per gli homeless: a questa cifra potranno aggiungersi ora 250-300 milioni l’anno. Un passo decisivo per dare una speranza a chi da troppo tempo l’ha persa.