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LA GUERRA DIMENTICATA. L'Onu accusa: «In Congo violenze sui civili»

da Nairobi Matteo Fraschini Koffi mercoledì 26 novembre 2008
In un rapporto di 28 pagine redatto dall'ufficio di Ban Ki-moon, segretario generale dell'Onu, sono state documentate le violenze usate da entrambe le parti durante la guerra nella Repubblica Democratica del Congo. Ban Ki-moon ha espresso il suo giudizio per quello che sta succedendo nel Paese, definendo la situazione «gravemente preoccupante». Sia i ribelli del Consiglio Nazionale per la Difesa del Popolo (Cndp), con a capo il generale Laurent Nkunda, sia le forze militari congolesi del presidente Joseph Kabila, sono state accusate di aver torturato civili inermi, violentato centinaia di donne, e rapito numerosi bambini sulla via per andare a scuola per farli diventare soldati. A questo si aggiungono le violenze protratte da altri gruppi di ribelli nell'area, accusati anche loro di terrorizzare la popolazione. Inoltre ci sono sempre più frequenti casi di estorsioni, arresti indiscriminati e intimidazioni da parte dei servizi di sicurezza civile e militare. I campi per rifugiati sono stati spesso distrutti, ci sono evidenze di uccisioni di massa, rapimenti e lavoro forzato. Anche Human Rights Watch (Hrw), Ong che lavora per i diritti umani, ha appena pubblicato un rapporto in cui denuncia l'uccisione di 500 persone e la detenzione di almeno mille da parte del governo di Kabila da quando ha preso il potere nel 2006. Molte delle persone uccise o detenute appartengono ai ranghi dell'opposizione che era rappresentata da Jean-Pierre Bemba e i suoi alleati nell'Ovest del Paese. Secondo Anneke Van Woundenberg, una ricercatrice di Hrw, l'organizzazione ha documentato un uso brutale della forza contro i critici del governo, in cui almeno 150 persone sono state vittime di esecuzioni sommarie: «Tali eventi, insieme alla guerra nell'Est del Paese, stanno drammaticamente minando l'abilità del Congo di costruire uno stato democratico». I corpi delle vittime sarebbero stati gettati nel fiume o sotterrati in fosse comuni. L'inviato speciale Onu, Olusegun Obasanjo, sta viaggiando da un Paese all'altro per tentare di calmare le acque, e sta cercando di convincere Joseph Kabila a trattare direttamente con Nkunda. Quest'ultimo ha chiesto che gli siano soddisfatte tre richieste: colloqui diretti con Kabila, una protezione delle minoranze, e l'assimilazione nelle aree da lui conquistate di soldati e amministratori nel governo locale. Kabila ha appena dichiarato, attraverso il suo ministro dell'Informazione, Lambert Mende, che colloqui diretti con i ribelli sono impossibili, a meno che non rientrino nell'accordo firmato da entrambi le parti a gennaio, e che, secondo il presidente, continua a non essere rispettato dal generale Nkunda. Sono circa 250 mila gli sfollati che temono di ritornare nelle loro abitazioni. Settimana scorsa le Nazioni Unite hanno approvato la spedizione di 3mila caschi blu che andranno a rinforzare quella che è di già la più grande missione Onu al mondo, composta da ben 17mila unità di soldati, sparsi per tutto il territorio. Ma solo qualche centinaia si occupano della regione Kivu. Purtroppo ancora non si hanno precisazioni su quali Paesi contribuiranno a costituire questa forza supplementare.