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BALCANI. Corte Onu: «Kosovo indipendente non viola il diritto internazionale»

Giovanni Bensi venerdì 23 luglio 2010
Pristina esulta. La Corte internazionale di giustizia dell’Aja, con 9 voti contro 5, ha sentenziato che il Kosovo non ha violato il diritto internazionale proclamando l’indipendenza dalla Serbia il 17 febbraio 2008. Il parere della Corte non è vincolante, ma ha un forte valore simbolico e politico.  Il testo della sentenza è stato letto dal presidente, Hisashi Owada. Il ragionamento della Corte Onu è ispirato ad un compromesso: evitare di dare un riconoscimento di principio al diritto di secessione che potrebbe aprire un vaso di Pandora, e soddisfare l’esigenza di un Paese come il Kosovo, discriminato prima nella Jugoslavia di Tito e ancora di più, fino al limite del genocidio, in quella di Milosevic. E c’è anche un messaggio politico alla Serbia del presidente Boris Tadic: la sua aspirazione ad entrare nell’UE non può realizzarsi senza che Belgrado rinunci a considerare il Kosovo solo una sua provincia meridionale.Questo è stato anche il messaggio che il vicepresidente Usa, Joe Biden, ha convogliato a Tadic in una telefonata in cui ha esortato il governo serbo a «lavorare costruttivamente per risolvere i problemi pratici con il Kosovo». Il portavoce del Dipartimento di Stato, P. J. Crowley, ha aggiunto: «È tempo che l’Europa sia unita e lavori per un futuro comune». Da Bruxelles, il “ministro degli Esteri” della Ue, Katherine Ashton, ha detto che il parere della Corte «apre una nuova fase» e che «l’avvenire della Serbia è nella Ue, come del Kosovo». Sfavorevole, invece, l’atteggiamento russo: in un comunicato del ministero degli Esteri si riafferma che la posizione di Mosca, contraria all’indipendenza del Kosovo, «non cambia in nulla».Il Kosovo indipendente, con 2 milioni di abitanti, il 90% dei quali albanesi, è stato finora riconosciuto da 69 Paesi, fra cui gli Usa, e da 22 dei 27 Paesi dell’Ue, compresa l’Italia. Il presidente del Kosovo, Fatmir Sejdiu, ha fatto appello alla Serbia e a Tadic ad «abbandonare l’atteggiamento fin qui tenuto» negando l’indipendenza. «Il percorso comune dei due Paesi, così come di tutti i Paesi della regione, porta verso l’Ue e la Nato», ha sottolineato Sejdiu. Mentre il ministro degli Esteri, Skender Hyseni, ha detto che il Kosovo è pronto a trattare con la Serbia, ma «da Stato sovrano».La risposta di Tadic è stata categorica: «La Serbia non riconoscerà mai l’indipendenza del Kosovo». Mentre il ministro degli Esteri, Vuk Jeremic, ha dichiarato che la Serbia non rinuncerà a far valere le proprie ragioni: «Il prossimo passo – ha sottolineato – sarà una discussione politica all’Assemblea Generale dell’Onu che si riunirà in settembre».Naturalmente la situazione in Kosovo è tutt’altro che ideale. Rimangono i problemi con la minoranza serba e la grave questione della criminalità organizzata. L’ordine pubblico è affidato all’organismo europeo Eulex, ma i risultati sono ancora scarsi. La decisione della Corte internazionale non vuole essere un giudizio sulla politica interna del governo kosovaro.La maggior parte dei suoi membri, guidati dal premier Hashim Thaci, sono infatti considerati corrotti e privi di esperienza diplomatica. Il politologo americano David Phillips in un suo recente studio scrive che i servizi segreti di Thaci e la sua guardia privata “Shik” ogni anno si impadroniscono di 200 milioni di dollari attraverso ricatti e corruzione. Il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ha precisato che anche dopo il verdetto dell’Aja, la missione internazionale Kfor, a guida Nato, «continuerà ad esercitare il suo mandato per mantenere, in modo imparziale, un ambiente di sicurezza in tutto il Kosovo, nell’interesse di tutte le comunità». Il verdetto dell’Aja apre alcuni scenari possibili. La Serbia potrebbe puntare sulla divisione del Kosovo, con il passaggio della sua parte settentrionale (Kosovska Mitrovica), abitata in maggioranza da Serbi, sotto la sovranità di Belgrado, magari con scambio di territori: Mitrovica contro la zona serba di Presevo, abitata da albanesi. La sentenza potrebbe dare nuovo fiato alle aspirazioni indipendentiste degli albanesi di Macedonia e Montenegro, con la prospettiva di nuovi contrasti e conflitti.