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L'ATTACCO A NAIROBI. Kenya, in azione una "multinazionale" estremista

Camille Eid martedì 24 settembre 2013
Un commando «chiaramente multinazionale». È ormai appurato che i terroristi che hanno preso d’assalto il centro commerciale di Nairobi sono di diverse nazionalità. Lo ha affermato ieri il capo dell’esercito kenyano che ha parlato di assalitori «provenienti da diversi Paesi». Il reclutamento di stranieri da parte di al-Shabaab non è un mistero. Alcuni rapporti parlano da tempo di «centinaia di stranieri» che avrebbero raggiunto le fila del gruppo. In generale, si tratta di occidentali di origine somala, nati e cresciuti in America ed Europa, ma non mancano anche convertiti all’islam che hanno abbracciato l’ideologia jihadista. Uno di questi è Troy Kastigar, rimasto ucciso a Mogadiscio nel settembre 2009, dieci mesi dopo il suo arrivo dal Minnesota. Assodata la composizione multinazionale, rimane il giallo delle singole nazionalità. Diversi elenchi circolati ieri su alcuni account Twitter, subito chiusi, forniscono nomi, età e città di provenienza di almeno 17 membri del gruppo, di età compresa tra 20 e 27 anni. Tutti hanno nomi apparentemente africani o arabi, ma 12 risultano residenti in Paesi occidentali: sei negli Usa, due in Svezia, uno in Gran Bretagna, Canada, in Finlandia e nel Daghestan russo. Al di là della sua attendibilità o meno, la pubblicazione della lista ha fatto scattare inchieste in tutti i Paesi citati. L’area di Minneapolis-Saint Paul – da cui proverrebbero due dei terroristi americani –, ha una popolazione somala senza pari al mondo, con più di 80mila persone. Dal 2007, i leader della comunità mettono in guardia dall’attività di reclutamento compiuta da al-Shabaab nelle moschee locali. Quest’anno un video postato dal gruppo mostra tre giovani reclute di quest’area metropolitana che incitano i loro simili a raggiungerli in Somalia. «Questa è la vera Disneyland», dice uno di loro. «Dovete venire qui e unirvi a noi!».Apprensione anche in Svezia, Paese di adozione di due dei terroristi menzionati nell’elenco on line. Le autorità svedesi non si sono ancora pronunciate, ma la stampa locale ricorda che già nel 2009 le forze di sicurezza hanno evocato il reclutamento di membri della comunità somala residente nel Paese scandivo da parte di al-Shabaab: almeno una dozzina di persone ogni anno, secondo l’Fbi. Indagine in corso anche nel Canada sul coinvolgimento di un cittadino dell’Ontario nell’attacco che ha lasciato uccisi anche due canadesi. «Siamo a conoscenza dei rapporti, ma non commentiamo questioni operative di sicurezza nazionale», ha detto il portavoce del ministro degli Esteri. Ancora una volta, è la stampa a riflettere i timori della gente parlando di almeno 20 canadesi sospettati di aver aderito ad al-Shabaab. I canadesi ricordano ancora con amarezza che tra i terroristi che hanno dato l’assalto all’inizio dell’anno a un impianto di gas in Algeria figuravano due loro connazionali.