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Striscia di Gaza. Carri armati a Khan Yunis, sul Sud piovono bombe

Anna Maria Brogi lunedì 4 dicembre 2023

Palestinesi ispezionano una casa distrutta in un raid israeliano a Khan Yunis nel Sud della Striscia di Gaza

Il conflitto tra Israele e Hamas non si sposta: si allarga. E investe in pieno il Sud della Striscia di Gaza, dove stamani i carri armati sono entrati nell'area agricola a est di Khan Yunis, città principale ed enorme campo profughi. Piovono bombe «ogni dieci minuti» e l'ospedale al-Nasser di Khan Yunis è «una zona di guerra» riferisce il portavoce dell'Unicef, James Elder.

Fonti locali informano che i blindati si sono addentrati fra i villaggi di Karara, Khuzaa ed Abassan, dopo che due giorni fa la popolazione aveva ricevuto dagli israeliani l'ordine di evacuazione immediata. Altri blindati che si erano spinti verso l'ingresso di Khan Yunis e della vicina Deir el-Ballah sono tornati indietro prendendo posizione lungo la Sallah-al-din, la strada che collega nord e sud della Striscia.

Estendendo l'offensiva di terra, l'esercito spinge la popolazione che dal Nord era sfollata a Khan Yunis a spostarsi più a sud a ridosso del confine egiziano. Fuggono dai bombardamenti, per esplicita richiesta israeliana (questa è «una zona di combattimento pericolosa» recitano i volantini che intimano di spostarsi in direzione di Rafah o della costa meridionale), ma si dirigono verso una zona disastrata, dove il sovraffollamento e la mancanza di servizi basilari stanno causando epidemie.

Israele ritiene che la leadership di Hamas si trovi a Khan Yunis.

Sono segnalati raid israeliani e continui colpi di artiglieria anche nel Nord, nei quartieri di al-Shujaiya e al-Tuffah della città di Gaza. Ieri sera il portavoce delle forze di difesa israeliane, Daniel Hagari, aveva annunciato l'espansione dell'offensiva di terra a «tutte le aree della Striscia di Gaza». L'esercito afferma di aver colpito 200 obiettivi, nella notte, e scoperto «due ingressi di tunnel, uno dei quali era una trappola esplosiva, e altre armi» nel complesso di una scuola a Beit Hanun nel Nord.

Per le Brigate Ezzedin al-Qassam, braccio militare di Hamas, il 70% del contingente israeliano si sarebbe ritirato dal Nord, riporta al-Jazeera. Alla radio dell'esercito, il generale di brigata Hisham Ibrahim ha detto che le forze di terra hanno quasi completato la loro missione nel Nord.

Quasi 16mila vittime, 75 soldati uccisi. Morto un ostaggio

Stando al ministero della Sanità di Gaza, gestito da Hamas, sono almeno 15.899 le vittime a Gaza dal 7 ottobre, per il 70% donne e bambini. L'agenzia umanitaria delle Nazioni Unite (Ocha) stima in circa 1,8 milioni (il 75% della popolazione) gli sfollati. Sale a 61 il numero dei giornalisti uccisi (54 palestinesi, 4 israeliani e 3 libanesi), secondo il Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj) con sede a New York: 11 risultano feriti, 3 dispersi e 19 arrestati.

Negli ultimi giorni sono morti altri 3 militari israeliani, facendo salire a 75 il bilancio dell'offensiva di terra: il totale è di 401 conteggiando anche i soldati uccisi il 7 ottobre.

Israele ha promesso di annientare Hamas responsabile del massacro del Sabato Nero, in cui morirono circa 1.200 persone soprattutto civili israeliani, e del rapimento di altre 240, tra cui bambini e anziani. Durante la tregua, mediata dal Qatar con il sostegno di Egitto e Stati Uniti, sono stati liberati 80 ostaggi israeliani e oltre due dozzine di stranieri, in cambio del rilascio di 240 donne e minori palestinesi dalle carceri israeliane. Resterebbero circa 137 ostaggi in mano ad Hamas o alla Jihad islamica.

La famiglia di Yonatan Samerano, 21enne di Tel Aviv, è stata informata della sua morte a Gaza. Il giovane era stato ferito durante il massacro del festival Nova, aveva cercato di fuggire nel vicino kibbutz di Reim ma lì i terroristi l'avevano rapito.

Le famiglie degli ostaggi hanno chiesto al gabinetto di guerra di «ritornare subito ai negoziati» con Hamas, annunciando l'intenzione di radunarsi da martedì mattina davanti il ministero della Difesa a Tel Aviv e «di non muoversi da lì».

Colpi di mortaio dal Libano. Cisgiordania, 2 morti e 60 arresti

Il ritorno alla guerra aperta, venerdì scorso dopo sette giorni di tregua, ha avuto effetti a catena in una regione sull'orlo della conflagrazione. Dalla Striscia sono ripresi i lanci di razzi su Israele. Dal sud del Libano i miliziani di Hezbollah hanno sparato colpi di mortaio contro la postazione militare di Shtula, ferendo 3 soldati.

Ma la polveriera pronta a esplodere è la Cisgiordania, dove sono all'ordine del giorno le manifestazioni anti-israeliane e i raid mirati contro sospetti terroristi. Due palestinesi sono stati uccisi in scontri armati durante un'operazione dell'esercito a Qalqilya. Secondo l'agenzia palestinese Wafa i due sono stati colpiti mentre erano in auto. La fonte riferisce di alcuni feriti. Un'abitazione è stata demolita. Tra la notte e la mattinata, almeno 60 palestinesi sono stati arrestati nel campo Dheisheh a Betlemme e in altre zone della Cisgiordania. Alcuni sono poi stati rilasciati. Dal 7 ottobre, sono stati almeno 3.540 i palestinesi arrestati.

Ripreso il processo a Netanyahu per corruzione

Nel pieno della guerra è ripreso a Gerusalemme il processo per corruzione contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, circa due mesi dopo la sua sospensione dopo il massacro del 7 ottobre.

Netanyahu, 74 anni, è sospettato di aver ricevuto doni per un valore di circa 700.000 shekel (circa 176.000 euro) da personalità facoltose. Queste tangenti hanno preso la forma di sigari, bottiglie di champagne e gioielli distribuiti tra il 2007 e il 2016. Tra i suoi presunti benefattori, il magnate israeliano di Hollywood, Arnon Milchan, produttore di film quali Brazil, JFK, Pretty woman e Natural Killers. Il premier è sospettato di aver promosso, in cambio, una misura fiscale che avrebbe potuto fruttare a Milchan milioni di dollari. Il ministero delle Finanze però ha posto il veto.

Netanyahu afferma di aver accettato solo regali da amici e si considera vittima di una caccia alle streghe. Non sarà chiamato immediatamente al banco dei testimoni, ma potrebbe testimoniare tra qualche mese, secondo la stampa israeliana. Il suo processo, aperto nel 2020, è il primo in Israele per un primo ministro in carica.